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Disegni di sangue di Poppy Z. Brite, parliamone con la traduttrice

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Con "Disegni di Sangue" di Poppy Z. Brite scopriamo il volto nascoto dell'America di fine anni 90, il mondo culturale, sessuale e le sue idiosincrasie.

“Disegni di sangue”, ovvero “Drawing Blood” (1993), di Poppy Z. Brite è un anomalo romanzo horror che mi sento di consigliare nella maniera più assoluta a tutti i lettori di N3rdcore.it, presto scoprirete perché.

Intanto una doverosa premessa, Poppy Z. Brite è il nome con cui vengono firmati i romanzi e le opere letterarie, ma in realtà dovremmo parlare di Billy Martin. Per conoscere questo meraviglioso personaggio dobbiamo prima insinuarci nella sua vita privata, al fine di comprendere in toto la sua produzione narrativa.

“Da quando ero abbastanza grande da capire cosa erano gli omosessuali, ho sempre considerato me stesso come un omosessuale a cui è capitato di nascere in un corpo da donna, è questa la prospettiva da cui provengo”.

Aggiungo che Billy Martin si riconosce “biologicamente” come una “female writer”, almeno ai tempi del suo diario. Ora forse la questione è diversa e preferisce in toto il pronome maschile. Comunque la vita privata di Billy Martin si ripercuote nei  leitmotiv dei suoi romanzi, le relazioni omosessuali sono costantemente presenti e riflettono non solo i dissidi interiori dello scrittore ma anche i suoi interessi scientifici e psicologici. Infatti in quegli anni iniziò a parlare e a scrivere ampiamente di disforia di genere e di problematiche transessuali. La particolarità di Billy Martin è di aver messo sotto la luce del sole i suoi problemi e la sua interiorità in un frangente storico ancora non del tutto aperto al mondo LGBTQ (a cavallo degli anni 2000).

Anni in cui i primi teorici della gender sexuality non avevano ottimamente codificato i vari aspetti del mondo queer ed erano generosi a distribuire pregiudizi ed etichette.

Sempre nel suo blog Billy Martin dice “Io sono soltanto me”. Nell'agosto 2010 ha iniziato la terapia ormonale e ha dichiarato di preferire il pronome maschile, come avevo accennato prima, e poi ha detto “Io vivo con due fidanzati, entrambi bisessuali, e tutti noi abbiamo una relazione a tre”.

Poppy Z. Brite prima della terapia ormonale

Questo serve a capire non solo il perché l'omosessualità sia un elemento chiave dei suoi romanzi ma anche per riflettere sull'importanza sociale dei suoi scritti, veri manifesti horror queer che ritraggono l'America degli anni 90/2000.

Ma ora torniamo a “Disegni di sangue”.
Nel cuore di un'America rurale e che ricorda le terre delle frontiere inizia la triste vicenda di Bobby McGee, talentuoso fumettista che ha raggiunto il vertice con “Birdland”, fumetto atipico e psichedelico.

Trevor è soltanto un bambino di 5 anni quando si sveglia nella casetta in Violin Road a Missing Mile e assiste a una carneficina, sua madre è stata uccisa e il suo fratellino Didi giace senza vita nel suo lettino. Bobby, il padre, si è impiccato all'asta della doccia.

Trevor viene affidato ad altre famiglie e cresce coltivando l'amore per i fumetti e l'arte, uniche eredità del padre; ma  si porta dentro anche tanti interrogativi. Perché il padre lo ha lasciato in vita? Perché ha fatto quello che ha fatto? Le risposte sono impossibili da trovare, forse c'è una possibilità nell'arte stessa o forse, più semplicemente, nel passato. Nella casa a Violin Road.

 

Copertina Edizione Italiana

Un Trevor venticinquenne ritorna a Missing Mile, come un archeologo del dolore scava tra le macerie della sua infanzia alla ricerca di se stesso; nonostante quella casa sia ammantata da un'area di diabolica perversione. Come se le pareti lo spingessero a non essere se stesso.

Se state pensando che la casa infestata sia uno stereotipo consumato nell'horror e un topos fin troppo abusato nella narrativa del soprannaturale avete perfettamente ragione.

