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Da Heinlein a Tomino: L'epica meccanizzata di Gundam.

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Da Heinlein a Tomino, analizziamo la genesi stiistica e concettuale di una delle serie animate più rilevanti della storia: Mobile Suit Gundam

Su queste pagine ho trattato Robert A. Heinlein e il suo retaggio non poche volte. Parlai dell’influenza che ebbe sulla narrativa sci-fi, così come dell’influenza che ebbe sulla mia persona. Tuttavia l’iconografia dello scrittore valica con facilità i margini del suo medium natio, trovando corrispondenze concettuali in ogni strato della cultura popolare.

L’animazione non fa eccezione. Alla fine degli anni ’70, dal Sol Levante fece il suo debutto una serie che ben presto avrebbe stravolto e poi riformulato i paradigmi della narrazione e dell’estetica robotica: Mobile Suit Gundam.

Nato dal genio creativo di Tomino Yoshiyuki e dello Yatate Hajime (Sunrise), Gundam (ガンダム Gandamu) rappresentò il concetto divisorio fra vecchia animazione robotica e nuova.  In tal senso, l’opera riconcepiva la genesi del concetto di mecha, declinando la loro idea a pura arma – il cui iter di sviluppo non è troppo dissimile da quello adottabile da una nazione intenta a sviluppare un velivolo da combattimento o un carro armato.  Per questa funzione il mecha non veniva idealizzato come l’elemento difensivo contro un nemico alieno o sovrannaturale, bensì come sistema d’arma – a volte prodotto in serie – da impiegare in vere e proprie funzioni di combattimento. Ne consegue quindi che il Mobile Suit (sigla generica utilizzata per distinguere il sistema) si inserisce all’interno del franchise sia come elemento iconografico, ma anche come oggetto di deterrenza a fine bellico.

Blueprint di un RX-78-2 Gundam

Le derive concettuali a cui Gundam fa riferimento sono svariate; è indubbio che il passato “super-robot” dell’autore abbia influito sulle scelte stilistiche, tuttavia risultano limitate se poste a confronto con Heinlein e la sua eredità. Trovo doveroso specificare che non tutte le scuole di pensiero concordano sulla corrispondenza Heinlein – Gundam, c’è chi addirittura sostiene che Tomino non avesse mai letto i suoi libri, e che la sua principale fonte d’ispirazione letteraria fosse Jules Verne. A prescindere da questo, che Tomino sia stato influenzato dallo scrittore o meno, le similitudini ci sono, e vale assolutamente la pena disaminarle.

Funzione Politica

Ho già parlato di Starship Troopers in passato, ma in questo articolo procederemo per gradi, partendo proprio dalla sua costruzione sociopolitica: In un futuro ipotetico la Terra è stata unificata sotto l’egida di un solo ordinamento istituzionale, la Federazione. In questa breve introduzione già abbiamo la possibilità di trovare delle corrispondenze nell’opera di Tomino, visto che anche in Gundam la Terra è controllata da un’entità politica sovranazionale nota come Federazione Terrestre, i cui poteri esecutivi e quindi anche legislativi sono applicabili a tutti i popoli del pianeta (e non solo).

In Starship Troopers la natura politica della Federazione non è molto nitida, abbiamo infatti aspetti cosmopoliti e utopici di una società che ha superato la disparità di sesso e razza, ma al contempo è innegabile come questa abbia tendenze filo militariste (seppur distante da vere fattezze imperialiste). In questo caso Gundam appare assai più complesso, visto che la Federazione Terrestre non sarà l’unica entità politica presente nella serie, inoltre seppur questa abbia delle importanti derive neo-colonialiste, verrà messa immediatamente in contrapposizione con il Principato di Zeon (precedentemente Repubblica), la cui formula sembrerebbe suggerire un sistema politico di stampo autarchico. A questo punto è chiaro come Tomino abbia processato quell’insieme di congetture e contesti di stampo politico per poter erigere Gundam; una prassi decisamente famigliare negli scritti di Heinlein.

