STAI LEGGENDO : Il Fandom: un campo da gioco infinito

Il Fandom: un campo da gioco infinito

Condividi su:

Abbiamo parlato di shipping, abbiamo parlato di canon, abbiamo accennato all’argomento sconfinato che sono le fanfiction, tutti concetti che ruotano attorno a un perno centrale che abbiamo dato per scontato, per conosciuto: il fandom

Si può definire il fandom? Si può farne un identikit, renderne chiari i confini, indicare con precisione cos’è e come funziona? Se lo sono chiesti, nel tempo, innumerevoli responsabili marketing, produttori televisivi e cinematografici, direttori editoriali e social media manager, perché la formula magica del fandom è anche la sfuggente formula del successo virale di un prodotto e dei suoi derivati.

A volte la differenza tra un flop e un cult è tutta lì, nel aver avuto la benedizione del fandom, nell’aver fatto il jackpot della lotteria del seguito e dell’affezione e a questo tipo di successo segue quasi inevitabilmente quello monetario, insomma, dove c’è fandom ci son soldi da fare.

Perché allora chi scrive serie tv, chi fa fumetti, chi pubblica libri, non indirizza i suoi sforzi verso prodotti fatti appositamente per il fandom? Eh, perché, come si diceva, una formula precisa, una vera definizione che delinei cosa sia il fandom e come si faccia a farlo sorgere intorno a un'opera non c’è e chi ha provato a creare a tavolino le condizioni per farlo ha quasi sempre fallito, ottenendo risultati opposti.

La definizione di fandom, in sé e per sé non è complicata da dare: quando intorno a un'opera si raduna un seguito di appassionati e appassionate che si mettono ad interagire tra loro e con l’opera in questione, allora siamo in presenza di un fandom.

È una sottocultura di persone che condividono lo stesso interesse per qualcosa e che lo fanno in maniera intensiva, dedicando tempo, attenzione, passione e creatività a quell’argomento.

Il termine sottocultura non deve essere preso come diminutivo o peggio ancora dispregiativo, attenzione. Si usa, in questo e in altri casi, per indicare un movimento, un gruppo di persone che condividono atteggiamenti e valori che non sono allineati alla cultura di massa (per quanto sia difficile definire una cosa del genere), che si differenziano insomma dalla maggioranza e che condividono aspetti distintivi, interessi, intenti. Si tratta insomma di sottogruppi della società, di correnti, quella punk è una sottocultura, così come quella hip hop, quella nerd o quella BDSM, tutte con confini non nettamente tracciati a tavolino, così come succede con il fandom.

Il fandom, dicevamo, è una sottocultura legata a un’opera, un interesse specifico, e che unisce sotto il suo ombrello i fan di quell’interesse con un senso di cameratismo, di desiderio di condividere il proprio essere fan con altri.

Si può essere fan di qualcosa senza far parte di un fandom, in fin dei conti, se magari l’apprezzamento per qualcosa si risolve in maniera isolata, senza andare al di fuori della persona che ne fruisce.

È quando il nostro apprezzamento, consumo, la critica e l’analisi di qualcosa viene condiviso con altri che si entra nel territorio del fandom. Quando più fan si incontrano, si scambiano pareri e condividono le proprie considerazioni, l'ammirazione o al contrario il puro disgusto per qualcosa, quando insomma si va a creare uno scambio, una comunità, allora nasce il fandom.

Per la nascita delle fan communities è ancora una volta fondamentale l’era della comunicazione, perché, benché fosse sicuramente possibile avere contatti e scambi prima dello sviluppo dei mass media, farlo attraverso le riviste, le rubriche della posta, i programmi radio, la televisione e poi infine con internet e l’arrivo della comunicazione diretta è stato fondamentale per l’esplosione del fenomeno.

Quello dei lettori e le lettrici di Arthur Conan Doyle che insorsero alla pubblicazione di “L’ultima avventura” (The final Problem), quando l’autore tentò di far fuori Sherlock Holmes, è senz’altro un esempio illustre di fandom che insorge.

Le storie di Conan Doyle erano pubblicate come racconti sullo Strand Magazine e vennero poi raccolte in volumi in seguito, ma venivano seguite con affezione ed attenzione spasmodica da un pubblico di lettori e lettrici che avevano per il detective di Baker Street una passione viscerale.

L’autore aveva tutta l’intenzione di terminare il ciclo di storie del detective e di portare a compimento le avventure di Holmes e Watson con un finale definitivo, che lo avrebbe anche liberato da quel personaggio che era diventato piuttosto ingombrante. Conan Doyle infatti avrebbe preferito che l’attenzione si spostasse sugli altri suoi lavori, romanzi veri e propri, di carattere storico, ai quali teneva di più, ma che non ricevevano nemmeno una percentuale dell’attenzione che il pubblico dedicava a Baker Street.

