STAI LEGGENDO : House of the Dragon S01E10 - Prima del suo nome

House of the Dragon S01E10 - Prima del suo nome

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Nell'ultimo episodio di House of Dragon la successione al trono si è conclusa ma la legittimità del nuovo sovrano dei sette regni è ancora in discussione. Le trombe di guerra squillano per chiamare a raccolta i lord e ricordare loro a chi hanno giurato fedeltà.

Arrivati più o meno faticosamente all’epilogo della Casa dei Draghi è evidente che la serie tutta ha una natura doppia e su questa doppiezza bisogna elaborare il nostro giudizio.

 

Nonostante creda che l’ultimo episodio sia buono come il precedente, la scrittura evidenzia discontinuità più che evidenti nel suo forzarsi a ricalcare il canone martiniano. Così come credo che gli ultimi due, che per certi versi costituiscono un unicum, non siano nemmeno lontanamente buoni come i due che li hanno preceduti. Non è che siano comunque brutti episodi, è che quelli di prima giocano troppo su di un altro campionato e al cui confronto gli intrighi e i tradimenti sembrano prevedibili nelle loro svolte.

Ora che il Re è morto e la successione si è conclusa è il momento per la legittima erede al trono, esautorata dal fratellastro del suo diritto, di giocare le sue carte e, come da doppia natura della serie, lo fa allo stesso tempo molto bene e molto male.

Molto bene temporeggiare per raccogliere le idee e soppesare le forza in campo, è una cosa che nessuno si sarebbe aspettato, nemmeno gli Hightower, e che fa guadagnare la stima di tanti nobili individui in quella che a tutti gli effetti è una controcorte, opposta a quella del Primo Cavaliere.
C'è anche un preciso momento nel quale vediamo i dubbi anche molto legittimi e condivisivili che Rheanyra ha sul muove guerra ad Aegon II, ma è roba davvero di un secondo e quindi anche questo fa parte dell'Antica Arte di Temporeggiare.

Nonostante ciò, per riscuotere vecchi crediti e giuramenti non basta l’anello del conte e la scelta con molta leggerezza di mandare i propri figli ed eredi in groppa ai draghi come messaggeri ai lord della grandi casate appare quantomeno avventata e/o superficiale. Insomma, un po’ troppo carico per un primo giorno di lavoro. E infatti, chi ha figli lascia ostaggi alla sorte.

Per ritornare sulla doppia natura della serie, fino ad ora questo  è quasi l’episodio più squisitamente fantasy della baracca, non solo per il finale in cui abbiamo l’unico momento in cui l’escamotage narrativo a forma di draghi che anima la serie si comporta effettivamente come si comporterebbe la forma di drago dell’escamotage narrativo.

 

In pratica, è probabilmente l’unico momento in cui quasi non si può sostituire la parola “drago” con un’altra e ottenere lo stesso effetto in termini di sceneggiatura.

 

La morte a cui mi riferisco sarebbe comunque potuta avvenire in altro modo, ma non con gli stessi esiti. Con questa “indispensabilità” del Drago la serie approda serenamente nel campo del fantasy più totale, con tutto il suo corollario di scene potenti.

Predominando l'elemento fantasy è inequivocabile che tutta la dimensione da dramma shakespeariano sia calante, con mio estremo rammarico dato che tra le due quest'ultima è quella che mi ha fatto alzare di qualche punto la mia valutazione sulla serie.

 

Vale anche la pena tirare le somme di tutta la stagione che, a mio avviso, è stata altalenante nel suo cercare costantemente di far convivere queste due anime. È indubbio che nei suoi momenti migliori sia una serie raffinata, anche elegante nella sua messa in scena. Una serie raffinata nella quale vengono messi a calci dentro i draghi con tutti i vincoli che ha il genere fantasy in termini sia di risoluzione delle questioni sia di possibilità. È come se affiancati ci fossero due registri e indiscriminatamente si scegliesse di saltare da uno all’altro senza che questi si amalgamino mai completamente del tutto.

 

Detto ciò, apprezzando le continue incoerenze della vita e quindi figuriamoci della fiction, e nonostante le sue caratteristiche da serie da “secondo sguardo con tutti i problemi legati ai salti temporali, al fatto che i personaggi sono didascalicamente delle merde, dei giri immensi che fanno alcune puntate per non portare da nessuna parte, del fatto che questa ultima poteva essere tranquillamente la prima puntata della serie, mi sento di promuoverla nonostante l’iniziale antipatia, ma che fatica arrivare a questa promozione per una serie costantemente sul “potrebbe fare di più”.

Best in Show: Aemond Targaryen di Ewan Mitchel una bomba di carisma che spero negli anni a venire saprà regalarci grandi soddisfazioni in termini di locura e crudeltà gratuita.

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