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Salvatore Esposito, da Gomorra il nerd che non ti aspetti

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L'attore che interpreta Genny Savastano in Gomorra ha parlato a Lucca Comics & Games 2017 del suo rapporto con i videogiochi

Durante Lucca Comics & Games 2017 ho avuto modo di scambiare quattro chiacchere con Salvatore Esposito, ovvero il Genny Savastano di Gomorra che si è rivelato un insospettabile nerd di prima scelta.

Esposito era in città per Destiny 2, gioco del quale è appassionato, nonostante il tempo per giocare sia poco e spesso sia costretto a nascondere la voce per evitare di essere riconosciuto troppo dai suoi compagni di squadra. Capita spesso che giochi così grossi siano affiancati dal vip di turno nella speranza di farli uscire dalla loro nicchia, ma parlando con Esposito non si ha l’impressione di avere di fronte un testimonial messo là per caso. Conosce il settore, è un avido collezionista di action figure e collector’s edition, gioca dai tempi dell’Amiga e sa quel che dice.

Videogiochi e cinema flirtano da tanto tempo, ma quando sconfinano nei rispettivi ambiti i risultati non sono poi questo granché.

Io credo che l’approccio sia sempre stato sbagliato, con troppa superficialità da entrambi i lati. I film di Street Fighter, Mortal Kombat, mamma mia… la stessa cosa è successa coi fumetti. Quando ho visto il film di Dragon Ball mi veniva da piangere, che poi c’avranno spesso un sacco di soldi e ti viene da chiederti, ma perché???

Non c’è rispetto forse...

Sì vengono approcciate con lo spirito ‘Si vabbeh dai facciamo ‘sta cosa…”. Per esempio a me l’ultimo film di Assassin’s Creed non è dispiaciuto, certo aspettarsi il videogioco forse era troppo, però secondo me il suo lo faceva. Spero tanto facciano un bel gioco di Destiny!

Breaking news: @salvatoreesposito è un grandissimo nerd. #Luccacg17 #gomorra3 #destiny2

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Ormai c’è un scambio anche di tecniche.

Sì, ti ricordi Doom? A me la parte in soggettiva è piaciuta tantissimo!

Nel mondo delle serie TV stanno anche iniziando a pensare storie con finali multipli. Ad esempio in Gomorra potremmo scegliere se uccidi un tuo avversario oppure no.

Mah secondo me finisce che uno si guarda tutti i finali!

Beh alla fine forse ci vuole una visione autoriale anche nei videogiochi no? Un punto fermo dato da chi ha scritto la storia.

Beh sì, parlando di finali in Destiny 2 ho apprezzato tantissimo l’idea di tornare al classico boss finale grosso e cattivo, che è una cosa un po’ retrò. Secondo me ci vuole, ti crea un’aspettativa, una sfida.

Ma tu come scegli il tuo personaggio? Credo che sia una qualche forma di psicologia negli alter ego che scegliamo nei videogiochi, tu hai qualche preferenza?

Sai che non so se c’è una correlazione? Onestamente in Destiny 2 ho sempre scelto lo stregone, ma non so veramente perché lo faccio. Ci sarà qualcosa di inconscio.

Tu vedi i videogiochi come evasione? Un modo per uscire dalla realtà, anche complessa?

Sai cosa? Secondo me diamo troppa responsabilità ai videogiochi. I bambini ci giocano perché si divertono, i ci gioco perché mi diverto. Le realtà difficili di certo non le dimentichi giocando. Non li ho mai visti come un modo per isolarmi dalla realtà, mi rilasso, ma è tutto qua.

Quali sono state le tue prime esperienze da videogiocatore?

Sensible Soccer sull’Amiga 600, poi Mortal Kombat 2, Frogger, ma facevo schifo. Sono passato poi al Megadrive, PlayStation, Xbox e adesso faccio in modo di averle tutte. Trovo assurdo che ci siano delle “guerre” tra chi possiede le console, ma pensate a giocare e divertirvi!

I nerd ora sono di moda, lo dimostra il fatto che stiamo parlando di videogiochi dentro una chiesa sconsacrata, tu come la vedi?

C’è stato un momento in cui era da sfigati, secondo me il cambio di passo c’è stato con l’arrivo delle cooperative online. Il mio primo gioco da “cooperatore” è stato Gears of War e una volta mentre stavo giocando i miei genitori si misero dietro di me a cercare di capire perché parlavo da solo. Stavano iniziando a preoccuparsi quando mi sono girato, gli ho chiesto qual era il problema e una volta capito ho tolto la cuffia e gli ho fatto capire che stavo parlando con gente da tutto il mondo. Là secondo me è cambiato qualcosa e molti hanno capito che i videogiochi non separano, ma uniscono.

 

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