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Dietro le quinte di Primi Delitti, lo scandalo del Partito dell'Orrore

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Un viaggio culturale e transmediatico alle radici dello splatterpunk italiano, un dietro le quinte di uno dei libri più scandalosi degli ultimi trent'anni

Era il 1986 quando l'immenso David J. Schow, alla World Fantasy Convention di Providence, coniò il termine splatterpunk per distinguere quelle storie horror ultra-violente e senza freno; "hyperintensive horror with no limits".
Queste storie sanguinarie, farcite di parossismi psico-fisici, nichilismo identitario e carnale, ricchissime di iperboli truculente (così assurde da sfiorare la comicità demenziale e no-sense, per esempio i lavori di Edward Lee) e sconvolgenti nacquero per distinguersi dal filone canonico horror, figlio delle istanze “suggestive”, “conturbanti” e “sovrannaturali” del weird tale o dell'horror tradizionale.

Fu un vero bisogno endogeno, un parto (o aborto) underground dalla portata contro-culturale immensa, a far nascere lo splatterpunk e ancora oggi c'è il bisogno di parlarne; perché troppa ingenuità travolge questo termine bistrattato.

È certamente vero che il genero letterario e cinematografico splatterpunk sia connaturato da immagini disgustose, ripugnanti e inaccettabili ma fin qui ci soffermiamo meramente sulla prima parte della parola, ovvero splatter. Bisogna analizzare il punk per conoscere la natura sub-culturale e sociale di questo genere;

il punk è la demolizione delle architetture sociologiche, è il virus che contamina le “normali” cellule religiose, politiche e mass-mediatiche, è in sintesi un ribaltamento tellurico e eclatante delle ipocrisie contemporanee, finalmente messe a nudo.

La stessa cosa che fa il cyberpunk (nato formalmente nel 1984 con la pubblicazione di Neuromante di Gibson) ma in ambito futuristico/fantascientifico. L'orrore rivoltante è una cartina di tornasole per rivelare la filigrana bassa, marcia, abbietta degli strati sociali del nostro mondo e che evidenzia le debolezze strutturali delle ideologie vigenti. E l'affrettata opinione di Robert Bloch, veterano dell'orrore classico e indubbiamente un pilastro della dark fiction, è sicuramente un'analisi superficiale del genere splatterpunk:

There is a distinction to be made between that which inspires terror and that which inspires nausea

Ovviamente lo scrittore ottuagenario si espresse in una serie di articoli e contributi dalla portata divulgativa, infatti troviamo le medesime parole nel libro di Paul Bail, John Saul: A Critical Companion, una rassegna degli scrittori contemporanei; del resto non possiamo avere una codificazione esegetica di un trend letterario all'epoca della sua nascita.

Edizione inglese del saggio di John Saul

Ma dobbiamo ritornare alla parola NAUSEA. Il campo semantico del disgusto è essenziale per comprendere questo genere letterario, se uno scrittore riesce a farvi ad avere un senso di nausea allora o è una grande penna o un maniaco, o entrambe le cose. Tolti gli scherzi è questo l'obiettivo dello splatterpunk, una fiction hyper-realista! Se dei romanzi o dei racconti vi fanno male e  colpiscono lo stomaco allora perché la realtà non vi scuote allo stesso modo?
Il genere venne etichettato come un inno al male assoluto, al satanismo, alla devianza sessuale e al femminicidio; ma citando Paolo Di Orazio:

Il male non viaggia dai libri verso l'esterno, ma dall'esterno verso i libri

Senza volerlo siamo già andati “dietro le quinte” della parola, dell'etimologia ma dobbiamo fare un passo in avanti per assaporare la nascita del PDO, IL PARTITO DELL'ORRORE. E del Paolo Di Orazio scrittore.

 

Foto in bianco e nero dell'autore Paolo Di Orazio presente ne volume Primi Delitti 30 Years Edition

Nel dicembre del 1989 un libriccino venne messo in vendita come allegato al mensile Splatter della Edizioni Acme. Era Primi Delitti di Paolo Di Orazio e  fece la storia, infatti è tutt'ora riconosciuto in maniera plebiscitaria come libro culto e testa di ponte dello splatterpunk italiano.

Un libro di racconti horror in cui i protagonisti sono degli “innocenti bambini” che si macchiano di inconfessabili... beh lo dice il titolo, delitti.

