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Eternity - Anteprima da Lucca Comics & Games

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Alessandro Bilotta torna a raccontare la sua Roma in una storia vibrante e sognante con protagonista un novello Virgilio.

Lucca è situazionista.

 

Non può essere raccontata o rappresentata secondo l’ordine urbanistico delle sue parti ma come una trama di attraversamenti, di storie che si incrociano, di piazze che diventano altro fino a collassare per la capienza raggiunta, i padiglioni possono diventare installazioni e chi c’è dentro essere cotto in vasocottura.

 

L’incontro con Alessandro Bilotta fortunatamente è all’aperto, di fronte al padiglione storico di Bonelli. I lettori Bonelli sono già in fila per i firmacopie a battaglione che si susseguono con autori convenzionali e non, lui è fuori, mentre aspetto vedo passare Mauro Boselli, come veder camminare una montagna, e incontro Sergio Gerasi, disegnatore del volume per il quale sono a fare l’incontro. Il suo stile è meraviglioso, intrinsecamente nervoso, espressivo, vibrante in monocromatico, sono curiosissimo di vederlo colorato in questo Eternity.

So di Eternity dal 2019, da un firmacopie per l’edizione integrale de La Dottrina, una storia tra Orwell e Moore con i disegni di Carmine Di Giandomenico. Eravamo lì a chiacchierare della chiusura di Mercurio Loi e di come comunque fosse un’apertura a nuove storie e proprio con la luce di Mercurio Loi, l’aura dorata che investe Roma all’alba, di Eternity prima ancora che il nome sapevo di come il colore e la luce avrebbero rivestito un ruolo importante anche in questo nuova incarnazione di Roma: la luce e i colori dei neon.

 

Lo stile di Alessandro è peculiare. È una tra le voci più autoriali nella scuderia Bonelli, con uno stile unico, molto british nel suo piazzare gli eroi sul sedile del passeggero ad affacciarsi sulle storie degli altri, che in Dylan riecheggia di alcune tra le più atipiche storie che Tiziano Sclavi ha scritto per lui, rendendolo una vittima degli eventi, discordandosi dal modello che lui stesso aveva ideato, parodizzando l’uso che Conan Doyle faceva degli elementi ricorrenti della sua narrativa.

In questo intreccio di riferimenti Alessandro Bilotta ha fatto la sua fortuna, associato indissolubilmente alla saga del Pianeta dei morti Speciale a cadenza annuale sulle pagine di Dylan Dog, dove si evidenzia il chiaro intento di aprire il punto di osservazione su tutto un mondo che non è più quello inventato da Sclavi, ma da quello prende il la.

 

Eternity quindi arriva in un momento molto buono della narrazione della romanità.
Roma è una città che si presta a fare da palcoscenico perché è una città storica, e la storia è un elemento quasi materico, è nell’aria che si respira (e appunto nella sua luce) lo stratificarsi delle epoche e degli eventi. Facile immaginare di fotografare un momento con i suoi personaggi che entrano ed escono dall’obiettivo del racconto, un palcoscenico calcato da milioni di individui prima e dopo di loro che avranno storie più o meno importanti di loro ma tutte ugualmente volatili rispetto all’eternità di Roma.

 

Eternity è una storia che parla della ricerca dell’immortalità attraverso il personaggio di Sant’Alceste, al secolo Alceste Santacroce, dandy e giornalista della rivista L’infinito a partire da un episodio di cruda mortalità che, per certi versi, mi ha ricordato alcune trame felliniane anche per la rappresentazione viziosa e sognante nella quale si muove: “Una serie di esseri umani che sembrano quasi alla fine di loro stessi in un’atmosfera di grande decadenza”.

Sant’Alceste è un novello Virgilio che si occupa di raccontare la complessità dei mondi che convergono nell’idea di eternità di Roma, seducente nel suo suggerire il miraggio della vita eterna ma crudele nel ricordare come invece tutti coloro che la attraversano siano mortali, in fin dei conti.

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