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Frozen 2 - Il segreto di Arendelle: Tripudio di colori pastello su letto di ghiaccio e canzoni

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Dopo l'incredibile e anche inaspettato successo del primo capitolo, Disney torna a parlarci della Principessa di Ghiaccio, di sua sorella e... dell'omeopatia, forse.

Urca urca tirulero, oggi splende il sol! Sono stata all'anteprima stampa di Frozen 2 - Il segreto di Arendelle e ne sono uscita assolutamente entusiasta. Il film non è bello, di più, e non ho paura di sembrare esagerata. La gamma cromatica ha dell'incredibile, e se già dal trailer potevamo renderci conto che ci saremmo trovati davanti a uno spettacolo di tinte pastello, ora ve lo posso confermare. Per quasi l'intera durata del film vi sembrerà di essere davanti all'opera di un impressionista ottocentesco con la tavolozza pronta per dipingere una composizione di macarons. Avete presente i colori tenui e colorati delle meringhette bombate, tanto costose quanto buone, che vanno di moda negli ultimi anni? Ecco, i colori sono quelli, ma abbinati con una tale cura e perizia da lasciare a bocca aperta.

Comunque, posto che non ci siano dubbi sul fatto che questo sequel superi a man bassa Frozen - Il regno di ghiaccio, se non avete visto il primo e intendete guardare il secondo, sarà bene che facciate i compiti e lo recuperiate prima di andare al cinema. La storia infatti si aggancia a più riprese al predecessore, con flashback, citazioni, dettagli nascosti e molte (troppe?) altre strizzate d'occhio che val la pena di cogliere.

Tra i motivi per cui Il segreto di Arendelle batte Il regno di ghiaccio c'è sicuramente la trama.

Quella del primo capitolo era abbastanza lineare: due sorelle restano orfane, una ha i poteri magici ma non li sa gestire, l'altra no; quella magica si forza a un isolamento che, guarda un po', non le fa tanto bene, esplode in un rantolo emotivo (e pericoloso) e fugge per paura e vergogna. L'altra la insegue, le fa capire che magari ci sono modi migliori per affrontare le difficoltà, la aiuta e vissero tutti felici e contenti. Poi c'era tutto il siparietto sul principe Hans e il bacio del vero amore ma su questa parte glissiamo che magari qualcuno non l'ha visto e giustamente non vuole spoiler.

Nel secondo invece è tutto molto più intricato. Elsa sente le voci e proprio come Giovanna d'Arco decide di seguirle. Di nuovo prova a far tutto da sola, ma questa volta accetta l'aiuto della sorella e insieme partono per la Foresta Incantata. Da lì è un susseguirsi di colpi di scena, magia, incontri con personaggi vecchi e nuovi, decisioni importanti da prendere e conseguenze da affrontare. Mi è piaciuto proprio perché, nonostante sia altamente prevedibile, riesce comunque a mantenere alta l'attenzione e soprattutto a coinvolgere tantissimo. Mi sono addirittura commossa tre volte, che è tre più della media con cui mi commuovo di solito (eccezion fatta per Coco), quindi qualcosa dovrà pur significare.

Davvero pregevole, anche perché tutti i personaggi vengono sviluppati singolarmente, approfondendo il carattere e la maturazione di ciascuno. Se nel primo capitolo la distribuzione era 70% Elsa, 30% Anna, qui c'è spazio per tutti: oltre alle due sorelle anche Olaf e Kristoff attraversano una grossa fase di cambiamento, che li trasforma in personaggi nuovi e completamente diversi da quelli d'inizio.

Olaf in particolare è forse quello che mi ha commossa di più. Al di là del ruolo di macchietta comica, che riveste alla perfezione vista la reazione dei bambini in sala (ridevano a ogni sua battuta, manco fosse un riflesso incondizionato), se la cava bene anche come moderno Peter Pan. Che il pupazzo di neve doppiato da Enrico Brignano fosse un po' atipico già lo sapevamo, perché un omino di ghiaccio che ama l'estate e i caldi abbracci non lo si trova spesso, ma nella sua stranezza manifesta un comportamento assolutamente legittimo: è terrorizzato dall'idea che qualcosa possa cambiare. Ha paura di ogni foglia che cade, dell'autunno che incombe e manifesta questo suo senso di disagio alternando momenti di euforia, infantile attaccamento alle persone e inconsolabile tristezza. Se ne esce con frasi come "il cangiamento si fa beffe di noi con la sua bellezza", come il più meditabondo degli adolescenti, ma poi guarda Anna con quei sui occhioni espressivi e la implora di non lasciare che le cose cambino. Ovviamente, tutto viene stravolto.

Gli stravolgimenti sono un'ottima cosa, perché da un certo punto in poi accetta l'idea del diventare grande e inizia a crederci fortissimo. Accecato dalla convinzione puerile che gli adulti sappiano sempre tutto, decide di diventare uno di loro. Così ci si mette d'impegno, attraversa una metamorfosi degna del migliore dei caterpie e raggiunge uno stadio evolutivo superiore, forse non del tutto adulto ma sicuramente più consapevole.

Se si vuole andare a caccia di difetti a ogni costo, la parte che mi ha convinta meno sono le canzoni.

