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Across the Spider-Verse, attraverso il metafilm

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Secondo capitolo di una trilogia animata che ha cambiato le prospettive sul futuro del Ragno in casa Sony. Un'opera pensata prima di tutto per gli appassionati

L'arrivo al cinema del secondo capitolo della trilogia Spider-Verse, il capitolo di mezzo che prepara il gran finale del 2024, mi ha tenuto col fiato sospeso dall'inizio alla fine del film. Un po' perché, come ama ripete Caparezza, il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un'artista: ripetersi, ripetere il successo, in questo caso era una sfida resa realmente difficile dall'impatto avuto dal primo film. E allora ecco che, dal cilindro, viene tirato fuori un prodotto che fa una scommessa imprevedibile: invece di adagiarsi sulla scia del primo, rilancia su qualsiasi aspetto. Across The Spider-Verse è più grande di Into The Spider-Verse, comunque la si guardi.

Un degno erede

Ero rimasto molto colpito nel 2018 dal debutto sul grande schermo del primo lungometraggio animato di nuova generazione prodotto da Sony: con una regia ispirata, una sceneggiatura meditata e ben strutturata, un reparto grafico di livello eccellente e grazie al traino del primo film con protagonista Tom Holland, Spider-Man Into The Spider-Verse si era rivelato un successo notevole. Anche per via delle strizzate d'occhio a quel genere post-moderno di film MCU che ha trovato piena consacrazione nei vari Guardiani Della Galassia, così come nel lavoro svolto parallelamente nei due film dedicati a Deadpool.

In casa Sony però le cose si fanno diversamente: dunque bisognava individuare una cifra espressiva che si distinguesse dalla semplice rottura continua della quarta parete. Ecco dunque che sul piatto viene sfoderato un comparto tecnico addirittura superiore al primo: Sony Animation ha individuato un proprio stile, che viene saggiamente declinato in modo eclettico lungo le oltre due ore di film. Ogni pianeta del multi-verso di cui la storia di Miles Morales fa parte gode del proprio trattamento grafico e della propria estetica, i riferimenti allo stile delle diverse linee narrative e testate dei fumetti sono evidenti in ogni sequenza (per non parlare dei riferimenti culturali).

A volte la ricchezza della messa in scena è persino eccessiva: quando le didascalie a schermo si moltiplicano, quando in una sequenza c'è una ricchezza di personaggi in scena che è resa possibile solo ricorrendo alle infinite possibilità dell'animazione digitale, tutto questo fa pensare che l'ipertrofia sia del tutto ricercata e sapientemente messa in scena con un preciso obiettivo.

Ritmo sincopato

Rispetto al ritmo del primo film, tuttavia, si nota qualche crepa in questo secondo episodio. Forse gli sceneggiatori (Phil Lord, Christopher Miller e David Callaham) hanno deciso di ragionare direttamente sulla prospettiva di un doppio film, o forse hanno deciso di voler approfondire alcuni aspetti introspettivi dei personaggi a scapito dell'azione: sta di fatto che a tratti il nuovo Spider-Verse si adagia su dialoghi pesantoni e sequenze molto tradizionali, che vedono protagonista Miles e i suoi genitori, trasformando quell'enorme caleidoscopio di battute e gag fisiche che era stato il primo film in un mini-romanzo di formazione con protagonista un adolescente in cerca di sé stesso.

Non siamo di certo davanti a un libro di Conrad: dopo qualche minuto ecco che, per fortuna, riparte l'azione più sfrenata. Però la sensazione che i tempi si siano un po' dilatati, in attesa del momento finale che ci lascia in sospeso verso il capitolo finale, si sente nitidamente. Chiariamoci, non stiamo parlando di un problema serio per l'equilibrio complessivo del film: solo, da spettatore, mi è venuto spontaneo domandarmi per quale motivo abbiano scelto di indugiare tanto su un momento che nel film precedente (e anche in questo, in altri frangenti) si sarebbe potuto risolvere molto più facilmente e senza spiegoni e scene che rasentano il didascalico.

Se c'è un pregio da riconoscere al primo Spider-Verse è che ha scelto un linguaggio semplice e privo dei difetti che invece negli ultimi anni hanno attanagliato molti film di super-eroi. Non è necessario sempre spiegare il background di un cattivo per giustificare le sue azioni con un trauma, un cattivo può essere semplicemente un cattivo: il Kingpin del primo film fa di tutto per riunirsi alla sua famiglia, ma in nessun caso ci viene fatto credere che il suo sia un atteggiamento comprensibile o con cui empatizzare. Qui, nel secondo capitolo, ci sono momenti in cui invece qualche cedimento in questo senso c'è: difficile giudicare però l'equilibrio complessivo in corso d'opera, aspetteremo il 2024 e il capitolo "Beyond The Spider-Verse" per tracciare un bilancio finale.

