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Star Wars Identities - il reportage della mostra definitiva su Guerre Stellari

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Un viaggio all'interno della mostra evento dedicata al mondo di Star Wars, con oltre 200 tra oggetti di scena, costumi e bozzetti originali. A cura di Di Fabrizio Furchì e Riccardo Grisostomo

Di Fabrizio Furchì e Riccardo Grisostomo

È il sogno di un bambino che diventa realtà.

Non c'è espressione migliore per descrivere la mostra Star Wars Identities - in tour in Europa negli ultimi quattro anni - che ha reso la nostra "galassia lontana lontana" un po' più vicina a casa. In esposizione oltre 200 tra costumi, disegni e modelli originali delle varie trilogie. Una meraviglia.

Purtroppo le cose belle hanno sempre una fine: dopo averla tenuta d'occhio fin dalla sua uscita a Parigi, poi Lione, Londra, Monaco, Vienna, Amsterdam e varie altre città - nella vana speranza che sbarcasse a Roma o Milano - ho scoperto che Bruxelles sarebbe stata l'ultima location prima di portare droidi e spade laser in Australia. E allora come farsi sfuggire quest'ultima grande occasione? Per l'impresa ho coinvolto Riccardo "Griso" Grisostomo, mio compagno di tante serate nerd, che mi ha aiutato con foto e riprese.

Star Wars Identites è il sogno di un bambino che diventa realtà: oltre 200 tra costumi, disegni e modelli originali delle varie trilogie

La mostra è stata allestita al' Expo di Bruxelles, a pochi passi dall'Atomium, che già di suo sembra uscito da un film di fantascienza vintage. Un ATAT Walker alto sei metri ci accoglie davanti alla biglietteria. A fianco fanno bella mostra di sè lo speeder cavalcato da Rey per trasportare i rottami dello Star Destroyer caduto e un caccia jedi grigio - a grandezza naturale - simile a quello pilotato da Anakin e Obi-Wan nella battaglia stellare iniziale di Episodio III.

Superati i veicoli inizia la mostra vera e propria. Il percorso di visita ci conduce, con grafiche e audioguide, fino alla prima sala dedicata ai droidi, ai cloni e alle etnie galattiche della saga. Qui cominciano le chicche: non solo il costume originale di Boba Fett, indossato da Jeremy Bulloch in Episodio II, ma anche un C3PO da "La Vendetta dei Sith", fino a uno dei primi R2D2, dentro a cui si nascondeva Kenny Baker durante le riprese del primissimo "Guerre Stellari" del 1977. Per darvi un' idea del valore di questo pezzo, ricordo che solo l'anno scorso un' altra unità identica venne battuta all'asta per 2,75 milioni di dollari. Niente male, no? I pezzi vengono direttamente dal deposito della Lucasfilm e, considerando il coinvolgimento del Lucas Museum of Narrative Art - ancora in costruzione - è probabile che verranno esposti a Los Angeles nella collezione permanente, appena l'edificio sarà pronto.

Nella stessa sala viene raccontato anche il meglio della variopinta popolazione aliena di Star Wars. Dai figurini di studio per gli spettatori e i piloti della gara dei Pod in Episodio 1, fino alla maschera di Ponda Baba, il bullo che perde il braccio nel litigio con Obi-Wan e Luke nella Cantina di Mos Eisley. Quasi nulla si è salvato di quel set e questo rende il pezzo ancora più prezioso.

L’esibizione continua con i costumi di scena degli eroi e dei personaggi di contorno che hanno segnato la nostra infanzia di fan, a partire dai caschi della Squadriglia Rogue, tra cui spiccano  quelli di Wedge Antilles e Jek Porkins. Stratosferica l'emozione di vedere la tuta arancione da stellapilota di Luke Skywalker. C'è poi tutto l'equipaggio del Millennium Falcon, con i costumi indossati da Harrison Ford, Carrie Fisher e Billy Dee Williams per Han Solo, Leia e Lando. La cosa più divertente è scoprire i dettagli: Han nella fondina ha il blaster con cui ha sparato a Greedo, Leia ha dei leggeri tacchi negli stivali che nel film non sono mai saltati davvero agli occhi. La corporatura di Carrie Fisher, alta 1,55 m, nel succinto costume da schiava di Jabba the Hut risulta esile e più che mai avvenente. Harrison Ford, nel suo 1,85 m, emerge in altezza più di quanto non appaia in altri ruoli come Indiana Jones. Ma più imponenti ancora sono i costumi di Peter Mayhew per Chewbacca e di Hayden Christensen per Anakin Skywalker. Infine, come non restare "impietriti" davanti al blocco di carbonite col Generale Solo ibernato dentro? Un pezzo d’arredo irrinunciabile per il salotto di qualsiasi fan.

