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La Tuffatrice: una distopia delle performance, e parliamo con l'autrice.

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Un romanzo distopico sulla hyper-competitività degli attori coinvolti, esseri umani che sacrificano la propria vita in nome di una società tecno-idealizzata

“La Tuffatrice” è il romanzo d'esordio dell'autrice Julia Von Lucadou ed edito in Italia per Carbonio Editore.
Parliamo di una distopia molto atipica, non c'è un universo tirannico o un sistema politico che soffoca il proprio popolo con strutture legislative disumane, bensì la volontà collettiva e imperante di rientrare perfettamente nei canoni “della società della performance” (cfr. La società della performance, Colamedici-Gancitano).

Ovvero il mondo futuristico tratteggiato da Lucadou è pur sempre di derivazione orwelliana ma induce tutti I personaggi a raggiungere il benessere psico-fisico così da poter carburare al 200% nelle prestazioni lavorative e nelle interazioni sociali. Il grasso è una patologia, lo stress un tumore, la sindrome di burnout lavorativo un vero handicap, le normali istanze ansiogene-mentali e fisiche che possono interessare la maggior parte della popolazione mondiale sono dei limiti stringenti ne il mondo de “La tuffatrice”.

Tant'è che ogni individuo ha un tracker fisico che calcola il battito cardiaco, il numero di passi, la temperatura etc. Nel caso un dipendente abbia un crollo emotivo è costretto per legge a seguire corsi di meditazione, colloqui psicologici oltre che a svolgere esercizi di mindfulness oltre a tenere il proprio corpo allenato.

Ne consegue che sia anche una società volta alla perfezione estetica e volta a un positivismo sociale a dir poco urticante. Una vera falsa utopia claustrofobica che attanaglia il lettore; il vero talento dell'autrice è di ottenere questo effetto senza abusare di sensazionalismi o exploit narrativi. Ma mettendo davanti al lettore la lucida e fredda realtà di un futuro non troppo lontano e schiavo della perfezione.

Il tutto si riflette nella vita dei protagonisti. Riva è la Tuffatrice, la campionessa mondiale di base-jumping (sport che ha scavalcato tutti gli altri) e star internazionale oltre che punto di riferimento estetico e sociale. Ma nonostante una carriera sfavillante, una casa lussuosa, una vita di coppia apparentemente perfetta e un corpo invidiato e desiderato da tutti lei cade in una sorta di stato catatonico che l'allontana dal suo sport. I tifosi e I fan vedono la propria pupilla che si rifiuta di tuffarsi tra le vertiginose altezze della città. Lo staff e la società che investe in Riva è preoccupata, un calo delle sue prestazioni sportive può comportare gravi danni economici e d'immagine, Riva così viene affiancata da alcuni specialisti per riabilitare la sua condizione interiore.
Hitomi Yoshida è la giovane psicologa assoldata per ricostruire il mondo interiore di Riva, al fine di raggiungere perfettamente questo risultato lei la sorveglia costantemente 24 ore su 24 grazie alle telecamere installate nell'attico della star. Hitomi e Riva diventano anime che comunicano tra loro senza essersi mai incontrare, e una di loro non immagina di essere psicanalizzata a distanza. Ma nasce comunque un dialogo, I silenzi della sportiva alimentano I dubbi o le teorie della psicologa che si inventa le più variopinte metodologie per sondare il cervello e l'animo di Riva. Un punto interessante che viene tirato fuori nel corso dei dialoghi del romanzo è che uno degli elementi chiave della psicologia contemporanea di derivazione freudiana viene considerato obsoleto, ovvero lo studio e l'analisi dell'infanzia. Secondo le aziende e lo staff di Riva l'infanzia non ha nessun ruolo determinante in una futura depressione in età adulta; cosa che Hitomi invece considera errata. Proprio “rubando” e leggendo il diario di Riva la psicologa scopre alcuni dettagli più che interessanti che riguardano la sua paziente.
L'infanzia a quanto pare diventa il tassello fondamentale, il rapporto con I genitori che non esistono, perché I genitori biologici non conoscono quasi mai I loro figli, anche perché il locus infanzia coincide con il luogo più povero e emarginato della società de “La tuffatrice”. Il mondo delle periferie, dove tutti nascono ma che nessuno ricorda, è un mondo povero e sporco che tutti vogliono lasciare per raggiungere I vertici della società della performance. A quanto pare anche Hitomi scopre di avere dei segreti dentro di sè, un tempo nascosti dall'ossessione di eccellere in qualcosa.

E psicologa e paziente si invertono, I silenzi di Riva aiutano Hitomi e gli errori di quest'ultima cambiano la vita alla sportiva. “La tuffatrice” è una distopia del possibile e schiava dei social media, dei device tecnologici e delle memorie digitali, della ghettizzazione periferica e del trionfo del capitalismo verticalizzato.

Una lettura obbligatoria per comprendere il presente.
Il libro, date le condizioni in cui tutto il mondo vessa, è disponibile in ebook a 8.99 euro mentre per il cartaceo si dovrà aspettare.

