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Five Nights at Freddy's: la recensione da Lucca Comics & Games 2023

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Five Night's at Freddy's rientra in quel filone di film tratti dai videogiochi,, dopo una lunghissima gestazione arriva al cinema. Lo abbiamo visto al Lucca Comics & Games 2023 per parlarvene

Nel 2014 era facile vedere pessimi giochi pieni di jumpscares fioccare su Steam e affini, perché youtuber e affini erano sempre in cerca di nuovo materiale horror che gli permettesse di avere (o a volte fingere) un sano spavento.
Molti di quei titoli erano solo brutti giochi che lanciavano mostri in primo piano cercando di cavalcare l’onda, uno dei pochi a sopravvivere e crearsi una fanbase adorante e una profonda mitologia è stato Five Nights at Freddy’s. Fenomeno così di culto che ne è strato fatto un film che è stato proiettato a Lucca Comics & Games 2023, dove ho avuto l’opportunità di vederlo.


Parliamo del fenomeno Five Night’s at Freddy’s per prima cosa.
Il gioco ci vede nei panni di una guardia di sicurezza notturna che deve sopravvivere cinque turni di notte dentro un vecchio ristorante per famiglie dismesso, chiamato Freddy Fazbear, che è una reinterpretazione della nota catena Chuck E. Cheese.
La particolarità di questi ristoranti, popolari negli anni 80, è la presenza di mascotte robotiche che suonano sul palcoscenico del locale e in FNAF costituiranno il pericolo da cui dovremo difenderci, guardando i loro spostamenti sulle telecamere di sorveglianza e gestendo l’energia residua della batteria che ci permetterà di chiudere le porte ermetiche della security room in caso che gli inquietanti pupazzi si avvicinino troppo.
I mostri sono riconoscibili e diventati in fretta iconici, dalla volpe con la benda e l’uncino, chiamata Foxy, al misterioso ed etereo Golden Freddy, che sporadicamente appare e sembra essere meno fisico degli altri, una sorta di spettro che distorce la realtà che lo circonda.
La particolarità del gioco sono i vari indizi che ci vengono lasciati in giro per dare spiegazione a ciò che sta accadendo, ma soprattutto gli intermezzi fra una notte e l’altra: minigiochi in pixel art che ci mostrano delle scene criptiche legate agli animatroni e ad un gruppo di bambini.


Da qui il fenomeno FNAF ha cominciato a crescere, con il suo creatore Scott Cawthon che produce svariati seguiti, spin-off e romanzi che nascondono informazioni segrete per decifrare l’intricata rete di misteri associati alla figura della simpatica mascotte della pizzeria, in una storia oscura fatta di gente maciullata in costumi da orso, fantasmi, sparizioni di bambini e scienziati pazzi che cercano di mantenere in vita qualcosa che è stato perso.

Con una base del genere, il rischio di essere l’ennesimo brutto film tratto da un videogioco era dietro l’angolo, senza contare che l’esplosione di FNAF era arrivata sulle scrivanie dei produttori già dal 2015, ma una travagliata produzione ne ha rallentato fortemente lo sviluppo, quindi la possibilità di annoiarsi a morte per 110 minuti era dietro l’angolo. Five Nights at Freddy’s però è un film perfettamente consapevole delle sue possibilità, di cosa può funzionare e come farlo funzionare.

Il film parte dall’idea del gioco di una guardia di sicurezza notturna del vecchio Freddy Fuzzbear Pizza. In questo caso, però, il protagonista, Mike, deve accettare il lavoro per poter mantenere la custodia della sorellina Abby, una bambina ossessionata da strani disegni e amici immaginari.
Mike, invece, passa gran parte del suo tempo ad ossessionarsi col suo passato, dal quale ha un rapporto quasi di dipendenza, perché macchiato da un evento a cui vorrebbe dare una risposta.

Il film sa che sarebbe inutile fare Jumpscare casuali col pupazzo di una gallina con un muffin in mano e decide di diventare una cosa completamente nuova, abbracciando il lato più giocoso e fantasioso del franchise, cercando però di mantenere una struttura horror consolidata.
Invece di citare per filo e per segno gli intermezzi in 8-bit che ci raccontano del passato, dei bambini e dei misteriosi colpevoli di crimini indicibili, danno una giustificazione del perché in mezzo alla storia debbano esserci delle visioni di bimbi inquietanti che sono legati alle mascotte di una pizzeria in disuso.
La mitologia di FNAF, così strana e sopra le righe, diventa un punto di forza della pellicola, che invece di inseguire l’orrore a tutti costi, preferisce diventare Piccoli Brividi con un goccio di Scooby-Doo, con un risultato veramente piacevole.

Certo, questo approccio genera alcune semplificazioni di scrittura, e a volte per seguire la citazione del gioco e l'master egg si perde in una o due scene gratuite (la presenza di Golden Freddy ad esempio), però nel complesso riesce sempre a trovare la strada giusta. Se avessi un ipotetico nipote di tredici anni lo porterei sicuramente a vedere il film, ottimo punto di ingresso per i più piccoli che sono interessati al cinema horror.
Non solo per il suo essere un popcorn horror molto digeribile, ma anche perché un adulto non si scassa le Chuck E. Cheese a guardarlo.

Quindi, se siete fan della saga o solo curiosi, vi troverete davanti un film ricco di riferimenti ma perfettamente digeribile anche da chi si approccia al franchise per la prima volta. Senza contare che l’aspetto pupazzone dei mostri rende molto bene a schermo, soprattutto il muffin.

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