STAI LEGGENDO : Gunpla Crush, a che servono i rapporti sociali quando hai un modellino di Gundam?

Gunpla Crush, a che servono i rapporti sociali quando hai un modellino di Gundam?

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La storia del succeso dei gunpla, ovvero lo sconfinato mondo dei modellini di Mobile Suit Gundam, narrata da chi ha scoperto da poco questa passione

Quest’estate ho avuto una cotta nerd come non mi succedeva da tempo. Cos’è una cotta nerd? è quel colpo di fulmine che ti capita leggendo un articolo, oppure guardando un video e ti ritrovi dopo qualche ora con undici tabs aperte, l’algoritmo di youtube che ti bombarda e sei su amazon con la bava alla bocca urlando shut up and take my money. Qualcuno dirà miracoli del marketing, ma io sono un animo romantico. 

Una domenica mattina di questa estate, stravaccato sul divano dopo colazione, mentre guardavo annoiatamente video su youtube incappo in questo: The ultimate Gunpla beginner’s Guide e sbam, cotta nerd, mi sono innamorato dei Gundam Plastic Model AKA Gunpla. 

L’acronimo di Gunpla mette in chiaro immediatamente due cose, la prima è che stiamo parlando di un prodotto legato all’anime Mobile Suite Gundam, la seconda e che si tratta di modellismo. 

Kidō Senshi Gandamu è il titolo originale di una serie animata giapponese che va in onda a partire dal 1979 e che con diverse incarnazioni (circa sette differenti ambientazioni che vengono chiamate timeline) è arrivata fino ai giorni nostri. Creata dalla mente di Yoshiyuki Tomino e dalla casa di produzione Sunrise è una delle più famose ed amate serie animate giapponesi con milioni di fan in tutto il mondo e che nei suoi 40 anni di storia si calcola abbia prodotto un fatturato di circa 20 miliardi di dollari e viene spesso paragonata a Star Wars per impatto culturale e commerciale. Ci sarà un motivo se per celebrare le Olimpiadi in Giappone hanno realizzato un modello a grandezza naturale che cammina (e già ce n'era uno statico).

Da Heinlein a Tomino: L’epica meccanizzata di Gundam.

La longevità e il successo di questa serie risiedono principalmente in due fattori, una buona idea (al momento giusto) e il merchandise. 

Ricalcando gli stilemi della classica space opera Tomino aggiunge una forte dose di war drama che era molto popolare nel Giappone post-bellico. Il risultato porterà alla nascita del sub genere dei “real robot”, a cui si ispireranno altre serie come Macross, Patlabor ed Evangelion. Nell’aprile del ’79 parte la messa in onda della serie, inizialmente le cose non vanno bene, gli ascolti sono bassi e a peggiorare la situazione c’è che il merchandise fa schifo. I giocattoli sono chiaramente pensati per i bambini mentre la serie è per un pubblico adulto, i fan sono delusi e sembra che la serie sia destinata a diventare un flop, ma è a questo punto che entra in gioco Bandai. 

Se gli anime dei super robot attraevano ogni giorno milioni di bambini e ragazzi davanti ai televisori, altrettanto si può dire per la loro controparte nei negozi di giocattoli. A partire dagli anni Sessanta Bandai, un’azienda tessile che aveva intuito la potenzialità della produzione di giocatoli nel Giappone del boom economico, compra i diritti per la produzione del merchandise dell’anime del momento: Astro Boy di Osamu Tezuka.

Nei successivi dieci anni la società continua ad acquisire licenze e a sfornare giocattoli fino al 1980 quando in accordo con Sunrise subentra al precedente produttore di merchandise e rileva i diritti per Mobile Suite Gundam.

Bandai decide un differente design per questo nuovo prodotto e anziché fabbricare robot già costruiti, di fatto dei giocattoli, decide un approccio simile a quello dei modellini da guerra, nascono così i primi kit di Gundam plastic model, o Gunpla come vengono ribattezzati, ed è la svolta. 

Pensati per un pubblico di teenager e giovani adulti i kit hanno un prezzo accessibili e con della semplice colla da modellismo possono essere assemblati. Il buon packaging e la verosimiglianza ai mecha della serie spingono le vendite e la serie TV decolla, Gundam diventa un successo, Sunrise ottiene un’altra messa in onda rifacendo anche parte delle animazioni finali che per questione di budget aveva tagliato.  