Intervista a Julia Von Lucadou

Julia von Lucadou©.Maria Ursprung

1) Pur rimanendo qualcosa di unico e originale, il tuo romanzo ha anche diversi riferimenti ad altri classici del genere distopico. Potresti dirci di più riguardo ai romanzi che ti hanno ispirato maggiormente?

La mia scrittura è la somma di tutte le mie esperienze e ossessioni, tutte le persone e le esperienze artistiche con cui sono entrata in contatto, le cose che ho studiato, le conversazioni con gli amici, libri o film. Quindi è davvero difficile focalizzarsi su una singola influenza. Di certo il mio amore per I classici della fantascienza come “1984”, “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” O “Il mondo nuovo” si riflette ne “La Tuffatrice”. Sono anche una grandissima fan di Margaret Atwood, specialmente de “Il racconto dell'Ancella”, e come lei ha creato una chiara e intelligente analisi della società umana nella sua distopia. Un elemento tipico dei romanzi distopici e che si ritrova nel mio romanzo è la divisione geografica della società tra la metropoli per ricchi e I bassifondi-periferie dei poveri. Mi piace questa allegoria perché è radicata nella realtà: ovvero è ciò che accade nelle nostre città per colpa della “gentrificazione” ( ovvero il radicale cambiamento urbanistico di una zona popolare/ per ceti bassi verso un neo-agglomerato urbano per una classe sociale più agiata, NDT)
I poveri e gli indifesi vengono spinti sempre di più verso le periferie.

2) Il romanzo contiene una critica sotterranea verso la “società delle performance, come un urlo strozzato contro un mondo lanciato verso il progresso e l'efficienza, ma che ignora totalmente l'interiorità degli esseri umani. Credi sia questo il futuro che ci aspetta ?

Io credo proprio che sia ciò che il presente ha in riservo per noi. La mia esperienza lavorativa nella industria televisiva e cinematografica, per esempio, è stata una delle pressioni più estreme e volte al perfezionismo per il volere dei miei capi, o dei colleghi, ma la cosa più importante, anche da sola. Penso che il cuore di tutto sia una credenza molto capitalistica, il tuo valore come persona è determinato dalla tua produttività, e il tuo status. Il nostro senso di competizione fluisce dai social media, dove tu sei costantemente messo in vetrina e comparato agli altri che sono migliori e più belli di te, e questo senso di inferiorità basta a spingere le persone a lavorare più duramente. L'intelligenza artificiale, la robotica, possono essere un mezzo per abbandonare la mera performance e funzionalità, ma allo stesso tempo noi stiamo usando queste tecnologie per provare ad essere più simili a loro. Ho scritto il romanzo per argomentare che ciò per noi è umano è l'opposto della funzionalità: le nostre emozioni, le relazioni, I nostri sbagli.

3) Uno dei personaggi più interessanti del romanzo è certamente la psicologa Hitomi, infatti anche una delle scene più "forti" del romanzo la coinvolgono. Quando Hitomi ascolta la voce di sua madre grazie a un supporto tecnologico, una voce vera, calda, ma allo stesso tempo alienante. A mio avviso lì si concretizza una vera distopia del sentimento; tutto può ricordare "casa" e le proprie origini, ma è ugualmente "finto". Lei come si sintonizza su questi ricordi digitali ?

Sono così felice che ti sia piaciuta questa scena! È anche la mia preferita. Per me incarna la strana contraddizione della vita digitale, dove si può sperimentare vicinanza e distanza allo stesso tempo. Da un lato si potrebbe sostenere, che Hitomi, che non ha alcun rapporto con la sua vera madre e si sente molto sola, può sperimentare una vera tranquillità interiore e anche una sorta di intimità attraverso il Bot. Ma questo conforto in qualche modo, come hai detto, sembra falso. Il lettore nota la fabbricazione, ma Hitomi non lo fa. Per lei, il robot si sente confortante, anche se si preoccupa e la aiuta a uscire da una situazione difficile. Ma forse, se i robot come questo non esistessero, avrebbe apprezzato di più le relazioni reali e non sarebbe stata così sola. È la domanda sulla gallina e l'uovo.

4) Riva è perfettamente controllata, analizzata, e la sua vita segue una rigida programmazione. Però ritrova la felicità nel saltare e nel perdersi nelle altezze del cielo. Ma mi chiedo, siamo sicuri che nel suo sport di "tuffatrice" sia realmente libera?

Penso che questa potrebbe essere una delle domande cruciali del libro. E ogni lettore può trovare una risposta diversa per se stessi. Dove sta la vera libertà in un mondo molto rigido e regolamentato? Un momento di libertà vissuto all'interno di un sistema chiuso è veramente libero? O si deve abbattere il sistema prima? Ma se tutto è in rovina non che solo spianare la strada per qualcuno a prendere di nuovo il controllo? Non c'è una risposta facile.

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