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Nodoby - Recensione

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Nobody è un film d'azione su un uomo qualunque che si ritrova in una situazione più grande di lui. La nostra recensione.

Reduce da una lunga gavetta come autore e attore comico, Bob Odenkirk sale alla ribalta nel 2009, nella seconda stagione dell'acclamata serie crime Breaking Bad, nel ruolo del cialtronesco avvocato Saul Goodman, tanto gradito al pubblico da meritarsi prima il posto di regular nelle successive stagioni e poi una serie spin-off tutta per sé, Better Call Saul.

Un giorno, suo cognato gli manda la foto di un cartellone pubblicitario di Better Call Saul dalla Cina e Odenkirk, ormai consapevole di essere un volto apprezzato a livello internazionale, inizia a pensare ad un nuovo personaggio da proporre sul grande schermo.

La sua intenzione sarebbe quella di cimentarsi in un action, non solo perché è un genere che va forte in tutto il mondo, ma anche per poter interpretare un personaggio diametralmente opposto al machiavellico azzeccagarbugli col quale siamo abituati a identificarlo. L'idea circola nell'ambiente di Hollywood fino ad attirare l'attenzione di Derek Kolstad, creatore di John Wick e sceneggiatore dell'intera saga. Io sono nessuno (titolo italiano di Nobody) non è altro che lo stesso concept declinato e riadattato sulla sensibilità e le qualità attoriali di Odenkirk.

A proposito degli evidenti parallelismi tra i due franchise, Kolstad non si nasconde, sostiene che il suo compito non è quello di reinventare la ruota ma di costruirla bene, farla funzionare e guidarla nella direzione giusta. I mondi dei rispettivi personaggi hanno un mood così simile che il pubblico si domanda se si tratti dello stesso universo e lo sceneggiatore non nega l'eventualità di un crossover.

In realtà i due protagonisti, seppur accomunati da alcune peculiarità sono anche separati da differenze sostanziali.

I titoli dei film sono già indicativi. John Wick, nome e cognome, si presenta già con un'identità forte, stiloso ex-sicario, è l'eroe-antieroe che ti aspetti perché lo interpreta Keanu Reeves, più volte nei panni di action man (Speed, Matrix, Man of Tai Chi, 47 Ronin). Odenkirk, invece, è un nessuno qualunque, almeno all'apparenza, anonimo padre di famiglia, con una vita monotona e un lavoro noioso. Quando due rapinatori gli entrano in casa, preferisce restare passivo  e non intervenire. 

A scandirne il limbo esistenziale è il russo Il'ja Najšuller, regista noto per Hardcore Henry! (2015), action adrenalinico ed iperviolento con Sharlto Copley, girato come un unico piano sequenza in soggettiva a richiamare i videogiochi fps, singolare esperimento che proponeva un interessante corto circuito sul libero arbitrio diegetico del protagonista e di cui ci siamo dimenticati troppo in fretta.

Stavolta il regista se la sbriga con soli 34 giorni di riprese e 15 milioni di dollari di budget. La piatta quotidianità del signor nessuno si riflette nel montaggio di inquadrature perlopiù fisse e una costruzione simmetrica dell'immagine, metronomo visivo di una routine abitudinaria e rassicurante.

Il catalizzatore minimalista che fa emergere la vera natura del personaggio è anche il denominatore che lo accomuna a John Wick.

Anzi, stavolta ci vuole molto meno dell'uccisione di un cane per far esplodere il protagonista. Odenkirk si fa prendere dalla sindrome Tom Cruise e, dopo due anni e mezzo di preparazione, entra in azione senza controfigure. Il surrealismo sardonico che tiene in piedi la storia esplode nell'iperviolenza demenziale. Come il protagonista, anche la regia si libera dalle sue costrizioni. Najšuller non cerca il virtuosismo del piano sequenza prolungato o l'eleganza del combattimento a figura intera. Preferisce la camera a mano e la ripresa ravvicinata, si sofferma sul dettaglio splatter, sull'accento comico e lascia che sia il montaggio a dettare i ritmi. 

NOBODYBob Odenkirk

E si sveglia anche la colonna sonora che spazia dalla musica classica ai brani di Nina Simone, Luther Allison, B.B. King, Louis Armstrong, a fornire uno sbeffeggiante contraltare sinfonico alla carneficina visiva.

Il film riduce i dialoghi all'essenziale senza mortificare la caratura attoriale di Odenkirk e procede affidandosi soprattutto a immagini e musica. La quintessenza del linguaggio cinematografico.

Kolstad non ha dovuto reinventare la ruota ma, ad un certo punto, smette pure di dirigerla e la manda in discesa. La storia si siede sul'abusato conflitto dicotomico tra famiglia funzionale e disfunzionale. Il signor nessuno è affiancato dal fratellastro (RZA) e da suo padre, un iconico Christopher Lloyd che ha deciso di andare in scena caricandosi addosso armi da fuoco autentiche per amore di realismo. Di contro c'è il boss mafioso russo (altro punto in comune con John Wick) che vuol vendicare il fratello ucciso solo per una questione d'onore, senza averlo mai amato davvero.

Il finale rimanda al più classico Cane di paglia (o Mamma, ho perso l'aereo, a seconda della vostra generazione) in una sparatoria che denota tanto sangue, poche idee visive ma almeno una gag conclusiva memorabile. Occhio alla scena durante i titoli di coda che potrebbe aprire ad un eventuale sequel.

 

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