Ma a differenza di molti altri romanzi la casa di Violin Road non è l'elemento centrale del romanzo; certo è un luogo maledetto e macchiato di sangue e ricordi raccapriccianti ma è anche un portale per una other dimension più logorante. Non è la casa il problema, ma ciò che si cela oltre di essa.

Del resto Poppy Z. Brite scardina un poco il luogo comune della casa infestata dai fantasmi; non è un luogo dedito solo alla paura e all'abisso della ragione ma il posto dove nasce una struggente storia d'amore animata da una caratterizzazione perfetta dei personaggi (che andremo a conoscere nel dettaglio).

Perciò il romanzo ha una doppia natura estremamente interessante, da un lato la schematizzazione narrativa di stampo classico (nessuna acrobazia metanarrativa o esagerata) e dall'altro la potenza di rivoluzionare la letteratura americana con tantissimi innesti culturali: la filosofia freak-cyberpunk, il mondo fumettistico, la patina hippie-beat della sessualità libera e dell'uso delle sostanza psicotrope, il cuore pulsante dei sentimenti dell'underground e la colonna sonora del rock e di tantissimi altri artisti musicali.

Anche Zach Bosch si ritrova a Missing Mile, lui sta sfuggendo da qualcosa di più “concreto” dei ricordi terribili, bensì dai federali che vogliono metterlo in gattabuia per i suoi crimini di hackeraggio (siamo negli anni 90, il decennio della rivoluzione freak-cyberpunk). Il giovane e suadente Zach si imbatte per caso in Trevor, anch'egli un bel ragazzo dallo sguardo misterioso. Nasce una chimica immediata tra i due, che si evolverà nel sesso e nell'amore.

Ho letto diversi romanzi di genere fantastico che hanno protagonisti omosessuali (Cfr. A Land Fit For Heroes, Richard K. Morgan) e spesso le scene sessuali erano forzate e fini a se stesse e non aggiungevano molto alla trama o alla caratterizzazione dei personaggi, trattasi di casi palesi di rainbow-washing (o queer-washing). In “Disegni di Sangue” non ho notato nessuna forma di scurrilità, volgarità gratuita o vuoto narrativo, anzi ogni bacio e ogni fellatio tra i protagonisti serve a intagliare nuove sfaccettature.

Il sesso rende tridimensionali questi giovani ragazzi tormentati da un'infanzia nefasta; anche Zach ha avuto un rapporto strano con i genitori che si è tradotto nella mancanza di vere relazioni sentimentali e lo ha portato a vivere soltanto rapporti occasionali con sconosciuti. Ma questa volta Zach è innamorato davvero, nella casa degli orrori.

È interessante notare anche i simbolismi vitalistici sparsi in giro durante le scene sessuali, lo sperma, il seme che da la vita è in netto contrasto con il sangue che impregna le pareti e l'odore di morte che la casa conserva. In poche pennellate Poppy Z. Brite codifica l'essenza umana in un ouroboros che dona la morte e la vita; il risultato è stupendo, onirico e pindarico.

Come non citare poi la lenta e dettagliata descrizione del corpo maschile, dalla stimolazione delle zone erogene alla resa di una sensibilità “tipicamente” maschile. Quel che voglio dire è che l'autrice/autore è stata in grado di immedesimarsi totalmente nel corpo maschile, e lo fa con una delicatezza così infinita che ci fa desiderare ancora di più l'amplesso dei suoi personaggi.

A mio avviso il romanzo inizia a trasudare la sua vera potenza verso le battute finali, quando l'arte e i fumetti prendono il sopravvento. Così i nostri protagonisti si ritrovano catapultati in Birdland la terra fantastica disegnata da Bobby e poi dal figlio Trevor!

Attraverso il sesso, le droghe, l'alcool, la musica, e le presenze oscure della casa i due ragazzi riescono a oltrepassare il Reale. Il velo di Maya viene scansato, quel che c'è dietro la realtà è una hyper-sensibility morbosa e accattivante, l'arte che si auto-alimenta con il sangue dei suoi artisti e il male è una risposta che non si trova da nessuna parte.