La genesi dell'opera, come ci racconta lo stesso autore nella straordinaria nuova edizione della Independent Legions Publishing per celebrare il trentennale della prima edizione (2019), ha radici oscure quanto antiche; dai film di Dario Argento alle tavole dello Zio Tibia (pubblicato in edizione di pregio da non troppo tempo da Mondadori, una delle ultime opere curate dal compianto Giuseppe Lippi), senza dimenticare gli albi di Diabolik, Satanik, Kriminal e Alan Ford.

Tramite gli edicolanti, volente o meno, Paolo Di Orazio entrò in contatto anche con i classici della letteratura horror-gotica trasposti in chiave fumettistica, e rimane incantato dai racconti di Edgar Allan Poe, Ambroce Bierce, Lovecraft e Bram Stoker. Nella sua mente si concretizzò un personale pantheon di riferimenti letterari, visivi e musicali; ovviamente non dobbiamo dimenticare uno dei tratti più salienti dello scrittore romano, i disegni.

Su blocchi da disegno Fabriano imitai Jacovitti e Magnus, partorii un mio Nosferatu comico scopiazzando quello visivo di Gianni Grugef su «Horror» n.4 del marzo 1970; copiai i robottoni muscolosi di Kirby. I licantropi no, troppi peli, ma non smisi più di disegnare mostri, per tutto il resto dei '70.

Lo scrittore dagli ultimi stadi dell'infanzia fino alle scuole superiori maturò artisticamente e culturalmente ( e mass-mediaticamente) grazie ad abbuffate pantagrueliche di film in VHS e nuovi fumetti (marvel, l'Eternatuta, l'erotismo di Manara e Corben).

Immagine con tributo a Dario Argento estrapolata dall'introduzione dell'edizione celebrativa

Nonostante la bulimia orrorifica il giovane Paolo Di Orazio non riuscì a scrivere, e non è semplice quando i tuoi miti (King – Carpenter) sono ciclopici romanzieri o sceneggiatori.

Ma io non riuscivo a scrivere un tema scolastico, non sapevo mai che dire. Cazzo, mi sentivo un idiota.

A quanto pare il nostro PDO si fece le ossa come sceneggiatore tra il 1984 e 1985 presso il laboratorio del fumetto “Phantasmagorie”; luogo non solo per esercitarsi ma per proiettare la propria passione in un palcoscenico dove spaccare culi.
Scontrandosi con le rigide e canoniche idee scolastiche Paolo Di Orazio sviluppò una personale vena polemica e dissacrante, intrisa di una carica acida che tendeva a sciogliere i formalismi della buona società italiana. L'irriverenza di PDO trovò una valvola di sfogo nelle redazioni di mensili porno, messa a dura prova nella scrittura di articoli, interviste altro materiale editoriale. Il mondo dell'intrattenimento per “adulti” ha certamente arricchito il pedigree erotico di Paolo Di Orazio, che si riversa con intelligenza nelle sue opere narrative, e con esso  salì sulle montagne russe degli scandali e delle denunce.

Finalmente dopo la carriera porno redazionale Di Orazio si rivolse alla sua passione primordiale, l'horror. Tanto per stare sicuri di evitare altri scandali, si certo.
Le idee del giovane Di Orazio erano  ben chiare, scardinare il mondo culturale con qualcosa di nuovo e folle. Horror certo, più dissacrante di King, oscuro quanto Profondo Rosso. I fumetti  funzionavano come una   falsariga e i suoi “graffiti” disegnati da “ragazzini incazzati” sembravano essere  il binario giusto.

 

Copertina della prima edizione Acme

Il treno “Primi Delitti” stava per sferragliare nella sua calotta cranica a tutto vapore.
Come recita l'introduzione dello scrittore romano

I ragazzini sono i veri cattivi, suadenti con la loro dolcezza e letali come black mamba

E finalmente il libro uscì come supplemento di Splatter in tutte le edicole del dicembre 1989. E divenne un bestseller undeground senza precedenti, anche l'Italia finalmente si era buttata in un ballo in maschera grottesco e PDO (così si firma Paolo) fu il suo eretico accompagnatore. Un cavaliere dalla Maschera Rossa, che attirò subito l'attenzione di tutti.

«L'Espresso», inviò due fotografi nella redazione romana per cercare invano corpi macellati penzolanti dal soffitto, trofei umani alle pareti, altari sacrificali usati come scrivanie per corredare il patetico articolo a firma di Roberto Cotroneo Che Horror!