Negli anni Ottanta forti dei risultati commerciali della serie e delle vendite del merchandise, la coppia Sunrise/Bandai continua ad inanellare successi, sotto la guida di Tomino vengono prodotti Gundam ZGundam ZZ, il lungometraggio Il Contrattacco di Char e l’OAV Mobile Suite Gundam 0080: war in the pocket. Tomino e Sunrise continuano ad esplorare la space opera, i toni si fanno sempre più drammatici, si rafforza e si approfondisce la tematica sull’evoluzione umana dei newtype.

Introdotta già nella prima serie, i newtype sarebbero una sorta di balzo evolutivo dell’homo sapiens che abbandonata la terra sarebbe in grado di incrementare la sua capacità cerebrale vivendo nello spazio e arrivando ad acquisire veri e propri poteri ESP che gli dovrebbero permettere la comprensione del prossimo e scongiurare ogni futuro conflitto. Su questo però Tomino gioca sempre su due livelli: da un lato la propone come unica soluzione per scongiurare le guerre ma dall'altro ne mette sempre in scena l'impraticabilità e le abilità ESP diventano sempre più un’arma al servizio delle fazioni in lotta.   

Sul lato del mecha design Sunrise progetta dei robot che sono sempre più macchine e come tali vengono distrutte, riparate, aggiornate, migliorate in innumerevoli e diverse versioni. Se nella prima serie avevamo quattro modelli di mobile suite che combattevano per le forze della Federazione e una decina per il Principato di Zeon, con le serie successive si sale a circa quaranta diversi modelli di mobile suite suddivisi tra le varie fazioni in lotta. Compaiono anche i primi prototipi di mobile suite che utilizzano i poteri ESP dei newtype, per questi mobile suite si azzardano dei design bizzarri, quasi barocchi. 

Per ognuna di queste serie, film e OAV vengono prodotti i correspettivi gunpla dei mobile suite e le vendite contribuiranno a rendere Bandai la principale azienda produttrice di giocatoli del Giappone degli anni Ottanta. Vengono introdotti i poly-caps, ovvero delle sfere di plastica all’altezza delle articolazioni principali del torso che permettono una costruzione migliore e la possibilità di muovere (gimmicks) i modellini lasciandoli in pose più o meno plastiche.

Vengono anche progettati gli incastri che permettono ai modellini di essere costruiti senza colla e alla fine del decennio arriva il primo dei grades, l’High Grade. Un sistema di rating che serve ancora oggi ad indicare una qualità di dettaglio specifica e di conseguenza anche una certo livello di difficoltà nella realizzazione del modellino. Nel frattempo, i gunpla iniziano a varcare i confini nazionali ma sono per lo più prodotti di nicchia per appassionati.

 Gli anni Novanta vedono La Sunrise continuare a produrre serie, film e OAV dedicati a Gundam con alterne fortune e si arriva al 1995 quando viene deciso di introdurre la prima delle timeline alternative. La decisione ha delle motivazioni puramente commerciali. Sunrise, infatti, aveva già tentato negli anni Ottanta di produrre qualcosa di legato al genere dei real robot senza il brand Gundam ma gli esperimenti non avevano raggiunto il successo della serie originale (anche se uno di questi esperimenti porterà a Patlabor, vero gioiello del genere).

Quindi si decise semplicemente di continuare a sfruttare il brand e il mecha-design ma con un’ambientazione differente, arrivarono così Mobile Fighter G Gundam e Mobile Suite Gundam Wing ambientati in due differenti timeline e senza alcun legame con la Universal Century. 

Di pari passo La Bandai continua la produzione dei suoi gunpla e aggiunge due linee, la Master Grade e la Perfect Grade con dimensioni di scala maggiori rispetto alla High Grade (HG). Molto più costose della linea “base” la Master Grade (MG) si rivolgeva principalmente al pubblico adulto cresciuto con i modelli degli anni ottanta e poi con la linea HG che cercava un prodotto più complesso.

I dettagli, le articolazioni e i gli sticker di questa linea sono molto più raffinati e in generale i modelli della MG si presentano molto più curati. La Perfect Grade (PG) invece nasce come linea per i veri collezionisti, supercostosa, dettagliatissima contiene anche parti in metallo e dal 1998 anno delle sua creazione solo 18 modelli sono diventati dei kit in perfect grade.  

Ormai il fenomeno dei gunpla ha le dimensioni di un vero culto, spopola sulle pagine delle maggiori pubblicazioni di hobbistica, come Hobby Japan, dove ogni mese si trovano consigli su tecniche di assemblaggio e colorazione. In particolare il kitbashing, ovvero la tecnica di modificare pesantemente i modelli originali, è popolarissima tra i fan della serie e i collezionisti.