Il male non si spiega, si vive.
Tutto questo, comunque, mi ha fatto tornare in mente un “famoso” femminicidio all'interno del mondo fumettistico horror, parlo ovviamente di Blake Leibel, l'artista canadese che ha massacrato e seviziato la sua fidanzata rievocando perfettamente le scene che aveva disegnato in un suo fumetto horror,  “Syndrome”.

Fumetto che si conclude con la frase “Alla fine, diventiamo tutti mostri”.

Condanna esistenziale che spesso trova conferma. E tocca voi scoprire cosa succede a Zach e Trevor nelle lande fantastiche di Birdland. Nel dubbio ricordate che l'Arte è sempre una forma di comunicazione, resta a noi capire cosa possiamo attingere dall'oblio personale dell'artista. Amore e morte. Sempre insieme, dall'alba dei tempi.

 

Contenuti Extra: Intervista alla traduttrice di Poppy Z. Brite, Francesca Noto,  ed estratto del prossimo libro in uscita "Colpevole ma Pazza"   per l'editore Indepedent Legions Publishing.

I° contenuto extra:

"Disegni di sangue" è in assoluto un horror atipico, non solo per i contenuti, ma per la delicata prosa che Poppy è in grado di padroneggiare. Quanto è stato bello tradurre questo romanzo e ora qual è il tuo rapporto con questa autrice?

Innanzitutto, Cristiano, grazie per avermi voluto intervistare. Riguardo alla tua prima domanda, posso solo dirti che "Disegni di sangue" ("Drawing Blood", in originale) è diventato uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, che periodicamente vado a rileggere in lingua originale, beandomi della prosa lirica di Poppy, che riesce a tratteggiare emozioni, sentimenti e umanità in ogni suo scritto, e perfino quando narra vicende che si inseriscono completamente nelle tematiche dell'horror. Il mio rapporto con lei? Mi piace moltissimo, come scrittrice e come persona, e ho cercato, nella mia traduzione, di far sentire la sua voce, di mantenerla il più possibile intatta anche in italiano. Con autori della sua bravura non è facile, ma spero davvero di aver fatto un buon lavoro.

 

L'arte è un dolore, un viaggio, è esplorazione e conoscenza. A volte è un infinito indagare dentro le cose. Spesso è questo  uno dei messaggi fondamentali che "Disegni di Sangue" trasuda, ma citando una frase a fine volume, davvero "L'arte non è uno specchio ma un martello?"

 

La visione dell'arte e il concetto di artista è di sicuro uno dei temi fondamentali di "Disegni di Sangue". In particolare per Trevor, uno dei due protagonisti del romanzo, l'esplorazione dell'arte diventa esperienza nell'accezione più intensa e dolorosa del termine, andando perfino oltre l'insegnamento di Arthur Rimbaud (secondo il quale l'artista deve farsi veggente, "attraverso un lungo, immenso e ragionato disordine di tutti i sensi"). Trevor osserva e vive ogni esperienza su di sé, anche e soprattutto attraverso il dolore, che ha conosciuto brutalmente fin da giovanissimo, e distilla tutto ciò nella sua arte visiva. L'arte per lui diventa effettivamente specchio e poi martello (secondo una frase attribuita a Bertolt Brecht), visione e distruzione sino alle estreme conseguenze. Ma c'è qualcosa di ancora più grande, alla fine, che trasuda in questo romanzo sulla visione dell'arte, nel suo intreccio con la vita. Invito i lettori a scoprirlo.

Sesso, droga, rock & roll, e sublimazioni fumettistiche, Poppy è un'autrice che sintetizza in unico romanzo l'America e la sua cultura, figlia delle sperimentazioni degli anni 60/70 in poi,  rendendo "Disegni di Sangue" un vero manifesto culturale. Secondo te quali possono essere le influenze (consce e inconsce) che hanno  ispirato questo splendido romanzo?

 

 

Sono in effetti tanti gli ispiratori di questo romanzo, in tutti i campi dell'arte, da Robert Crumb a Tom Waits, da William S. Burroughs all'immancabile Charlie "Bird" Parker, che con le sue immortali note jazz accompagna tutta la storia. Del resto, è la stessa Poppy a citarli espressamente nel libro.