Quando Conan Doyle pubblicò The Final Problem, il 4 maggio 1891, dando una conclusione epica alle storie di Sherlock Holmes, non si aspettava certo la reazione che ottenne dal pubblico: fasce a lutto portate pubblicamente, lettere infuriate alla redazione dello Strand e  cancellazione di abbonamenti alla rivista, fan che piangevano per strada e un fiume inarrestabile di richieste di ritrattare, di tornare indietro e riportare in vita Sherlock Holmes.

Le pressioni del fandom furono tali che alla fine, complice anche una casa editrice americana che pagò all’autore una somma decisamente invitante, venne pubblicato “Il Mastino dei Baskerville”, ambientato prima della morte di Holmes e poi, infine, nel 1903 fu la volta de “L’Avventura della Casa Vuota” con il ritorno vero e proprio del detective.

 

Nonostante le reticenze del suo autore, Sherlock Holmes non voleva restare sepolto, o meglio: il fandom non lo lasciò riposare sotto l’acqua delle cascate Reichenbach e per quanto il povero Conan Doyle abbia tentato di opporsi, la sua produzione letteraria rimase sempre dominata dalle storie del detective, che del resto è forse il più celebre e famoso investigatore letterario in assoluto.

Il fandom sherlockiano non è mai morto, dai tempi dello Strand, rimane uno dei mondi più attivi e vivaci e abbraccia i media più disparati, dalla letteratura al cinema, al teatro e le arti figurative.

Ship Happens! Parliamo di portmanteau, RPF e crackship

Una delle caratteristiche dei fandom, un aspetto che li identifica e li rende un’entità viva e sempre in movimento è la creazione. All’interno del mondo del fandom si analizza, si fanno classifiche, si trovano significati nascosti e sottotesti e si va anche oltre, creando fanfiction, fanart, musica, spettacoli teatrali, cosplay, repliche di oggetti e perfino ricettari e manuali ispirati al materiale originale. Sono tutte opere derivative e sono il dominio e lo sfogo naturale del fandom oltre a diventare spesso un balsamo rivitalizzante per il materiale originale, anche se a volte lo portano in direzioni inaspettate e non sempre gradite a chi lo ha creato.

Il fandom è soprattutto fatto di persone, è una comunità e talvolta le comunità sanno essere tossiche, i rapporti al loro interno si deteriorano e prendono strade incredibili e ci sono storie di fandom che potrebbero stupire anche i veterani più consumati del mondo dei flame e delle shitstorm.

Quando le persone si incontrano e creano cose insieme, può nascere qualcosa di meraviglioso, ma ovunque si riuniscano interessi  e affluiscano persone anche dal vivo, arrivano gli interessi economici, le personalità si scontrano, i rapporti si incrinano e ci si ritrova davanti a casi di personalità carismatiche che a volte diventano manipolative o a organizzazioni che collassano sotto al peso della poca preparazione o addirittura a veri e propri episodi di crimine, violenza o frode.

 

I fandom sono il regno della passione, della dedizione, a volte anche dell’ossessione e sanno a volte essere luoghi dove si radunano gli estremi: i fan più generosi, accoglienti, creativi e positivi che incontrerete nella vostra vita convivono con gli esemplari più tossici, discriminatori, intransigenti, ottusi dell’universo e con casi di gatekeeping terminale e comportamenti al limite del criminale.

Come per le ship anche i fandom hanno spesso dei nomi che li identificano: l’universo di Star Trek è il regno dei Trekkies, anche se il termine a volte è considerato un po’ dispregiativo, quasi una presa in giro, mentre il seguito del detective di Baker Street, in tutte le sue forme e incarnazioni, è composto da Sherlockians. Doctor Who ha gli Whovians e Hannibal i Fannibal. Il gruppo K-pop dei BTS ha la A.R.M.Y, che è un acronimo che sta per Adorable Representative MC for Youth, da non confondere coi fan dei Kiss che sono la Kiss Army (un sacco di eserciti nei fandom delle band). I fan di My Little Pony sono i famigerati Bronies e Supernatural ha la SPN Family.

Il fandom è il terreno naturale di crescita delle opere derivative e di quel mondo incredibile e sconfinato che è la fanfiction e di cui parleremo la prossima volta e il fandom è un mondo dove incontrarsi,dove condividere, dove litigare, dove piangere, è un universo dove si toccano età, generi, provenienze diverse, dove si mettono in gioco carriere, si condividono successi e dove le catastrofi sono all’ordine del giorno.

Fare parte di un fandom è un modo di partecipare, intensamente, visceralmente, nel bene e nel male, a successi e fallimenti del materiale d’origine, farlo proprio e dargli, in cambio, in fin dei conti, un po’ della propria anima.

related posts

Come to the dark side, we have cookies. Li usiamo per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi