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Glossario horror per la stagione di Halloween

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Un glossario del terrore per spiegare alcuni dei concetti base su cinema e televisione horror. Partiamo da Scream 5: cos'è un legacy sequel?

Avete sentito parlare di teen slasher? Sapete tutto sulle final girl? Distinguete la differenza tra un reboot e un remake? E tra sequel, prequel e legacy sequel? Queste parole in inglese vi fanno venire il mal di testa? Okay, facciamo un passo indietro.

 

Siamo all’equinozio d’autunno e questo significa due cose: smetterò di avere sempre troppo caldo perché finalmente è iniziata la spooky season, ovvero la stagione di Halloween. Un milione di contenuti horror stanno per riversarsi implacabili su di noi.

 

Per accoglierli con grazia, ho preparato un glossario del terrore per spiegarvi alcuni dei concetti a cui faccio spesso ricorso quando parlo di cinema e televisione horror. Prendo spunto dall’articolo che ho pubblicato quest’anno in occasione dell’uscita di Scream 5, che da bravo legacy-sequel-meta-teen-slasher si presta più di ogni altra cosa a questo tipo di operazione. Un consiglio pratico: se non vi interessa una voce specifica, scorrete fino alla successiva.

CHE COS’È UN TEEN SLASHER?

Teen viene dal termine inglese teenager, che vuol dire adolescente. Lo slasher è un tipo di film dell’orrore molto specifico. Il teen slasher è quel tipo di film, con protagonisti adolescenti. Okay, ma che cos’è uno slasher? In breve: lo slasher è quel genere di horror in cui un gruppo di persone è perseguitato da un maniaco omicida che le fa fuori una per una, di solito con un'arma da taglio. La parola “slasher” viene dal verbo inglese “to slash”, che significa “tagliare”, ma nell’accezione di “squarciare”.

scream glossario horror

Tra i film che hanno fatto da progenitori del genere slasher di solito vengono indicati due titoli del 1960: Psycho di Alfred Hitchcock e Peeping Tom, cioè L’occhio che uccide di Michael Powell. Un filone che ha anticipato lo slasher è il cosiddetto Italian Giallo degli anni ’70, per intendersi i film come Profondo Rosso di Dario Argento e parecchi altri, in cui ci sono mostrate delle serie di omicidi piuttosto creativi e sanguinari. Non c’è solo Argento in questa corrente, troviamo tanti registi nostrani come per esempio il mostro sacro Mario Bava con Reazione a catena del 1971, un film che potrebbe avere ispirato Venerdì 13 del 1980 per via della sua ambientazione lacustre.

 

Tutti questi film sono considerati proto-slasher. Questo termine – proto – indica che anticipano il modello slasher, ma non hanno ancora ogni singola caratteristica necessaria per essere definiti tali. Un film in bilico tra l’essere anticipatore e direttamente puro slasher, è Black Christmas di Bob Clark del 1974, che ispira alcuni elementi di Halloween di John Carpenter, il film del ’78 che di solito viene considerato il primo vero slasher. Un altro film molto discusso è Non aprite quella porta di Tobe Hooper, del ’74; è ancora dibattuto se questo film sia veramente uno slasher oppure no, per cui su questo non cercherò di darvi una risposta io, oggi.

Ne approfitto infatti per evidenziare che quando faccio queste affermazioni, vanno prese sempre con qualche asterisco: non c’è una regola definitiva condivisa al 100% che stabilisca i confini esatti di un genere. Ricordiamoci che le etichette nascono dopo che i film vengono realizzati e che un certo filone ha preso piede; le sue caratteristiche poi possono mutare nel corso del tempo.