 

Rassegna stampa, si noti oltre a Splatter anche Dylan Dog, a cura di Roberto Crotoneo

 

e poi continua

La festa si animò con un bel colpo di scena. Per Guido Silvestri in arte Silver e il direttore responsabile Ferruccio Giromini scattarono una denuncia e un processo in tribunale grazie a un genitore che aveva scoperto il figlio trastullarsi con «Splatter» e Primi Delitti

Volevano condannare alla reclusione il creatore di Lupo Alberto, io ancora sto ridendo.

De facto ci fu un vero scalpore visto che la parlamentare democristiana Silvia Costa, come riporta PDO, promosse un'interrogazione parlamentare che finì sotto l'occhio del premier Andreotti. Una vera ondata di censure a nastro investì la redazione, liste di proscrizione per mettere a bando l'Acme e collaboratori, perché istigavano a commettere omicidi; il tutto è documentato da numerosi stralci di articoli che troverete nel volume e che qui vi allego, in parte, per gentile concessione dell'editore Alessandro Manzetti.

 

Rassegna stampa sull'interrogazione parlamentare, a cura di Cinzia Romano

 

Addirittura il partito comunista ci ha detto che i bambini non si toccano

Qui l'autore romano ha sparato sulla croce rossa.

Manco a dirlo l'involontaria rassegna stampa dei detrattori fece decollare le vendite di Primi Delitti verso galassie allora sconosciute ai migliori astronomi.

 

Rassegna stampa contro Splatter e Primi Delitti, a cura di Gustavo Bocchini

 

Quello che molti non capirono fu la controcultura di Paolo di Orazio ch   e smascherò l'ipocrisia italica e di tutti i partiti politici, FINALMENTE COESI contro lo splatterpunk. L'Italia perbenista si erse a difesa dei bambini, che non potevano macchiarsi di squallidi omicidi. Quello che Di Orazio invece inscenò fu una sequenza di episodi grotteschi dove i bambini erano costretti ad uccidere poiché l'ambiente esterno o interno (famiglia, squilibri della personalità, incubi, ossessioni) li asfissiava così tanto che soltanto nel dolore trovavano un certo senso di libertà.

Questo è il punk, non istigare alla morte ma alla riflessione. La violenza diventa viatico propiziatorio per raggiungere nuovi universi cognitivi, il sangue è l'assenzio da bere fino a bruciare l'epiglottide e per indagare a mente lucida (o distrutta) quello che sta accadendo realmente.

 

Illustrazione che apre il racconto di Primi Delitti "Caramelle"

Di Orazio è spietato e ribalta i cliché dell'horror e delle ghost story, i bambini non sono posseduti da entità maligne, maledizioni o alieni. No, sono di carne e sono reali, non sono marionette del sovrannaturale bensì creature nate da quel ventre che tanto possono odiare; l'atto della carneficina si plasma fino a diventare un sofismo alla Cioran, de l'inconveniente di essere nati.

Il diritto di sopprimere tutti quelli che ci infastidiscono dovrebbe figurare al primo posto nella costituzione della città ideale.”

Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo.

Nascita e catena sono sinonimi. Vedere la luce, vedere delle manette...

La vera, unica sfortuna: quella di venire alla luce. Risale all'aggressività, al principio di espansione e di rabbia annidato nelle origini, allo slancio verso il peggio che le squassò.”

“I Primi Delitti” sono atti metafisici, condanne retroattive alla vita stessa, dimostrazioni lampanti che il candore dell'innocenza può nascondere anche dei mostri.
E questo nessuno può censurarlo.
Il Partito dell'Orrore non si batte. Una legione invincibile.

Edizione Celebrativa 30 Years Edition della casa editrice Independent Legions

Potete acquistare l'edizione celebrativa di Primi Delitti  presso lo store online della casa editrice Independent Legions Publishing. 

L'edizione è una collection dalla tiratura limitata di cui sono ancora disponibili 4/5 copie

L'edizione dei 30 anni comprende:

Introduzione di Paolo Di Orazio che racconta la genesi dell'opera
Foto delle pagine del dattiloscritto originale
Illustrazioni e disegni/schizzi preparatorii di Paolo Di Orazio
Sequenza a fumetti sceneggiata da Paolo Di Orazio e disegnata da Stefano Cardoselli
Rassegna stampa dello scandalo parlamentare
Postfazione del due volte vincitore del Bram Stoker Award Alessandro Manzetti

 

Paolo Di Orazio con la prima e l'ultima edizione di Primi Delitti. Per i curiosi, c'è anche un'edizione di Primi Delitti del 1997 della Castelvecchi (non in foto)

 

La maggior parte dei virgolettati sono estrapolati dall'introduzione dell'autore.

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