Non sono solo i costumi e gli oggetti di scena a stupire: la mostra è colma di dipinti, sketch, sculture di preproduzione che sono servite a creare tutto il look della Saga. La parte del leone la fa chiaramente Ralph McQuarrie, vero illustratore guru dalla cui immaginazione è nato tutto il design che amiamo. I dettagli e la conservazione perfetta dei suoi dipinti sono addirittura commoventi. Inoltre è bellissimo scoprire tutte le soluzioni che sono state immaginate, ma poi rifiutate: C3PO sembrava la versione maschile del robot di Metropolis, Darth Vader aveva un'armatura da samurai. Anche per i film più recenti, persino l'espressione stralunata di Jar Jar Binks è meno insopportabile nelle illustrazioni preliminari di Iain McCaig, ospite d'onore a Lucca Comics 2007. Infine, c'è da sorridere nel riscoprire che Joe Johnston, regista del primo film di Captain America, da giovane disegnava e creava con matite, lucidi e chine il look finale di tutto il Millennium Falcon: dallo scafo, alla cabina di pilotaggio, agli interni, ai cannoni. Guardare quei fogli è guardare la storia del cinema.

La mostra è colma dei dipinti di Ralph McQuarrie, vero illustratore guru della Saga

Il dettaglio dei disegni è confrontabile con i modelli dei velivoli usati durante le riprese, anche questi presenti nella mostra. I più imponenti sono quelli dell'Imperial Star Destroyer e dell'incrociatore ribelle Mon calamari: lunghi oltre 2 metri e mezzo. Ma ci sono anche i tanti caccia Tie, un X-Wing, un A-Wing, uno Snowspeeder, l'unico modello originale dello Slave 1 di Boba Fett e uno dei Camminatori Imperiali animati in stop motion per l'attacco su Hoth. Infine un Millennium Falcon lungo più di un metro, utilizzato anche questo per le riprese de "L'Impero Colpisce Ancora". Ciò che stupisce di questi modelli non è solo la straordinaria pulizia delle linee e il grado di dettaglio, ma anche il pensiero che la costruzione di tutta questa qualità era prodotta a mano, senza nemmeno l'uso delle colle veloci.

Parlando di idee tralasciate, non tutti sanno che Yoda, agli inizi, somigliava più a uno gnomo da giardino - con barbetta bianca, pomelli e cappello rosso - che al verde folletto con le orecchie a punta che conosciamo. Alla mostra tutta un'ala è dedicata alla creazione di questo personaggio mitico, dai bozzetti al pupazzo originale manovrato da Frank Oz.

Infine, anche la Forza ha un ruolo preponderante in Star Wars Identities: l'ultima ala è tutta dedicata ai costumi dei Jedi e dei Sith. Dalle vesti e dalle maschere degli alieni Plo Koon e Kit Fisto, fino alla doppia spada laser con saio nero di Darth Maul, al mantello dell'imperatore, al costume indossato da Ewan McGregor per interpretare Obi-Wan Kenobi. L'outfit nero di Luke Skywalker ne "Il Ritorno dello Jedi" fronteggia il costume indossato da David Prowse per Darth Vader: l'Oscuro Signore dei Sith, protagonista di un'installazione divisa tra luci rosse e luci blu, tra Lato Chiaro e Lato Oscuro, è la chicca finale della mostra. Oltre ai costumi e ai disegni di studio del personaggio c'è anche la maschera senza il casco, sollevato da Skywalker nelle sequenze finali dell' Episodio VI.

"Star Wars Identities" avrebbe potuto essere una normale mostra cinematografica con le più grandi "reliquie" della saga di George Lucas e già sarebbe stata un successo. Tuttavia, i curatori della mostra hanno voluto spingersi oltre, utilizzando i pezzi esposti per guidare i visitatori lungo un percorso didattico che li facesse riflettere sul valore più grande della Saga di Lucas: aver aiutato milioni di bambini dagli anni '70 in poi a crescere e a costruire la propria identità, "vivendo" le avventure di Luke Skywalker e compagni. Se lo storico delle religioni Joseph Campbell diceva che rigeneriamo la nostra società attraverso i miti degli eroi, allora nessun' opera negli ultimi 40 anni ha saputo essere più efficace in questi termini di Star Wars.

Star Wars ha aiutato milioni di bambini, dagli anni '70 in poi, a crescere e a costruire la propria identità

Cosa che ci rende davvero noi stessi? Che percorso abbiamo fatto per diventare unici nel nostro genere? Quali scelte, incontri, esperienze ci hanno forgiati per diventare quelli che siamo? La mostra parte da queste domande e le trasforma in un'esperienza interattiva. Grazie all'uso di un braccialetto elettronico, che viene consegnato all'inizio del percorso, i visitatori possono interagire con alcuni touch screen sparsi in tutta l'esposizione e costruire il proprio personaggio all'interno del mondo di Star Wars. In corrispondenza di questi punti interattivi, vari video ricollegano il mondo della Saga a quello reale della genetica, dell'antropologia e della psicologia. La magia del cinema diventa quindi un mezzo per coinvolgere i giovani visitatori in un'esperienza didattica più vasta e poterci costruire sopra delle riflessioni.

Chi ha detto che Star Wars e scienza non possono andare d'accordo?

La mostra ha lasciato ormai l'Europa e debutterà a Sidney il 16 novembre, restando in esposizione fino a giugno. Se per caso meditate un viaggio da quelle parti o già vivete in Australia, consideratela un' esperienza imperdibile e fondamentale per chiunque ami con tutto il cuore la Saga di George Lucas.

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