 

Tra le caratteristiche dello slasher, ci sono quelle che abbiamo già individuato, cioè gli omicidi in serie che avvengono all’interno di una comunità, di un determinato gruppo sociale o di un luogo geografico. Questi omicidi di solito sono commessi durante una certa ricorrenza, una festività o un anniversario: le feste di Natale nel caso di Black Christmas; la notte di Halloween nel film omonimo e in decine se non centinaia di altri titoli; in senso più lato, anche l’estate al campeggio di Venerdì 13 è una specie di ricorrenza; e così via. Questa regola è più fluida e non viene sempre rispettata al millimetro.

black christmas 1974

Come già visto, l’arma del killer è preferibilmente da taglio, e infatti in Scream c’è il coltellaccio usato dai vari Ghostface. Un’altra caratteristica degli slasher è che non sono film dichiaratamente nell’ambito del fantastico (nonostante eccezioni eclatanti come la saga di Nightmare), eppure i loro mostri hanno un’aura sovrannaturale. Sembrano immortali e dotati di una forza speciale, appena indossano la maschera o il costume che li contraddistingue. Sono semi-dei votati alla violenza più pura, manifestazioni di un subconscio feroce che oltrepassa l’umano.

 

Parliamo di teen slasher invece che di slasher e basta, perché le comunità di riferimento di Scream e di tantissimi altri film analoghi sono formate da adolescenti. La storia e gli omicidi si svolgono tra le mura del liceo, nelle camerette nelle case delle famiglie, alle feste e nei luoghi di convivialità di queste persone molto giovani. Sono occasioni spesso legate al divertimento, il cui apice gioioso è sempre stroncato dagli omicidi, specie quando c’è un coinvolgimento sessuale tra i personaggi.

COS’È UNA FINAL GIRL?

Qui cercherò di andare un po’ oltre l’ovvio, perché probabilmente sapete già le cose più importanti, ovvero: la final girl è l’ultima sopravvissuta del gruppo sterminato dal killer. È una protagonista femminile che riesce a prevalere sul mostro.

 

Il termine “final girl” viene inventato dalla teorica femminista Carol Clover, che scriveva di cinema horror nel famoso saggio del 1992 Men, Women, and Chain Saws: Gender in the Modern Horror Film. Clover è stata una delle prime persone a usare l’etichetta “film slasher” nei suoi scritti di cinema. Il termine “final girl” viene usato da Clover nell’articolo del 1987 Her Body, Himself: Gender in the Slasher Film, la cui versione ridotta diventerà poi il primo capitolo del suo libro.

 

Clover fa un’analisi della figura della final girl definendola come il personaggio principale, attraverso il cui sguardo seguiamo la storia. È lei che alla fine del film sconfigge il terribile mostro. Secondo Clover, questo all’epoca della nascita dello slasher era anomalo, perché normalmente un ruolo di quel tipo veniva attribuito a un protagonista maschile.

Da lontano, la final girl nata negli anni ’70 può apparire come un personaggio estremamente eroico, una conseguenza del discorso femminista di quel periodo. Clover però sottolinea come questa figura sia più ambigua di così. Non si tratta di un’eroina femminista trionfante o di una vendicatrice. Anche se abbatte il killer, passa quasi tutto il film inseguita da lui, nascondendosi, facendosi male, costretta ad assistere alla morte di tutti i suoi amici. Per Clover, si tratta di una sopravvissuta tormentata, più che dell’eroe del caso. Spesso è persino una sopravvissuta accidentale, che vince lo scontro per pura fortuna. Clover la definisce quindi “eroe-vittima” la cui funzione è trasmetterci paura e dolore.

Prima di Scream, la final girl inizialmente non è quasi mai sessualmente attiva e ha spesso un nome maschile o neutrale. Clover sostiene che la final girl sia rappresentata spesso come un maschiaccio perché il pubblico di riferimento che si doveva identificare con lei era quello degli adolescenti maschi, che all’epoca costituivano la maggioranza degli spettatori dell’horror. Stiamo parlando soprattutto dei primi anni ’80. Questo modello nascerebbe insomma dallo sguardo maschile, per lo sguardo maschile.

sidney prescott final girl scream

Ma anche se non è una figura intrinsecamente femminista, c’è però qualcosa di peculiare nel suo utilizzo: in quell’epoca, la final girl impone al pubblico maschile di identificarsi con lei, mentre fino a quel momento era sempre accaduto l’inverso, cioè che l’eventuale pubblico femminile fosse costretto a identificarsi nei protagonisti maschi. Nei film del primo periodo dello slasher, non ci sono personaggi maschili apprezzabili; l’unico ad avere rilievo di solito è l’assassino. La final girl diventa quindi l’unica proiezione possibile dell’identità del pubblico.