Solo per veri spider-appassionati

Dell'estetica e della qualità dell'animazione vi ho scritto, non vi ho ancora detto che musicalmente siamo anche questa volta ad altissimo livello, mentre per quanto attiene la sceneggiatura resta un prodotto valido. Se proprio dovessi trovare un dettaglio su cui storcere il naso guardando questo Spider-Verse, beh, diciamo che cade nello stesso tranello in cui è caduto un prodotto di cui abbiamo parlato recentemente: The First Slam Dunk di Inoue.

Ormai più di 20 anni fa (facciamo 30) ho letto qualche fumetto di Spider-Man, capitando proprio in uno di quei momenti cruciali nel corso dei quali la storia del Ragno era stata resettata per farla ripartire e gettando le basi per parecchio di quello che sarebbe seguito sui fumetti e che vediamo oggi a schermo. Se negli anni '90 avete letto gli albi dell'amichevole Spider-Man di quartiere, avrete conosciuto le storie di Miguel O'Hara aka Spider-Man 2099, di Ben Reilly nei panni del Ragno Rosso, e molto di quello che vedrete oggi al cinema vi potrà sembrare familiare. Ma la storia del Ragno viene citata e ripescata a piene mani anche dai film (tutti, MCU compresa) mettendo in scena una quantità di informazioni che potranno essere gradite e decodificate completamente soltanto dagli iniziati. Bisogna conoscere i punti nodali della storia del Ragno per comprendere il vero cuore della trama: il film resta probabilmente godibile, ma è innegabile che c'è un fattore fan-service che permea parecchie scelte.

Across The Spider-Verse soffre, in questo senso, di una ipertrofia informativa che se vorrete provare a decodificare nella sua interezza metterà a dura prova i vostri sensi di nerd. Non vedo l'ora, nel mio caso, di poterlo rivedere con calma a casa, per mettere in pausa e leggere tutte le didascalie e note a margine che compaiono a schermo nel corso degli scontri: così come credo ci siano tanti piccoli dettagli da andare a scovare sullo sfondo, mentre il nostro occhio viene spinto a guardare cosa accade in primo piano.

Restiamo concentrati

Il percorso iniziato parecchi anni fa da Sony Animation, parliamo del 2009 e del lungometraggio Piovono Polpette, oggi conta diversi capitoli importanti: c'è questa trilogia in fieri dello Spider-Verse, c'è The Mitchells vs. the Machines uscito nel 2021 (con gli stessi produttori), ci sono stati anche degli incidenti di percorso (forse i Puffi sono stati il momento peggiore di questa avventura) ma, nel complesso, la scelta di puntare sulla grafica digitale si è rivelata vincente. Il grosso merito che va riconosciuto a Sony, soprattutto in questo caso, è di aver messo la macchina al servizio della creatività: il potenziale pressoché infinito della animazione digitale consente agli artisti di spaziare tra stili, colori e idee senza alcuna limitazione.

Ogni mondo dello Spider-Verse ha il suo stile, il suo character-design, cambiano anche le musiche e le inquadrature: quando poi tutto finisce per mescolarsi, senza che si veda alcuna esitazione nella integrazione tra le diverse creatività, il risultato è davvero notevole. Il film scorre bene, nonostante la durata di 143 minuti, e l'ottimo cast delle voci che interpretano i personaggi (chi scrive ha visto la versione originale in inglese) contribuisce al buon risultato. Si ride, ci sono momenti toccanti, la formula del primo film non viene tradita dal secondo: per giudicarlo compiutamente, però, come detto dovremo aspettare di capire cosa succederà nel terzo film.

A ogni modo, Sony non si è adagiata sul proprio successo: il mondo è andato avanti dal 2018, e c'era da dimostrare che si poteva fare di più, ancora di più, meglio e più in grande. Across The Spider-Verse è assolutamente promosso: anzi, aumenta la voglia di capire fin dove Sony Animation saprà spingersi col terzo.

Ah, sì: un consiglio finale. Restate a godervi i titoli di coda, sono davvero bellissimi. Ma, mi spiace deludervi, niente scena post-credit in questo film: Sony ha deciso che non serviva, una scelta che condivido appieno.

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