Vorrei tornare sulla sessualità, ho letto altri testi con rapporti omoerotici ma spesso ho riscontrato alcune "morbosità", non nei temi ma nella scrittura. Il sesso (omosessuale come eterosessuale)  spesso viene inserito per colmare alcuni vuoti narrativi, a una finalità fine a se stessa. Nel romanzo di Poppy invece il sesso è importante per la trama, per intessere un arazzo socio-culturale e soprattutto ci sono bellissime e intense descrizioni.  Riguardo a questi assunti qual è la tua posizione?

 

Riguardo a questo argomento, ritengo soprattutto che la storia raccontata dall'autrice in "Disegni di Sangue" sia un'intensa, struggente e commovente storia d'amore tra due ragazzi a cui l'amore, in primo luogo quello parentale, è stato brutalmente negato, e che perciò nel trovarsi trovano prima di tutto la cura alle rispettive solitudini, all'abisso aperto nelle loro anime da persone che avrebbero dovuto amarli e che invece non li hanno mai accettati. L'incontro tra Trevor e Zachary sembra voluto da un particolare destino, che li mette di fronte alle rispettive difficoltà, ai rispettivi incubi, e chiede loro di avere il coraggio di affrontarli insieme, di condividerli e finalmente esorcizzarli. Ma non è così facile, non è così scontato. La fragilità e la fame d'amore di entrambi i personaggi sono visibili e chiare in ogni loro scelta, in ogni loro gesto, e nel rapporto che costruiscono: anche nel sesso, che tra loro diventa sublimazione di tante paure, unione totale, amore incondizionato che prevarica i limiti di questo mondo e di questa vita, giocando con il sovrannaturale. Per Zach e Trev, il sesso non prescinde dall'amore di cui sono così profondamente alla ricerca, pur senza rendersene conto, o perfino rifuggendolo. E questo garantisce che ogni scena descritta abbia un senso profondo, e un lirismo davvero intenso. Tradurre queste scene, dal mio punto di vista, è stato altrettanto intenso. 

Ultima domanda, è un horror con diverse contaminazioni, che può interessare a chi ama la musica, l'orrore, l'erotismo e il cyberpunk. Ma se dovessi consigliarlo a qualcuno cosa diresti?

 

Direi che io per prima di solito non leggo molto horror, e per me Poppy è stata una scoperta meravigliosa. In particolare, un romanzo come "Disegni di sangue" posso sentirmi di consigliarlo senza problemi anche a chi non è molto legato a questo genere, perché offre commistioni spettacolari: è una storia d'amore, è una visione di una certa America dei primi anni '90, è musica jazz ma non solo, è cultura underground, è l'atmosfera affascinante di New Orleans, che l'autrice tratteggia in modo lirico ed egregio in descrizioni e indimenticabili personaggi secondari. Ed è anche tanto altro ancora, un "gumbo", per citare uno dei piatti più famosi della Louisiana (e il nome di una band adorabile presente nel libro stesso), un misto incredibile di sapori sorprendenti e mai scontati. Il bello è proprio questo, e credo sia per questo che è diventato uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, e di certo quello che più ho amato di Poppy Z. Brite

 

 

II° Contenuto Extra:

Estratto dal Capitolo Guilty but Insane #5
(Traduzione di Francesca Noto)

(…) Secondo me, viaggi e letture sono i mezzi migliori per ampliare la propria esperienza, ma ci sono anche tantissimi altri modi per farlo; di solito hanno a che fare con ciò che si ama e, di contro, con ciò che si odia. Penso agli scrittori come a ostriche stimolate dal proverbiale granello di sabbia: il risultato immediato è l’irritazione, ma quello finale potrebbe essere una favolosa perla. Diversi scrittori, da Jonathan Swift ad Harlan Ellison, hanno prodotto scritti geniali basandosi su ciò che li fa infuriare. Scrivere di ciò che fa alzare la pressione sanguigna fa bene. E lo stesso discorso si potrebbe fare per l’esperienza reale.

