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Giocate The Binding of Isaac, è importante.

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The Binding of Isaac è il titolo più importante sul mercato quando si parla di roguelike ma è anche tanto, tantissimo, altro.

The Binding of Isaac è uno dei titoli a cui sono più affezionato, uno di quelli che mi porto nel cuore e che ha contribuito, notevolmente, alla mia formazione di “videogiocatore adulto”. Si tratta di un videogioco come pochi, unico nel suo genere, capace di tirare fuori il meglio e il peggio da ogni persona che ha deciso di approcciarsi. Un videogioco che non capita spesso di giocare, uno di quelli che viene sviluppato una volta ogni cento anni.

The Binding of Isaac è fra i pochi titoli che riesco a definire a gran voce “perfetto”, uno di quelli per cui mi batto, sempre, nelle chiacchiere con amici. È uno di quei giochi che consiglio sempre, indipendentemente da chi mi trovo davanti e proprio per questo, e per tutti gli altri motivi, sono la persona meno adatta al mondo a parlare di The Binding of Isaac: ne sono ossessionato e innamorato al punto che non sono in grado di parlarne in maniera lucida, mai.
Persino quando, qualche espansione fa, smisi completamente di giocarci (per via di alcune idee che ancora oggi continuo a reputare “sbagliate” per la direzione del gioco) non riuscivo ad essere oggettivo quanto avrei voluto.

Oggi, dieci anni dopo la pubblicazione del primo titolo, The Binding of Isaac raggiunge il suo compimento: Repentance, l’ultima espansione pubblicata lo scorso Marzo, ha segnato il finale di una serie che è difficile da spiegare, di un prodotto che ha creato un’identità per il genere e che ha contribuito a rendere i roguelike quello che sono oggi senza che però nessuno, mai, sia riuscito nemmeno lontanamente ad eguagliare quello che Isaac è.

E me ne accorgo soprattutto oggi, mentre guardo la mia copia fisica di Returnal piena di invidia nel vedermi avviare l’ennesima partita su Repentance invece che un nuovo ciclo di Selene. Me ne accorgo leggendo lo scambio di battute con Lorenzo, nel momento in cui gli propongo questo pezzo: non riesco a fare a meno di The Binding of Isaac.

Perché? Perché funziona dannatamente bene, perché ha messo insieme, negli anni, una lore strabiliante, una community fantastica che contribuisce attivamente allo sviluppo del gioco, perché è stramaledettamente divertente e perché, sostanzialmente, non stanca mai.
Ed è questo, senza alcun dubbio, il punto di maggior forza del gioco: non puoi stancarti, nemmeno se lo vuoi, nemmeno dopo 1000 ore di gioco (fra questa e quella versione) riesci ad avviare una partita prigioniero di un loop di azioni e situazioni. Non in Isaac.

Ogni oggetto, ogni stanza, ogni personaggio (ben 34 con l’ultima grande espansione) rappresentano un’interazione unica che mescolata a tutte le altre va a creare un ecosistema di sinergie e una varietà di gameplay che nessun altro videogioco esistente sul mercato riesce a costruire.

Ma voglio scendere ancor più nel dettaglio, voglio spiegarvi perché parliamo di un titolo eccezionale e, soprattutto, perché dovreste smettere di leggere per correre immediatamente a giocarlo.

Questo piccolo viaggio nel mondo di gioco lo voglio iniziare da uno degli aspetti più interessanti della produzione, ovvero la sua narrazione e la sua lore che si spinge su tematiche estremamente forti e controverse e lo fa con una brutalità ed un’eccessività tale da riuscire ad entrare nella testa del videogiocatore e a radicarsi nel profondo senza via di scampo.

Si parla di religione ma si sprofonda nel proselitismo più becero affrontando un tema come l’indottrinamento forzato e tutti gli aspetti più bui, crudi e folli di una mente completamente condizionata dal dogma religioso.

Maggy, la madre del piccolo Isacco, ha avuto la vita condizionata dalla comunità cristiana del piccolo luogo in cui abita: tramite un programma televisivo religioso è sprofondata sempre più nell’abisso dell’esagerazione fino a diventare quasi un peso per la sia famiglia.

Suo marito, esausto dalla pazzia crescente della moglie che continua a condizionare la sua vita e quella di suo figlio con l’insegnamento religioso sprofonda nell’alcolismo e fugge abbandonando Maggy e Isacco alla tristezza della loro vita.

È la goccia che fa traboccare il vaso e la psiche molto debole di Maggy esplode in un tripudio di violenza: Isaac, con gli occhi di un bambino impaurito, non riesce a non vedere la madre come ad una figura satanica da cui fuggire e scappare e più Isaac si autoconvince di ciò più la madre, oramai in preda ai fumi della religione, vede in lui la tentazione di Satana e quindi qualcosa da “estirpare”.