Ci sono contest e tornei di modellismo che negli anni porteranno Bandai ad istituire un vero campionato internazionale di modellismo. Ma al di fuori del Giappone resta un prodotto di nicchia, a parte l’Italia dove già nel 1980 era arrivata la prima serie e alcuni paesi dell’area asiatica, Gundam e I gunpla sono un prodotto per pochi appassionati. 

Tutto questo è destinato a cambiare quando nel 2000 Sunrise si accorda con Cartoon Network e manda in onda negli stati Uniti, Mobile Suite Gundam Wing. Il successo è notevole, Gundam Wing ad oggi è la serie più famosa di Gundam negli Stati Uniti e una di quelle che hanno decretato il successo degli anime in territorio americano. Con l’arrivo della serie arriva anche l’invasione dei modellini Bandai e ben presto il fenomeno gunpla esplode anche negli stati uniti tanto che oggi il mercato americano/canadese è di fatto il più grosso mercato con catene come Hobby Lobby che ogni settimana dedicano uno special sale ai modellini di casa Bandai. 

Sdoganato anche in occidente (negli stessi anni arriverà anche nel resto d'Europa) Mobile Suite Gundam continua a crescere per tutti gli anni seguenti aggiungendo altre timeline e rivisitando la timeline principale arrivando ad oltre 40 titoli, tra serie, film e OAV, senza contare i manga e i videogiochi. E poi ci sono i gunpla, il vero business del brand.

Si calcola che nel 2015 Bandai abbia venduto più di 400 milioni di kit per un totale di oltre 2000 modelli realizzati.  

Così quella domenica mattina, terminato il video per principianti ho fatto una veloce ricerca e ho ordinato un paio di kit per provare. Con un’adolescenza spesa in fumetteria avevo sempre visto questi modellini nelle teche di vetro o nelle loro bellissime scatole ma li avevo sempre considerati come inarrivabili, in effetti i costi di questo prodotto negli anni Novanta, in Italia, non era alla portata di un ragazzino.  

L’esperienza si è rivelata molto soddisfacente, quasi zen, i kit acquistati sono due High Grade, un Gundam RX78-2 dell’OAV Mobile Suite Gundam: The Origin (un prequel della serie originale molto ben realizzato ed uscito nel 2015) e uno Zaku dell’OAV Mobile Suite Gundam 0083 Stardust Memory. La costruzione non ha richiesto particolare impegno se non seguire il foglio delle istruzioni e il risultato finale molto appagante. Le tonalità di colore della plastica sono perfette e senza nemmeno pannellare (aggiungere della colorazione nera sugli incavi della plastica per risaltare il modello) i dettagli sono visibili ad una prima occhiata.

 

Una volta terminati però mi sebrava che mancasse un tassello a tutta l’esperienza. Ho pensato di ordinare altri gunpla per ampliare la collezione e magari prendere dei Master Grade per mettermi alla prova con una maggiore difficolta della costruzione. Ho anche pensato di alla pittura e al kitbashing dei modellini ma ho scartato quest'opzione per questioni pratiche: la pittura dei gunpla avviene al 90% con aerografo o bombolette e non mi sento pronto ad intraprendere questo passo.

Per il kitbashing servono strumentazione apposita e una capacità manuale che non mi sembra proprio di possedere. Così ho ordinato qualche altro kit di modelli a cui sono particolarmente affezionato e mentre aspettavo la consegna da amazon ho scoperto che esiste una terza via all’uso dei modellini bandai, il #gunplagram. 

Sotto l’hastag gunpla si trovano circa due milioni di post con foto quasi esclusivamente dedicate ai modellini di casa Bandai, alle loro customizzazioni e gimmicks. Posizionare i gunpla per ottenere delle foto con pose dinamiche o particolarmente cazzute è una vera propria arte.

Quindi ho deciso di aprire un account instagram dedicato alle foto dei miei modellini. Su Facebook e Instagram esistono gruppi e pagine dedicate alla fotografia dei gunpla dove gli appassionati si scambiano consigli e idee, gli scatti migliori avvengono coi set fotografici, alcuni veramente professionali, altri più o meno casalinghi. Ho fatto qualche test con il cellulare ma per ottenere foto migliori mi sono ispirato ai set professionali visti su instagram e ho costruito un photobox fai-da-te con una scatola di stoffa dell’IKEA e ho rispolverato una vecchia reflex digitale che mi da una resa migliore del cellulare.  

gunpla

Insomma sono in piena gunpla mania, mia moglie mi sorride pazientemente e i miei amici mi hanno già risposto "bello eh, ma hai rotto il cazzo" sono i due segnali inequivocabili che un nuovo amore è nato.  

 

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