Spesso mi viene chiesto che genere di ricerche io abbia fatto per il mio romanzo Cadavere squisito, con le sue descrizioni deliziosamente dettagliate del corpo umano, all’esterno come all’interno. Ebbene, tra le altre cose, ho visitato obitori e osservato di persona un’autopsia. Sebbene tecnicamente non mi abbia insegnato tanto di più di quello che avrei potuto imparare studiando l’Anatomia del Gray, il suo effettivo valore è stato capire come ci si sentisse a guardare dentro a un vero cadavere, a vedere davvero quegli organi un tempo vitali e ora inutili, a tenere un cervello umano tra le mani inguantate. Forse non vorrete spingere le vostre ricerche a questi livelli, ma è importante sapere che esperienze che la maggior parte delle persone considera impossibili si possono fare.

Una volta o l’altra, la maggior parte degli scrittori finisce per tentare di ambientare una storia in un luogo che non ha mai visto. Non è facile, ma è possibile. Sette anni fa, ho scritto un racconto ambientato a Calcutta. Non ho mai visto quella città, né allora né adesso, ma ho sempre ricevuto commenti di lettori che sono convinti che invece io la conosca intimamente. I miei segreti: una passione per un luogo che spero di visitare prima o poi, e tanta, tanta ricerca.

I miei tre strumenti fondamentali sono stati un romanzo, Il canto di Kali di Dan Simmons, una vivida storia horror ambientata per la maggior parte a Calcutta; un saggio, Calcutta di Geoffrey Moorhouse, una combinazione di saggio storico e diario di viaggio; e un vecchio numero del National Geographic per le sue foto a colori. Ecco un esempio di quello che ho potuto mettere insieme grazie a queste fonti:

 

La maggior parte delle strade della città erano piene di edifici, sparsi alla rinfusa gomito a gomito, come libri di dimensioni diverse accatastati in una traballante libreria. Edifici letteralmente collassati sulla strada. Alzando la testa si poteva vedere solo una stretta striscia di cielo attraversata da migliaia di abiti agitati dal vento. Le sete e i cotoni brillavano intensamente contro il fradicio cielo sporco.

Ma ci sono alcuni punti di osservazione da cui la città si rivela completamente, e tutto in una volta si può godere di una vista panoramica di Calcutta. Si vede un lungo pendio fangoso sul quale si è estesa una baraccopoli, migliaia e migliaia di tuguri dove per tutta la notte vengono tenuti accesi piccoli fuochi... Oppure si vede un deserto di fabbriche dismesse, di magazzini vuoti, di ciminiere annerite che si stagliano su un cielo color ruggine, il bagliore del fiume Hoogly, col suo corpo grigio-acciaio sotto un sudario di nebbia, attraversato dalla intricata struttura di travi del ponte Howrath.

Penso che la mia descrizione di Calcutta sia molto più bella delle descrizioni di luoghi che ho visitato, ma per cui non avevo una grande passione, come per esempio Los Angeles. La passione può essere più importante dell’esperienza, purché si facciano accurate ricerche.
Sembrerebbe ovvio sottolineare che i romanzieri debbano avere la capacità di calarsi nella mente di qualcun altro. Eppure, ogni volta che facciamo un buon lavoro con un personaggio che non è la copia di noi stessi, qualcuno ci verrà a chiedere: “Come hai fatto a creare una così convincente lesbica, un così convincente afroamericano, un così convincente leone?”.

Per me è difficile razionalizzare i motivi per cui spesso preferisco scrivere di personaggi maschi e omosessuali, ma mi sono sempre sembrati familiari e piacevoli. Per questo motivo, sto cercando coscientemente di scrivere di altre tipologie di personaggi.

Il primo lavoro di una scrittrice è catturare le proprie ossessioni, ma il suo secondo è mettersi alla prova e spingersi oltre i limiti della zona in cui si sente sicura.

È per questo che diventa così importante ascoltare il leone, l’“altro”. Cercare di capirlo anche se si crede di non poterlo fare. La sua voce potrà essere angosciante e spaventosa, ma la sua storia potrebbe essere la migliore che abbiate mai sentito. (…)

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