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Satanismo e superpoteri contro i bulli: Sospeso e Ragazzino va all'Inferno a confronto.

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Due fumetti italiani diversi e simili che ci raccontano a modo loro quel periodo assurdo che è l'adolescenza

Non importa se ricordate la vostra adolescenza come tra i periodi più spensierati della vostra vita, oppure un inferno fatto di vessazioni e insicurezze o un lungo grigio susseguirsi di inutili giornate: la vostra adolescenza vi ha formato, vi ha segnato e ve la ricordate parecchio bene. Terreno molto fertile per chiunque scriva storie e voglia raccontare quel periodo con la propria sensibilità, magari legandola al momento odierno. Due esempi recenti li troviamo in due fumetti italiani parecchio diversi e parecchio simili: Sospeso e Ragazzino va all'Inferno.

Sospeso è scritto da Giorgio Salati e disegnato da Armin Barducci, edito da Tunué. Ragazzino va all'Inferno è invece opera del solo Enrico Macchiavello ed è edita da GRRRz.

Entrambi i fumetti raccontano proprio quel momento della vita in cui il passaggio del tempo inizia a diventare palpabile, come scoprono entrambi i protagonisti quando si palpano pensando a una loro compagna di classe. Battute di bassa lega e più basso ventre a parte, Salati e Macchiavello decidono entrambi di non nascondere nulla o quasi quando si tratta di affrontare le pulsioni sessuali dei loro protagonisti, utilizzandole anzi come snodi narrativi fondamentali nelle rispettive storie.

Senza voler spoilerare possiamo dire che in Sospeso la scena più forte in assoluto è quella in cui la sessualità di Marty esplode in tutta la sua forza senza freni, e uno dei momenti più divertenti per il lettore ma terrificanti per il protagonista di Ragazzino va all'inferno usa di nuovo il sesso e la sua scoperta come spunto. In entrambi i casi si tratta di un utilizzo che non ha nulla di voyeuristico o exploitative: avendo deciso di mostrare la confusione di un adolescente che cerca di capire sè stesso sarebbe del tutto illogico non parlare anche della sua sfera sessuale.

L'intento di entrambi gli autori pare proprio questo: raccontare quello stato di confusione che bene o male tutti gli adolescenti si trovano ad affrontare quando gli ormoni cambiano le regole del gioco, e spesso si ritrovano soli ad affrontarlo. Solitudine che è un altro tema che mette in contatto le due opere.

Sia Marty che Ragazzino hanno un singolo amico/a ma la comunicazione con loro sembra non funzionare, o rimanere a quel livello di detto-non-detto tipico di chi è imbarazzato dal parlare di certe cose ma non vuole farsi vedere inesperto. Allo stesso tempo hanno entrambi genitori che sembrano vivere in un mondo del tutto distaccato e a cui chiedere una mano pare un'opzione nemmeno ponderabile. Anzi, a volte pare quasi sarebbe meglio non ci fossero.

Le premesse si incastrano senza problemi l'una nell'altra dando vita a una delle più classiche ricette narrative, e della vita: ormoni che pompano a mille + confusione nel trovare una direzione + assenza di figure genitoriali = si prova a risolvere le cose a proprio modo. Con risultati che sono tutt'altro che ottimali.

Se le premesse delle due storie sono tra le più realistiche e condivisibili che si possano immaginare, a renderle però due narrazioni dotate ciascuna della propria, e dei suoi autori, distinta personalità è la scelta di usare il racconto di genere per raccontarle, abbracciandolo senza nessun tipo di imbarazzo o insicurezza.

Salati sceglie quindi il genere supereroistico, mettendo in piedi una vera e propria origin story in cui Marty scopre di poter fermare il tempo e si trova costretto a decidere cosa fare con questi poteri. Se l'impianto è fantastico e non nasconde mai le sue fonti di ispirazioni di genere, la nrazzione è però sempre raccontata senza mai dimenticare nemmeno per una vignetta che stiamo assistendo alle vicende di un ragazzino come tanti, dalla vita normalissima e dai problemi pesanti che abbondano nel mondo reale, resi ancora più enormi e insormontabili dalle turbe adolescenziali. La classe in cui Marty passa il tempo più a fantasticare che a seguire la lezione è la classe in cui siamo stati tutti per troppe ore di fila. Le strade che attraversa con la paura di incrociare i bulli sono le stesse che abbiamo calpestato nel tragitto casa scuola un sacco di volte. Le varie incursioni del fantastico, che spunta qua e là con personaggi dei fumetti preferiti di Marty o ricordi disegnati con lo stile da bimbo, rendono ancora più veri gli scorci reali e più sfaccettatto quello che passa per la testa del protagonista: in un periodo fondamentale della propria formazione, le esperienze reali e quelle immaginate spesso si fondono dando vita a un risultato in cui fare distinguo precisi sembra quasi impossibile.