Ed è in questo momento che il gioco ha inizio: “Dio” ordina a Maggy di sacrificare suo figlio, Isacco, per purificarlo e Isacco, udite queste parole cerca di fuggire attraverso lo scantinato.

Quello che verrà dopo è un susseguirsi di simbologie cristiane (e non) che scandiscono la fuga del poveretto che, apprenderemo presto, essere solo frutto della sua immaginazione condizionata da tutti quegli anni di indottrinamento forzato.

Isaac deve “liberarsi” dal condizionamento e per farlo deve uccidere metaforicamente quella figura che ha condizionato la sua vita, sua Madre, per riuscire, quindi, a “risorgere” a nuova vita come un ragazzino nuovo.

Non proseguirò avanti con il resto dei finali di gioco che mostrano, uno dopo l’altro, tutto quello che la mente del giovane Isacco ha creato. Basti sapere che stiamo vivendo un viaggio completamente all’interno dell’immaginazione di un ragazzino piccolo che ha vissuto una separazione disastrosa dei suoi genitori e sta vivendo una costante discesa nella pazzia di una madre che non riesce a vivere un mondo al di fuori delle pagine della sua Bibbia.

Il titolo è follemente farcito di riferimenti religiosi e simbologie uniche e particolari, fra oggetti, boss e nemici da uccidere per poter proseguire nella rocambolesca fuga del giovanotto che si fa strada a colpi di… lacrime. In fondo, l’unica arma di un bambino terrorizzato dei comportamenti della madre e che si porta dentro il grande vuoto dell’abbandono del padre non può che essere un pianto, lento, disperato e sommesso dalla scatola dei giochi di camera sua, il suo “luogo sicuro”.

Repentance, l’ultimo contenuto del gioco, ci offre l’ultimo dei finali necessari alla comprensione di tutta l’opera con una sequenza di gameplay da brividi che ci fornisce uno spaccato, terribile e terrificante, della vita del piccolo Isacco prima della triste dipartita di suo padre.

Oltre a ciò vengono aggiunti ai 17 personaggi presenti nel titolo altrettanti personaggi, che non sono altro che la versione “macchiata dal peccato” di quelli base. Possiamo quasi definirli i “personaggi reali” della vicenda: l’Isacco fuori dal mondo immaginario che si è costruito.

Ogni personaggio presente nel gioco rappresenta un gameplay unico: differenti statistiche e differenti modi di giocarlo grazie alle particolari abilità che lo caratterizzano. Ognuno si gioca in modo differente e richiede un approccio completamente diverso al gioco sotto qualsiasi aspetto: ci sono oggetti utili su qualcuno che appaiono completamente inutili su altri.
Insomma, ogni personaggio presente genera una moltitudine di approcci e strategie unici legati alle abilità di base presenti.

Ogni run richiede un buon livello di concentrazione e una buona capacità di analisi e di pensiero soprattutto con Repentance che aggiunge un livello di difficoltà incredibilmente alto e, allo stesso tempo, una complessità strategica più profonda.

Proprio per questo The Binding of Isaac non è un gioco per tutti ma, allo stesso tempo, è un gioco che tutti dovrebbero giocare: è un titolo che ti forma, ti regala un nuovo modo di approcciarti al videogioco e un nuovo modo di pensare e di vivere il medium.

Potrei stare qui per ore a scrivere di quanto mi ha dato anche nella mia vita di tutti i giorni, come mi abbia insegnato, a modo suo a non mollare e a cercare una strada alternativa, di come mi abbia spinto ad informarmi su determinate tematiche o come mi abbia regalato delle amicizie incredibili.

Potrei stare qui ore a disquisire degli oggetti presenti, di quello che rappresentano e di come sono rappresentati. Potremmo parlare per giorni, mesi, di tutta l’esperienza che questo titolo mi ha regalato e di come, oggi, io sia quello che sono anche grazie a lui.

Posso raccontarvi come è iniziata, però, in chiusura di questo articolo inconcludente. È iniziata, come spesso accade, con il download di una copia pirata, circa 10 anni fa, della prima versione del gioco. Ero un ragazzetto e i miei non volevamo comprarmi videogiochi.

Lo provai e lo abbandonai, quasi subito. “È troppo difficile e non si capisce niente”.

Lo ripresi in mano qualche mese più tardi, per noia e provai a capirlo meglio. Quello stesso giorno implorai mio padre di comprarmelo perché non volevo continuare a giocare su una copia pirata un gioco del genere.

Ecco, The Binding of Isaac ha segnato anche l’ultimo gioco pirata che ho giocato in vita mia, in un certo senso mi ha insegnato anche il valore di un videogioco e quanto i sta dietro.

Quel giorno, almeno un po’, sono diventato un “bambino” grande.

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