 

L’horror si è trasformato da allora, incamerando le riflessioni che vengono fatte in proposito. Lo stesso Scream è stato un tassello importante di questo passaggio anche per come ragiona proprio sulla figura di Sidney, che in parte rispecchia quanto teorizzato da Clover, in parte lo aggiorna.

COS’È IL META-CINEMA?

Parlando di Scream, una delle sue caratteristiche più note è la dimensione metacinematografica. I personaggi di Scream continuano a commentare tutto quello che accade come se fossero consapevoli di essere in un film dell’orrore. Se volessi farvela davvero breve, potrei dire che alla fine il meta-cinema è tutto qua. Ma non renderei giustizia al significato del termine, né all’uso che ne hanno fatto il regista Wes Craven e i suoi collaboratori e successori.

 

Partiamo dal prefisso “meta”, che ha vari significati e in tempi più recenti inizia ad assumere quello a cui faccio riferimento qui. La parola composta da “meta” davanti al nome di una specifica disciplina, oggi indica il caso in cui quella disciplina rifletta su se stessa. Nel caso della meta-letteratura, il dizionario Treccani la descrive come quella “produzione o pratica letteraria che ha come argomento i processi e le convenzioni della letteratura e della scrittura”. Prima del meta-cinema, c’è stato il meta-teatro. L’esempio più celebre è quello di Amleto di Shakespeare, dell’inizio del Seicento.

 

In questa tragedia elisabettiana, a un certo punto assistiamo a una rappresentazione teatrale in un certo senso diretta dallo stesso protagonista Amleto. Si tratta della riproduzione della scena dell’omicidio di suo padre, l’evento che ha fatto innescare la vicenda. Si tratta di teatro nel teatro, un espediente che poi ritroviamo in una miriade di opere in qualsiasi media.

Quando viene utilizzato, di solito è accompagnato da una riflessione sul mezzo stesso che si autorappresenta. Nel caso di Scream, c’è un intero capitolo della saga impostato proprio come il teatro di Amleto: è il terzo capitolo, che è interamente ambientato sul set di un film tratto dalla vicenda di Sidney. La protagonista si troverà quindi a scontrarsi col killer tra le scenografie che replicano la sua stessa casa e la sua città. Tutto questo fa parte dell’essenza più profonda di Scream, che già dal sequel Scream 2 contiene al suo interno la saga cinematografica di Stab, una replica distorta dello stesso Scream.

Il meta-cinema di Scream però non è solo in questo aspetto. Lo troviamo soprattutto nella continua riflessione sulle regole dello slasher, che vengono enunciate dai nerd di turno fin dal primo capitolo. Quando parlavo del “movie geek Randy” e delle sue eredi, cioè Kirby nel quarto film e Mindy nel quinto, mi riferivo proprio a questo discorso. Per spiegarvi anche questo termine: movie geek significa sostanzialmente “nerd appassionato e super-esperto di cinema”, che, come di consueto, non sta zitto un attimo.

 

Viene spesso fatto notare che i personaggi del nuovo Scream (2022) sono tutti espertissimi delle regole dello slasher. Mindy ha il ruolo di quella che ce le spiega, ma nessuno pare ignorarle e l’intero cast partecipa al rito della meta-riflessione. Il film commenta se stesso: ci spiega come è strutturato, quali svolte dovrà seguire la trama, chi sono i sospettati.

COS’È UN WHODUNIT?

Già, i sospettati. Proprio loro mi portano a un altro termine che è lo stesso film a usare per definirsi: oltre che “meta” e “slasher”, Scream si autodichiara “whodunit”. Si tratta di una parola nata per descrivere il giallo più classico. Il termine whodunit è una contrazione di più parole, che in inglese significano: chi è stato?

 

In questo, Scream è come i romanzi di Agatha Christie con Poirot o Miss Marple. Ci vengono presentati tutti i sospettati, ci viene fatto notare esplicitamente come avrebbero potuto realizzare il delitto e quando sono rimasti sprovvisti di un alibi. L’intera storia è trainata dalla suspense creata dalla curiosità di scoprire chi tra i personaggi sia l’assassino.

poirot branagh murder mistery

Questo tipo di giallo, che – sempre in inglese – possiamo anche chiamare “murder mystery”, è un genere che è nato con il racconto di Edgar Allan Poe Gli omicidi della Rue Morgue nel 1844. Raggiunge una grandissima popolarità durante il Novecento con la prolifica opera di Agatha Christie e non passa mai veramente di moda, anche se negli ultimi decenni non è più stato così centrale.

 

Si può osservare però un ritorno del giallo nelle tendenze contemporanee del pop ormai da qualche anno, con il successo della sua reinterpretazione quasi parodica del film Knives Out di Rian Johnson (di cui sta per uscire il sequel) e dei nuovi adattamenti di Poirot firmati da Kenneth Branagh. Notate che il film Knives Out viene esplicitamente citato proprio in Scream 5 durante una delle conversazioni sul cinema. In televisione, quella del giallo divertente è una formula che stiamo vedendo riapparire soprattutto nelle serie streaming in chiave di commedia, come Only Murders in the Building e The Afterparty, per citarne due molto recenti.

Secondo me non è un caso che assistiamo proprio ora al ritorno della saga di Scream, in cui la componente gialla è importante almeno quanto quella horror e quella meta. D’altra parte, questa è una caratteristica comune a moltissimi slasher. Proviene infatti dai suoi predecessori, i proto-slasher di cui parlavo all’inizio della puntata, che erano anche dei gialli.

COSA VOGLIONO DIRE CELEBRITY E INFLUENCER CULTURE?

Celebrity culture e influencer culture sono termini che ho usato in particolare in riferimento a Scream 4. Sono quasi sinonimi, anche se ritengo che “celebrity culture” sia più indicato per parlare dei primi quattro film della saga di Scream, mentre “influencer culture” traduce il concetto per il mondo del 2022.

Quando Scream 4 è uscito, nel 2011, l’internet dei social e delle app era ancora relativamente giovane. Esisteva già da un po’, ma la voglia pazza di celebrità era ancora parzialmente generata dalla televisione dei reality show, che avevano dominato gli anni 2000 e solo da poco iniziavano a tradursi in versione web, con nuovo tipo di ossessione. È da questa zona di confine che arriva la smania di fama che offre il movente nel quarto capitolo. Ma essa è già presente nei famosi “moventi anni ’90” dei primi film e nell’insistenza sul rapporto coi media evidenziata dallo Scream del 1996.

 

Potremmo dire che l’influencer culture è quell’idea, tipica di oggi, che ciascuno di noi debba trasformare la propria vita in contenuti da seguire online, nella speranza di diventare famosi. La celebrity culture è più o meno la stessa cosa, ma meno orizzontale, più legata a un modo vecchio di usare i mezzi di informazione e intrattenimento. Si accompagnano entrambe al culto di personalità tutto sommato mediocri, le cui vite seguiamo in tv o sul web come se fossero dei racconti seriali. È la società dello spettacolo, ed è la famigerata idea che tutti avremo 15 minuti di notorietà, ma portati all’estremo.

PREQUEL, SEQUEL, LEGACY SEQUEL, REBOOT E REMAKE

Il quinto capitolo di Scream ha impostato tutto il suo discorso meta sull’importanza dei legacy sequel nel cinema contemporaneo. Facciamo un po’ di chiarezza sulla differenza tra questo e un sequel convenzionale, e sugli altri termini associati.

