STAI LEGGENDO : House of the Dragon S01E02 - L'inciucio

House of the Dragon S01E02 - L'inciucio

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Sì, è tornata la sigla originale di Game of Thrones, possiamo smettere di fingere che sia una serie completamente diversa.

La prima cosa che notiamo è il ritorno della sigla di Game of Thrones, vero elefante nella stanza della prima puntata, altro che draghi.

Ad essere rappresentato durante i titoli di testa questa volta non è il tavolo che mostra le grandi casate del continente occidentale ma il plastico che il re cura in maniera maniacale rappresentante la vecchia Valyria all’apice del suo splendore, l’isola devastata da un cataclisma di origine vulcanica dal quale provengono i Targaryen. Questi nerd con la fissa del modellismo finiscono per fare solo danni, ve lo dico io.

Quello che risulta il punto meno interessante di tutta l’operazione per me è l’ambientazione unica della Fortezza Rossa. Manca la ricchezza e la pluralità di punti di vista di GoT che abbracciava eventi distanti km i quali finivano per intrecciarsi a formare un arazzo narrativo articolato, affascinante e complesso. Dal canto suo, House of the Dragon ha sì diversi points of view ma almeno nella fase attuale questi sono raccolti sotto l’unico “tetto” della Fortezza Rossa.

In questo modo ad emergere è la fragilità di Viserys I che i membri del concilio ristretto si palleggiano come vogliono in scioltezza, manipolandolo di volta in volta con un diverso elemento di pressione. E fa quasi tenerezza nel suo modo di portare la corona in equilibrio instabile e insicurezze, se non fosse per la scena del parto della prima puntata che comunque rimette tutto in proporzione, anche la presunta ingenuità del monarca.

A complicare la situazione si mette la pretesa al trono di Daemon che, in uno schema di ipotetica contrapposizione tra progressisti e conservatori, calca forte la mano su questi ultimi, proponendosi come erede legittimo che prosegue le tradizioni della vecchia Valyria e che quindi scatena l’elemento di conflitto della puntata.

Questo spunto permette anche uno spostamento geografico a Roccia del Drago che quando appare furbescamente avvolta dalle nebbie c’è da dire che l’antico seggio dei Targaryen, dal quale fecero partire la conquista al continente occidentale e che viene assegnato agli eredi legittimi al trono di spade, fa la sua suggestiva figura.

Quindi, complice un momento di media tensione, alcune scelte di regia ispirate e un orizzonte strumentalmente più ampio, la puntata mi risulta più gustosa della prima, per quanto non graziata da locura o particolari colpi di scena. Sembra addirittura che ci sia la famosa “to do list” da spuntare ad ogni episodio affinché questo risulti equilibrato nelle sue parti.

BEST IN SHOW la principessa Rhaenyra di Milly Alcock, che investita del suo nuovo ruolo di erede non si limita a fare tappezzeria ma distribuisce una decente dose di risposte appuntite a chiunque le si opponga, per ribadire di come il suo ruolo non sia una mera formalità, non un segnaposto in attesa di un nuovo erede maschio, giustamente.

Sul finale spunta il primo accenno di cliffhangerone, anche se per i miei gusti telefonatissimo: ci sono 4 personaggi, lui litiga con 3 di loro, a chi si potrà mai rivolgere?

 

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