Sono tante, a volte sono troppe e in qualche scena Frozen 2 - Il segreto di Arendelle è troppo musical e troppo poco film d'animazione. Per carità, è un film Disney, lo so che il compendio canoro ha una parte importante tanto quanto la protagonista, ma in alcuni momenti si è passato il limite. Comunque non siamo ai livelli di Nightmare Before Christmas, che è proprio un musical animato, però avrei preferito più dialoghi o, soprattutto, silenzi.

Ciò detto, non è tutto da bocciare, anzi. Elsa ha due assoli graficamente stupendi, con giochi di luce e colori che la assecondano nei movimenti. Non sono sicurissima ci sia una nuova Let it go, ma soprattutto il secondo dei due pezzi fa ben sperare. Se avete in casa un* disneymaniac, di quell* che imparano tutti i testi di tutte le canzoni e si prodigano in perfette riproduzioni dal vivo, è il momento di mettere mano a tappi per le orecchie e cuffie antirumore. Serena Autieri (Elsa) e Serena Rossi (Anna) hanno infatti dato prova di riuscire a raggiungere un'estensione vocale che forse solo Mina supererebbe, creando momenti di vero spettacolo e puro godimento, che però difficilmente riusciremo a emulare con Singstar.

Poi ci sono le canzoni che prendono in giro altre canzoni, in uno mix metacanoro di citazionismi e parodie. Dai Queen alle boy band, c'è spazio un po' per tutti i generi e forse questo è l'aspetto migliore dell'avere così tanti componimenti in così poco tempo.

Comunque non vedo l'ora che escano tutte le musiche in lingua originale (oltre che in italiano) per fare un confronto e riascoltarle meglio. Se Into the Unkonwn sarà la nuova Let it Go è presto per dirlo, ma sicuramente non mancherà di farsi notare.

Ultimo appunto, i contenuti.

Il titolo originale di Frozen 2 - Il segreto di Arendelle è Frozen 2 - Into the Unknown ma effettivamente la traduzione può andar bene solo fino a un certo punto. Perché se da una parte è vero che nel film viene raccontata tutta una storia segreta legata in qualche modo ad Arendelle, dall'altra si va a perdere completamente quello che è il succo della vicenda. Il perno attorno al quale ruotano tutti i personaggi è proprio il doversi buttare nell'ignoto, in una gigantesca e perfettamente dipinta metafora del diventare grandi.

Le due sorelle erano già maturate nel Regno di Ghiaccio e infatti lo si è visto subito nello speciale di Natale, Frozen - Le avventure di Olaf, nel quale abbiamo avuto a che fare con un'Anna più consapevole e padrona della situazione. Qui però è tutto completamente diverso, su scale di molto maggiori, tanto che alla fine del film nessun personaggio è lo stesso che era all'inizio. Ciò però accade soltanto quando ciascuno, nel proprio percorso personale, trova il coraggio di affrontare le incognite del futuro e beccarsi tutte le conseguenze che comportano.

"Quando non si vede futuro, l'unica cosa da fare è fare ciò che è giusto." è il mantra portante, dietro al quale, chi prima, chi dopo, s'accoda e raggiunge una conclusione degna e felice. Il tutto è magistralmente raccontato dalle tinte scelte, perché man mano che Elsa si scalda, il blu diventa viola, poi rosa e così via. Lo stesso vale per i paesaggi e per gli altri personaggi, tutti immersi in tavole variopinte e piene di dettagli che arrivano addirittura a sfiorare il realismo vero e proprio. Soprattutto sul finale, la computer grafica raggiunge davvero livelli altissimi di verosimiglianza.

"Quando non si vede futuro, l'unica cosa da fare è fare ciò che è giusto."

C'è un ultimo, piccolissimo neo, che vi voglio accennare: il sottile (e forse involontario) riferimento all'omeopatia. Non posso purtroppo parlarvene troppo, che poi si rischiano gli spoiler, ma sappiate che l'approccio terribilmente ingenuo di Olaf alla vita lo porta a ripetere più volte che "l'acqua ha memoria". La memoria dell'acqua riveste un ruolo abbastanza chiave in diversi punti del film, il che non costituisce assolutamente un problema, fintanto che ci ricordiamo tutti che questo è un cartone animato con pupazzi di neve parlanti, sassi antropomorfi e magia. Poi per carità, che ci crediate o meno sono affari vostri, però vi prego: non è necessaria una polemica contro il film, non è lavaggio del cervello, la Disney non sta cercando di farci abbandonare la medicina scientifica ma, soprattutto, Frozen non costituisce una fonte attendibile per sostenere che l'acqua davvero abbia memoria e che quindi l'omeopatia funzioni. Probabilmente non era necessario specificarlo, ma non si sa mai.

In conclusione, Frozen 2 - Il segreto di Arendelle è davvero un gran bel film. Per carità, non è privo di difetti, ma sinceramente a me è davvero piaciuto tantissimo. Se fossi ancora alle elementari sicuramente l'avrei adorato, mi sarei immedesimata in Elsa e avrei giocato almeno per tutto l'inverno a scagliare raggi di ghiaccio e cambiare d'abito con fiocchi di neve. Ora mi identifico di più con Anna, ma poco cambia. Ci sono tantissimi dialoghi e contenuti adatti ai bimbi e qualche strizzata d'occhio per gli adulti che li accompagnano al cinema, il tutto con la miglior resa grafica possibile, magistralmente colorata. Gli aspetti negativi non pesano poi tanto sul totale.

Davvero, se volete farvi un favore, andate a vederlo (l'accompagnamento di un infante è consigliato ma non necessario).

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