Macchiavello da invece sfogo alla sua vena umoristica che da sempre predilige il grottesco e il gran guignol, raccontandoci di come Ragazzino, dopo l'ennesimo pestaggio da parte dei bulli, decida di cercare aiuto dappertutto, persino nella Bibbia. Non trovando una risposta, decide di affidarsi al Diavolo. Se pensavate che il titolo fosse metaforico, vi sbagliavate. Il viaggio di Ragazzino all'Inferno è letterale, e anche un po' letterario dato che alcuni rimandi più o meno espliciti a Dante li ritroviamo nei vari diavoli che si incrociano tra le vignette. Nelle scene infernali tutto la forza dei disegni di Macchiavello si sfoga tra torture da contrappasso, teste che esplodono e anatomie grottesche. Di nuovo, però, il racconto risulta forte e convincente perché lungo tutta la storia rimane sempre realistico il mondo quotidiano di Ragazzino, anche lui costretto alle ore noiosissime passate a scuola e a schivare bulli tra un marciapiede e l'altro. Di nuovo sono quelle sensazioni di disagio del mondo reale a rendere coerente il desiderio di escapismo e vendetta provato da Ragazzino.

L'aspetto più realistico che entrambi i volumi mostrano senza problemi è quello legato alle emozioni e i sentimenti provati dai protagonisti. Il senso di vulnerabilità nei confronti dei bulli inarrestabili, il misto di attrazione e paura nei confronti della bella della scuola, l'abisso comunicativo profondissimo e che sembra inattraversabile con i propri genitori viene raccontato con i toni accesi del racconto di genere, ma quando si è adolescenti quasi tutte le emozioni sono accesissime e questo rende i personaggi molto veri anche quando compiono azioni incredibili e fantastiche. Poco importa se il disegno, sia quello di Barducci che di Macchiavello, non possa di certo essere considerato verosimile o realistico. Nei loro disegni, così diversi nello stile e negli effetti, troviamo un altro aspetto che rende i due volumi differenti ma simili, grazie alla capacità dei due autori di disegnare in maniera realistica le emozioni.

Sia Macchiavello che Barducci riescono nelle rispettive tavole a trasmettere la fragilità e l'insicurezza dei due protagonisti, grazie alla recitazione dei loro corpi e alle espressioni dei loro volti. Ma anche a renderli due spocchiosi arrogantelli nel momento in cui si rendono conto di aver sbloccato i loro rispettivi poteri. Questo ampio range recitativo di cui sono capaci Macchiavello e Barducci permette loro di non portare sul foglio dei personaggi bidimensionali (dai, ci siamo capiti) ma di sottolineare il lavoro di scrittura fatto a monte andando a riempire tutto quanto non viene esplicitamente detto dai dialoghi. In più ne escono come personaggi interessanti anche i co-protagonisti che, nonostante possano essere riconosciuti al volo nei loro archetipi, non scivolano mai nei cliché fini a se stessi, in particolare i bulli e le belle delle due storie, che sono allo stesso tempo i bulli e le belle che abbiamo conosciuto tutti ma, declinati dalle sensibilità degli autori tutti, riescono a colpire ciascuno per la propria personalità distinta. In particolare i genitori dei due protagonisti ne escono come raffigurazioni molto centrate: presenze spesso vissute dai ragazzi allo stesso tempo come assenze e imposizioni, una sfumatura che traspare molto bene nella scelta di mostrare le reazioni di Ragazzino e Marty nei loro confronti, mai apatiche ma sempre emotivamente forti e confuse.

A fine lettura si ha quindi l'impressione di aver letto due storie che vivono su due equilibri non facili: due storie di genere che sono però estremamente realistiche e due storie dalla premessa simile che sono però esempi distinti di personalità autoriali ben precise.

 

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