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Luna Nera è un primo passo, vacillante ma necessario

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Luna Nera non è il miracolo che aspettavamo, ma è un passo nella giusta direzione. Se riuscirà a trovare il suo target e il suo tono ci sarà ancora speranza

Se Luna Nera fosse stata un'ottima serie, oltre ad avere un team italiano al 100% composto da donne e una trama fantasy concentrata su un gruppo di streghe, l'intero progetto sarebbe stato un successo totale. Tuttavia, come dice mia nonna, se avessi le ruote sarei un carretto, ma non lo sono.

La serie originale Netflix si colloca quindi nel limbo delle sue produzioni poco riuscite ed è in buona compagnia. Si è detto peste e corna anche di The Witcher o di Dracula, solo per citare gli esempi più recenti, entrambi con tutt'altro budget. Proviamo comunque a mettere in prospettiva senza lasciarci trarre in inganno dalla dicotomia capolavoro/cagata, perché difficilmente una serie sarà esaurita nel suo insieme da uno di questi due singoli aggettivi. Che presunzione.

C'è da dire che Luna Nera ha veramente una valanga di difetti. Presa singolarmente, come prodotto astratto dal suo contesto storico, riuscirebbe a dirci poco o lo farebbe con fatica. L'applauso che mi sento di concedergli è dovuto alla sua condizione di apri-pista, di pioniere, diciamolo. Perché affrontare una produzione Netflix con risorse limitate (presumo), un genere narrativo pressoché inesplorato e una squadra che vuole raccontare una storia con punto di vista apertamente femminile in Italia è una cosa nuova, è un rischio, una scommessa che voglio premiare almeno nelle intenzioni. Il risultato è un'altra storia.

Che Luna Nera sarebbe stato uno show precursore lo sapevano perfettamente tutte le professioniste coinvolte nel progetto. Lo sapeva l'autrice del libro dal quale la serie è tratta, Tiziana Triana, lo sapevano Francesca Comencini, Susanna Nicchiarelli e Paola Randi alla regia, così come Francesca Manieri, Laura Paolucci e Vanessa Picciarelli alla sceneggiatura. Luna Nera avebbe dovuto essere la prima grande serie fantasy italiana, un veicolo di empowerment femminile e un passo avanti per Netflix sul suolo italiano, il che significa numeri, spettatori, abbonati. La responsabilità nel dover portare a casa la pagnotta ha giocato però brutti scherzi.

Nel tentativo di essere chiaro, il messaggio simbolico di Luna Nera è diventato un biscotto della fortuna con le frasi a effetto; per essere scorrevole, l'azione è stata resa affrettata, così come l'evolversi delle relazioni umane, velocizzate al massimo per poter passare alla tappa narrativa successiva, relegando ciò che invece aspettavamo più ardentemente in un finale troppo compresso per recuperare il tempo perduto. Per attrarre spettatori da ogni parte d'Italia, ci si è sentiti in dovere di eliminare qualsiasi tipo di accento, imperfezione, inciampo, sacrificando la resa emotiva sull'altare della dizione perfetta, eseguita col diaframma sempre teso e rendendo ogni personaggio ingessato come se stesse leggendo dal gobbo.

Il villain dalla terribile capigliatura

Il grosso problema sta, forse, nel non aver ancora avuto la possibilità di scegliere un target, perché nessuno degli elementi portanti di Luna Nera è stato sviluppato quanto avrebbe potuto: c'è il romance per chi senza la storia d'amore non inizia nemmeno, c'è la magia per gli amanti del fantasy e c'è il discorso femminista, ma non si è spinto a sufficienza su nessuno di questi, sono stati tenuti tutti in superficie come a voler prima tastare il terreno per vedere cosa funziona di più. Si è provato a fare con sei episodi quello che Le terrificanti avventure di Sabrina ha fatto su tre stagioni.

Boy, Bye

Sul finale, quando finalmente ci siamo liberati dalla love story, il tono sembra direzionarsi in uno sprint finale verso il cuore della serie, quello che personalmente avrei voluto vedere in cima alle priorità del team fin dal principio: le streghe, ragazze, le streghe! Il potere incanalato, la luce, ma anche la rabbia, una Ade che si prende la scena e si incazza perché non le tocca una gioia neanche a pagarla. La vorrei quasi quasi veder passare al lato oscuro, che in sostanza è cosa viene suggerito nella conclusione e mi dà speranza, perché voglio senza dubbio vedere di più, e possibilmente meglio. Luna Nera merita ancora un po' di fiducia, perché i primi passi sono di norma malfermi ma sono anche l'unico modo che abbiamo per iniziare a camminare.

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