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L'universo di Starfield non mi fa sentire libero come immaginavo

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L'avventura tra le stelle in Starfield è sicuramente immensa, ma quanto è difficile farsi agganciare dalla sua orbita?

Dopo quanto successo con Cyberpunk 2077 ci sono sempre andato molto cauto con il farmi divorare dall’attesa e dalle aspettative. Non fraintendetemi, adoro l’RPG di CD Projekt Red ma la scintilla è scattata solo dopo l’aggiornamento Next-gen che l’ha reso giocabile sulla piattaforma che avevo comprato appositamente, ma vabbè storia lunga che non abbiamo bisogno di tirare fuori (almeno, in parte). Il fatto rimane che dopo un’esperienza del genere e con gadget che hanno ricordato quel disastro per almeno 1 anno, dire che ci vado cauto è riduttivo.

Però per Starfield ho sempre provato una passione smisurata, anzi direi quasi nostalgica visto che uno dei miei desideri è riprovare le stesse sensazioni che ho avuto esplorando il primo Destiny durante il suo periodo d’oro, comprando anche la PlayStation 4 senza passare per la 3.

Dopo tanto tempo e dei pareri comunque entusiasti, che mi hanno anche confermato il funzionamento su Xbox Serie S senza alcun problema (grazie a Dio), Starfield è arrivato nelle mie mani (addirittura con il servizio Game Pass) e non vedevo l’ora di iniziarlo. Mi sono informato relativamente poco sul gioco, vedendo prettamente le poche presentazioni della compagnia, perché volevo mantenere la sorpresa della scoperta che costituisce un po’ il cuore della filosofia tematica e visiva di tutto Starfield, alimentata dall'unico documentario Netflix consigliato dagli sviluppatori stessi  (Unknown: la macchina del tempo).

In un modo o nell’altro, ci tenevo a catapultarmi in un mondo nuovo, a sentirmene tirato dentro come quando nelle prime lunghe ore in Night City mi sembrava di essere in un posto pieno di possibilità e storie da scoprire, oltre che a forgiare la mia. E in genere, con le nuove IP, questo mi accade sempre perché sono uno di quelli che si perde anche nei file log o a osservare i dettagli di narrazione ambientale.

Il ruolo tra le costellazioni

Le prime ore con Starfield sono state molto vicine a questa sensazione e per quanto sia criticato, l’inizio in miniera mi ha invece dato quello che mi serviva: un accenno a delle storie e l’introduzione a un vasto universo, partendo proprio dalla finitezza di una caverna. Fino a che non ho viaggiato per Nuova Atlantis e la magia è stata spezzata, come descrivevo in un recente sfogo personale sui social. Forse definirlo sfogo è eccessivo, non ce l’ho con Starfield e anzi generalmente è esattamente quello che mi aveva promesso in una prospettiva del tutto personale, piuttosto a un certo punto mi sono accorto di avere una sensazione che aveva bisogno di essere esternata per capire come mai dal mio solito immergermi per ore e ore senza staccarmi (successo molto bene con Baldur’s Gate 3, aiutatemi non riesco a togliermelo dalla testa *wink*) adesso avessi quasi voglia di “giocare ad altro” fin dall'inizio della mia nuova esperienza tra le galassie, il momento idealmente più topico.

Sostanzialmente, dopo aver esplorato un po’ di incarichi principali e secondari, avevo la tabella "Missioni" piena zeppa di robe da seguire, in pieno stile Bethesda. La differenza che ho notato però è che Starfield ha un gancio narrativo decisamente poco flessibile a invogliarti a esplorare altrove o spesso i filoni secondari sono così distanti dalla tua figura come Constellation, chiedendoti ad esempio di essere reclutato in altre organizzazioni, da farti sentire “strano” nell’intraprenderle. Nel mio esempio pratico ho impostato il mio personaggio, tramite la creazione del gioco stessa e non solamente di mia fantasia, come un Diplomatico decaduto che ora si ritrova invischiato in qualcosa di più grosso: la ricerca di questi Manufatti con Constellation.

Se c’è da parlare, lui è in prima linea. Non commette atti criminali, è più per un rapporto di pace tra UC e Collettivo ma è schierato più dalla parte delle UC e vorrebbe evitare spargimenti di sangue dove possibile. Ora non dico che tutto il gioco deve essere improntato verso le mie scelte stilistiche, tuttavia arrivare a Nuova Atlantis significa fin da subito essere bombardati da annunci di lavoro e richieste d’aiuto neanche foste il messia o un utente premium di Linkedin.

Questo effetto, se posto immediatamente all’inizio del gioco, ti fa davvero sentire più come in un mondo virtuale classico con i poligoni che in un’avventura epica come invece succedeva nei titoli passati anche di Bethesda stessa. Prendiamo ad esempio Skyrim e Fallout 3 o 4 che dir si voglia. Entrambi hanno una sequenza d’inizio precisa che poi si evolve su vasti terreni esplorabili ma principalmente esposti gradualmente attraverso insediamenti più piccoli che via via ti portano ai luoghi molto più popolati, mantenendo una certa illusione abbastanza potente da farti pensare "Non sto giocando a un videogioco, vero?!". Ecco immaginate se Skyrim avesse inizio direttamente da Solitude invece che a Whiterun o se Fallout New Vegas iniziasse da Las Vegas e via dicendo.

