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Dal Matto al Mondo, un viaggio nei tarocchi

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“Dal Matto al Mondo” di Francesca Matteoni introduce il lettore in un viaggio poetico all'interno dei tarocchi, con uno sguardo profondo sui loro misteri.

“Dal Matto al Mondo” è un saggio di Francesca Matteoni dedicato agli arcani maggiori dei tarocchi, edito nella collana Saggi Pop delle edizioni Effequ. Un “viaggio poetico nei tarocchi”, come recita correttamente il sottotitolo: si tratta infatti di un indagine condotta seguendo il filo del proprio rapporto personale con le carte, in una lunga tradizione che privilegia anche tale contatto irrazionale con questi potenti archetipi.

Il primo capitolo dell’opera si sofferma appunto su questo rapporto personale, partendo dalla Madame Mim della Disney – e, in controluce, di T.H.White – che appare ne “La spada nella roccia” nell’atto di fare un solitario, il grado zero della cartomanzia. Si arriva così, nel prosieguo delle esperienze personali, ad un’altra lettrice di carte, la Madame Sosostris in "Wasteland" di Eliot.

Citando anche la tarologa Rachel Pollack, si accantona così una lettura meramente psicologica del tarocco per farne uno specchio delle profondità dell’anima ben più complesso, secondo l’ampia tradizione pre-moderna, che va indietro nel tempo fino alle Parche e alle Sibille (come quella Cumana, mi viene da dire, che leggeva i propri responsi dai segni iscritti su foglie mescolate). Si tiene comunque conto degli studi più accademici, come quelli notevoli di Giordano Berti; ma si predilige un approccio laterale, caro a molti tarologi (come ad esempio, con posizioni interpretative spesso poi sottilmente divergenti, nel fondamentale lavoro di Jodorowski).

La scelta di una visione analogica dei tarocchi si ricollega così al mistero della loro enorme persistenza nell’immaginario occidentale, come affrontato anche già da Kim Huggens (““la storia spiega come sono nati i tarocchi, ma non spiega perché restano”). Nella cultura giudaico-cristiano, inoltre, la cartomanzia viene bandita come estensione della necromanzia: si cita il caso biblico della strega di Endor. La cartomanzia propriamente detta si codifica verso il ‘700, con rimandi forse alla già precedente bibliomanzia (che, penso, ha riscontri in certe forme di lettura anagogica dei testi sacri...) e in certi accenni di cartomanzia nella Venezia dal ‘500 in poi, che utilizza i primi tarocchi sorti nelle corti padane del ‘400, una delle tante fioriture ermetiche del Rinascimento italiano.

L’autrice esplicita la sua preferenza per i Rider Waite Smith (1910), tra i più noti mazzi ermetici, illustrati da Pamela Colman Smith, per molti la vera madre di questo tarocco esoterico, che compie la scelta di associare un disegno non solo agli Arcani Maggiori, come da tradizione, ma pure agli Arcani Minori, usualmente numerali. Una scelta che riflette quella del mazzo Sola Busca (1491), il più antico mazzo conservatosi integralmente. Non manca anche un rimando, nella disamina, al celebre Thoth Tarot di Crowley.

Dopo un’ampia introduzione, utile per chiarire al lettore il taglio dell’analisi, l’autrice esamina secondo questi principi i 21 arcani maggiori, come denotato chiaramente dal titolo. L’autrice dimostra, indubbiamente, una notevole pregnanza nella sua lettura: in particolare, risulta interessante lo sguardo acuto sui sostrati e le connessioni femminili degli archetipi tarologici: ad esempio tra il Matto e Cappuccetto Rosso (di cui è nota la lettura esoterica in chiave alchemica, del resto).

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Interessante - sempre per esempio - anche la lettura della carta del Diavolo, di cui si tratta delle radici pagane, tra Pan e Certumno, e si ricollega alla rielaborazione del Baphomet di Eliphas Levi (di cui avevo trattato qua).

Il percorso si snoda così come un viaggio negli arcani, da condurre idealmente tenendo i propri mazzi di Arcani Maggiori sott’occhio, per cogliere affinità e divergenze. Oppure, seguendo la permutazione archetipa dei tarocchi (segnata per alcuni, permutativamente, dal rapporto tra TAROT e il suo anagramma ROTAT: con richiamo di uno degli Arcani Maggiori, la Ruota) si può procedere a leggere i vari capitoli dopo una estrazione tarologica, per avere degli spunti nel riflettere sulle carte estratte. Un percorso ricco di stimoli letterari: se il libro si apre con una citazione in esergo di Dante Alighieri, e all’interno troviamo Emily Dickinson, Simone Weil e numerosi altre e altri.

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Dopo gli Arcani Maggiori, la disamina procede con i vari semi, affrontando prima gli arcani minori numerali, e infine le figure classiche, quelle della “corte” di ogni seme. Anche in questo caso, si consiglia un raffronto con i vari mazzi per cogliere meglio gli spunti forniti da questa eclettica ma preziosa guida. In conclusione, un ultimo breve capitolo, “Riporre le carte”, funge da poetico congedo dal lettore, con un dovuto omaggio a William Butler Yeats (tra i nomi che più ricorrono tra i molti letterati di queste pagine) e un breve testo di omaggio agli Arcani, una garbata prosa d’arte che chiude con efficacia quest’opera.

Come sempre con i tarocchi, non una guida che intenda avere pretesa di esaustività, e da affiancare magari alle altre già esistenti (come vanno, magari, affiancati vari mazzi, per indagare il modo in cui gli archetipi si sono declinati nel tempo e nelle sensibilità dei vari artisti). Ma, indubbiamente, un testo pregnante, che ha anche il vantaggio di associare una indubbia conoscenza profonda del tema a uno stile chiaro ed elegante al tempo stesso, in grado di accogliere alla via dei tarocchi anche il lettore non ancora addentro a questo affascinante percorso culturale.

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