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Settembre, andiamo, è tempo di fiere e festival

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Finita l'estate, comincia la stagione dei festival e dei raduni: momenti importanti per gli appassionati e fondamentali per i professionisti

Il cliché vuole che settembre sia il vero inizio dell’anno nuovo, non importa se andate ancora a scuola o se lavorate già da anni: le prime settimane di settembre vi porteranno sempre quella sensazione che tutto è in ripartenza e che dovete avere un piano per affrontare i prossimi mesi.

 

Con la scusa potete pure comprare l’ennesima agenda, l’ennesimo calendario e l’ennesimo taccuino per organizzarvi. A volte mi chiedo se questa sensazione cesserà di esistere con l’arrivo della pensione, poi penso che la mia generazione e le limitrofe in pensione non c’andranno mai e passo ad altro. Tipo pensare che, anche se in realtà di fiere e festival estivi non ce ne sono pochi, settembre suona appunto il corno che fa alzare le teste di chi è appassionato di cultura POP, perché la stagione degli eventi dal vivo comincia ad accelerare e i pezzi da novanta si fanno più vicini. Insieme alle spese tutt’altro che irrisorie che si devono affrontare se si decide di andare alle fiere.

E penso di non dire nulla di strano o originale se dico che per il terzo anno di fila assisteremo di nuovo alle fiere che scoprono strada facendo come organizzarsi, come accogliere chi compra i biglietti, come comunicare i propri eventi.

 

Se negli ultimi due anni le difficoltà erano legate al covid, il 2022 ci ha messo di fronte al conflitto Ucraino e all’ennesima crisi economica degli ultimi decenni. Una combinazione di fattori che, se in nessun modo vuole sminuire la tragedia che sta vivendo il popolo ucraino invaso dalla Russia, probabilmente renderà meno facile decidere a quali fiere andare, sia che si sia appassionati sia che si sia professionisti. Ognuno ha dei buoni motivi per voler andare a un evento dal vivo, e sono motivi personali molto più variegati e variopinti di quanto si potrebbe pensare. Questi motivi e desideri devono scontrarsi con ostacoli non piccoli.

 

Tra il caro bollette che si abbatte come un maglio sulle tasche di molte persone, tra la crisi della carta che, anche se la cosa continua a essere poco dibattuta o perlomeno non quanto sarebbe auspicabile nel mondo dell’editoria su cui avrà probabilmente un impatto molto forte, tra l’incertezza di nuove varianti e la tensione che invece che scendere sale nell’est europeo, questa stagione di festival e fiere sarà interessante da vivere.

E sarà interessante nel senso di quella finta maledizione cinese, il cui senso è che saranno volatili per diabetici che potrebbero arrivare improvvisi rovinandoci la festa. Non che la cosa debba per forza fermarci, anzi.

Proprio per questi motivi penso che andare agli eventi dal vivo, dedicati alla cultura POP o meno, sarà importante. Non per far ripartire l’economia, non per sostenere gli eventi anche quando se lo meritano per quello che offrono e la fatica di chi li anima, non per questioni meramente economiche.

 

Credo sarà importante per tutto quello che non ha prezzo, non ha un costo ma un grandissimo valore e che gli eventi in presenza possono darci. Vedere persone che non vediamo da tempo, conoscerne di nuove. Confrontarsi con idee diverse dalle nostre, oppure scoprirne di nuove che non avevamo nemmeno mai ipotizzato. Venire a conoscenza di nuove storie, nuovi giochi, nuove canzoni. Avere la possibilità di vedere di persona e dal vivo la differenza che c’è tra eventi organizzati in diverse parti di Italia.

Scoprendo così non solo l’evento in sé ma pure il contesto sociale e culturale in cui l’evento è nato, cresciuto e si è evoluto nel tempo.

Vedere coi propri occhi e non solo attraverso testimonianze altrui le difficoltà che affronta chi organizza qualcosa qua piuttosto che là, e il modo in cui una città risponde più o meno bene all’evento e all’arrivo di chi lo vuole vivere.

 

Gli eventi dal vivo sono, quasi sempre, macchine per fare soldi e, per chi è professionista, cercare soldi. Per non parlare dei soldi che ci si lascia per comprare cose o trovare casa per starci più giorni. Su questo non ci piove, ma dopo due anni di pandemia e durante l’ennesimo anno di crisi poter parlare di persona con persone che stanno distanti da noi, fisicamente e culturalmente, può essere uno dei modi per poter reggere l’ennesimo colpo che la Storia ha deciso di darci e che tenta di allontanarci, avvelenarci, incattivirci.

Foto LaPresse - Marco Cantile01/05/2014 Napoli, Italia SpettacoloEdizione XVI del fumetto e del cinema Comicon a Napoli, grande successo di pubblico.

Creare legami partendo da un interesse comune, fare squadra su temi che ci sono cari, creare una rete che non sia solo virtuale per sentirsi meno in pericolo quando inciampiamo.

 

Fiere e festival sono spesso grandi carrozzoni la cui frenesia può travolgere portando a vederli solo come aspirapolvere puntati sui nostri portafogli, ma tra il delirio di giornate in cui si corre di qua e di là, tra stand troppo spesso troppo piccoli e troppo ingolfati, tra spese non certo piccole per poterci andare, si possono scovare quelle che in futuro saranno memorie e amicizie impagabili.

 

Che si tratti di questioni professionali o amicali poco importa: passare ore o giornate insieme può valere la pena dell’investimento di tempo e denaro che alcune fiere richiedono. Ma è una cosa dannatamente soggettiva, personale e che non può essere giudicata con leggerezza dall’esterno.

Non credo ci aspettino un autunno e un inverno facili. Proprio per questo penso che abbiamo bisogno di tutta la comunità e di tutte le comunità possibili.

Se ne abbiamo modo, andare agli eventi dal vivo che ci interessano può essere un modo per capire meglio che periodo storico stiamo vivendo, che futuro ci aspetta e farlo in compagnia. E se non potete, o non volete, andare a nessun evento non importa: vi aspetteremo al prossimo, quando sarà l’occasione giusta per voi. O magari ci vedremo a un evento che ancora non esiste ma che avete creato voi per fare qualcosa di diverso per parlare a persone diverse. Più voci parlano meglio viviamo.

 

 

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