Starfield ha un gancio narrativo decisamente poco flessibile a invogliarti a esplorare altrove

Nei vostri primi passi sareste bombardati di missioni e opportunità che dovreste scegliere nonostante voi non sappiate il vostro ruolo nel grande schema delle cose, le leggi universali che regolano il mondo o semplicemente la cultura che popola quel nuovo mondo. In Skyrim, sempre per rimanere in tema, abbiamo una lunga esposizione sul conflitto in corso, sul perché Ulfrich sia su quel carro e cosa dobbiamo aspettarci dai vari schieramenti, anzi il gioco stesso ci invita a raccogliere informazioni per decidere noi stessi.

In Starfield invece vi ritrovate subito reclutati in Constellation con uno sconosciuto che vi fornisce anche una nave e un robot, arrivate a Nuova Altantis e non sapete assolutamente nulla delle United Colonies che regolano quella città o delle due guerre coloniali dietro di essa, così come non sapete assolutamente nulla della città in sé o di tutte le altre sparse per l’universo di gioco. Siete letteralmente spinti in un contesto ameno su cui il gioco vi affretta nonostante il libero arbitrio.

Quindi da giocatori, ragionando probabilmente come ho fatto io, appena arrivati a Nuova Atlantis vi mettereste magari a esplorare un po’ la zona, cercare di capire dove siete e cosa fanno in quella grandissima città. Facendo questo però incapperete in quattrocento missioni che il gioco accetta automaticamente per voi e vi mette nella comoda tabella Attività, se non direttamente in sezioni indipendenti. La tabella Attività, nel caso siate di fretta e non vi foste fermati al momento giusto, non è affatto esplicativa. Dopo diverse ore ho una lista infinita di “Parla con Ken, Maggie, Susie, Abraham” e via discorrendo, ma nessuna descrizione su chi siano e cosa vogliano da me o di dove si trovino senza che io “segua” l’Attività.

Uno Yes Man che non vorrei essere

Da design, siete chiamati a risolvere tutte le questioni di Nuova Atlantis perché è questo che significa giocare ma, sicuramente, non è così che invece si dovrebbe gestire un gioco di ruolo. A mio giudizio, il personaggio che ho creato non ha fatto neanche in tempo a compiere i primi passi del viaggio dell’eroe che già era a metà dell’opera, catapultato da un momento all’altro nei vari punti della città e dei sistemi limitrofi.

Basterebbe dire “No” ai vari NPC, ma da un lato questo ti fa sentire come se stessi negando al gioco di “compiersi” e mostrarti magari quella storia super interessante che non vivresti altrimenti, perché il tuo No non è risolutorio come avviene in Baldur’s Gate 3, bensì è solo un “Torno più tardi, tanto sei fermo lì ad aspettare il mio aiuto”.

Questo mio scollamento, magari anche per mia abitudine a fare tutto senza andare spedito sulla strada principale (e nei giochi Bethesda non ho mai avvertito tale necessità), mi ha portato a percepire come pesante la progressione in Starfield, frammentata e poco chiara. Tant’è che anche la missione principale si divide poi in tre filoni da seguire, di cui uno è strettamente molto più importante degli altri.

Prendendo un esempio che parte da una grande città, si potrebbe dire che Cyberpunk 2077 possa soffrire della stessa cosa, ma allo stesso tempo chi lo ha giocato sa che ciò non succede: tutta l’apertura del gioco è dedicata a farti capire l’ascesa di V come mercenario e ti spiega che alla fin fine a lui servono crediti, conoscenze e informazioni, cosa che ottiene anche facendo lavoretti stupidi. Ogni pista è collegata anche ai fixer, alla storia del quartiere e alle persone che la abitano. Non mi è mai capitato di avvertire che le missioni di Cyberpunk 2077 fossero scollate da quella che era l’identità che avevo dato al mio V.

Ogni opportunità nel gioco risuonava con la figura di V e con l’ambientazione di Night City, in Starfield non è così. Perché ad esempio nei primi momenti di gioco addirittura una delle missioni principali ti spinge fortemente verso il reclutatore dell’Avanguardia UC? Perché le soluzioni di ogni conflitto sono quasi tutte lineari e c’è poca varietà nelle conclusioni?

Elementi veramente discordanti che, per me, hanno il loro culmine nell’idiotico sistema di Persuasione che va unicamente a punteggi e presenta opzioni di dialogo multiple da selezionare in successione e completamente scollate da un filo sensato del discorso. Chi si lamenta del dado di Baldur’s Gate 3 dovrebbe provare a vedere questo sistema per cambiare idea e tutto sommato non mi sento neanche di dare torto a quell’articolo che affermava quanto giocare all’RPG di Larian Studios abbia “rovinato” la sua esperienza su Starfield.

Il resto dei difetti, dalle facce strane alle animazioni legnose, non mi hanno colpito più di tanto ed erano tutte cose che bene o male avevo già messo in conto, ma non mi sarei mai aspettato che venisse meno l’aspetto del coinvolgimento che avrei provato pad alla mano, di sentirmi quasi appesantito dal fatto di dover scegliere dove andare e cosa scoprire, anzi ho quasi “paura” di andare su altre mete per via di una missione perché anche in quelle avrei potuto scoprire quattrocento storie scollegate che il gioco mi avrebbe messo direttamente nel quest log (cosa che avviene su Marte letteralmente dopo la prima visita a Constellation).

Starfield soffre dell’eccesso e di non averlo gestito al meglio, sicuramente un ostacolo scavalcabile dopo 30 ore ma che comunque ha minato le mie primissime e importanti ore con il titolo, quelle che ti catturano e ti invogliano a scoprire cosa avrai davanti per i prossimi giorni o settimane. Se con Skyrim o Fallout, Cyberpunk 2077 e Baldur’s Gate 3 non volevo andare a dormire per scoprire cosa avrei trovato dopo nella meta successiva, per Starfield preferisco qualche ora in più di sonno che per Constellation ho tempo anche domani.

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