 

Un normale sequel è il seguito di un altro film, un secondo capitolo che esce come proseguimento della storia iniziata nel primo. Esiste anche un termine assonante, prequel, che invece indica un film realizzato dopo il primo, ma che racconta fatti antecedenti a esso. Un esempio di prequel è Hannibal Rising: sia il romanzo, sia il film, sono stati realizzati molti anni dopo gli altri della saga. Racconta della giovinezza di Hannibal Lecter e di come sia diventato il mostro che conosciamo e amiamo.

 

Cos’è invece un remake? Sicuramente lo sapete già: è il rifacimento di un altro film. La vera domanda è: cosa distingue un remake da un reboot? Siamo in un ambito che non ha delle regole troppo precise, ci sono delle zone grigie.

In generale, potremmo però dire che un remake riprende la vicenda originale senza alterarla in maniera sostanziale. Avremo più o meno gli stessi personaggi con le stesse funzioni e la storia avanza in maniera molto simile all’originale. Un esempio estremo è quello di Funny Games, in cui il regista austriaco Michael Haneke ha rifatto il suo stesso film per il mercato americano senza cambiare nulla tranne gli attori (eppure il secondo film risulta non solo inutile, ma anche peggiore del primo, nonostante ne sia la fotocopia).

 

Un reboot al cinema è un’operazione un po’ diversa. Si tratta del rilancio di qualcosa, di solito di una saga. Spessissimo siamo nell’ambito del cinecomic, l’adattamento di personaggi preesistenti nati nei fumetti, che hanno già avuto diverse incarnazioni su vari media. Invece di realizzare un altro sequel o proporre il remake di una vecchia avventura, nel reboot la saga riparte da zero. Questa volta i personaggi avranno nuove caratteristiche, come per esempio nello Spider-man del MCU (lasciando perdere l’ultimo film). Non c’è continuità con la saga di Sam Raimi degli anni 2000 o con la successiva: nello Spider-man MCU il cast è cambiato, gli avvenimenti sono diversi, si va in una nuova direzione.

Il concetto di legacy sequel viene teorizzato in Scream 5 attraverso le battute di Mindy, che lo chiama “requel” per fare prima. Sono dei film che rifanno un film del passato, nel senso che ne riprendono la struttura narrativa in maniera consistente: la storia è quasi la stessa. L’esempio eclatante del 2022 è stato Top Gun: Maverick.

 

I legacy sequel non sono dei veri remake, però non sono neanche dei reboot totali, perché mantengono una continuità narrativa con i film che li hanno preceduti. Cioè, gli avvenimenti hanno luogo nello stesso universo narrativo, cronologicamente successivi a quelli dei film che li hanno preceduti. Allo stesso tempo, questi avvenimenti sono incredibilmente somiglianti a quelli del primo film che ha fatto partire tutta la saga.

La continuità viene rappresentata soprattutto attraverso quelli che vengono chiamati “legacy characters”, personaggi ereditati, diciamo. Questi personaggi provengono dal film originale. Logicamente sono invecchiati, infatti sono interpretati dagli stessi attori che li hanno portati sullo schermo la prima volta. In questo modo, si intercettano sia il pubblico nuovo, sia quello più vecchio che è incoraggiato a riprendere la saga dalla presenza dei suoi beniamini del passato. È una macchina della nostalgia serializzata e quindi piace tanto a Hollywood, che cerca sempre modi creativi per fare soldi sicuri, senza rischiare di investire in nuove storie.

 

Ne sono usciti parecchi, negli ultimi anni; alcuni sono andati bene, altri meno. Gli esempi più efficaci sono stati proprio il rilancio di Scream del 2022 e la nuova trilogia di Halloween iniziata nel 2018. Ma ci sono anche Star Wars: The Last Jedi, Jurassic World, Terminator: Dark Fate, Ghostbusters: Afterlife (tutti citati in Scream 5). Io alla lista aggiungo anche The Craft: Legacy, di cui avevo scritto a suo tempo proprio qui su Nerdcore.

 

La versione audio di questo glossario è apparsa nel mio podcast su cinema e serie tv Attraverso Lo Schermo.

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