Truppe Zeoniane in parata

Esiste tuttavia un’altra sfera d’influenza da cui la sostanza geopolitica presente in Gundam prende ispirazione (o comunque tende a somigliare); altro romanzo di Heinlein, altro capolavoro: La Luna è una severa maestra (The Moon Is a Harsh Mistress)

In questo romanzo del ’66, Heinlein immagina la colonizzazione della Luna e il suo tentativo di secessione dalla Terra. Al netto delle similitudini geografiche fra le due opere (vedasi le città lunari di Von Braun e Granada in Gundam), è possibile notare delle analogie proprio nel rapporto che nell’anime, la Terra ha con le relative colonie: chi mastica la serie, avrà senz’altro ben in mente i colossali Cilindri di O’Neall (strutture orbitali di reale concezione, presenti peraltro in Universo dello stesso Heinlein) che orbitano stazionari nei relativi punti di Lagrange. Questi compongono i celebri Side, da cui nel corso della singolare cronistoria, partirà il fuoco della rivolta contro una Federazione Terrestre sempre più opprimente. Inoltre va ricordato come, nelle prime fasi dell’escalation militare che condurrà la Sfera Terrestre nel vivo della One Year War, Zeon farà precipitare la colonia di Iffish sita in Side 2 sulla Terra (il Colony Drop); questa, divisasi in tre parti, colliderà prevalentemente nell’emisfero australe, colpendo con il segmento più grande, proprio la città di Sidney. Vi ricorda qualcosa la rappresaglia lunare nel romanzo di Heinlein, in cui questi lanciano sul pianeta frammenti di roccia lunare?

Il frammento sud della Iffish che impatta su Sidney a seguito dell'Operazione British

Genesi Tecnologica

La tecnologia, in particolare quando questa è applicata a contesti militari, è un topos onnipresente nei lavori dell’autore americano, che proprio in Starship Troopers trova il suo libero sfogo. Il concetto, antico, di fanteria viene metodicamente tradotto negli schemi futuristici dello scritto, apparendo come un perfetto ed efficiente sistema offensivo. Questa è normalmente dotata di avveniristici equipaggiamenti come l’esoscheletro per il movimento migliorato, capace di incorporare un’elevata gamma di armamenti oltre a garantire al suo operatore un certo grado di sopravvivenza (dettato anche dal bioma del pianeta in cui si combatte). Questo aspetto, coadiuvato al concetto di versatilità/mobilità di dispiegamento, rappresenta un vitale aspetto del romanzo, nonché la ragione della propagandistica efficienza della fanteria spaziale.

In Gundam questo è più che presente. La ricerca e lo sviluppo di un’arma capace di eclissare quegli armamenti che definivano l’egemonia della Federazione Terrestre, fu il principale obiettivo di Zeon, desideroso di completare la sua opera di secessione. Il conseguente sviluppo dei primi Mobile Suits – come visto in Mobile Suit Gundam: Origin – riuscì in tale obiettivo, dotando l’arma zeoniana del giusto fattore di superiorità strategica: alto volume di fuoco, elevata mobilità (data dalle forme antropomorfe), elevata protezione, e un facile e rapido dispiegamento, come nel caso del più remunerativo Mobile Suit zeoniano, l’MS-06F Zaku II. La militarizzazione dei Side annessi al Principato di Zeon, fu resa possibile anche grazie all’immane sforzo scientifico dietro la ricerca e lo sviluppo dei Mobile Suits. In questo ambito è praticamente impossibile non citare il fisico Trenov Y. Minovsky, padre assoluto della fisica Minovsky, nonché la più rilevante scienza della serie.

Schema del MS-06S Zaku II

Starship Troopers non offre una vasta varietà di teatri di guerra, al contrario di Gundam che invece non lesina in scenari: dalle profondità dello spazio agli interni delle colonie, passando per aree desertiche e foreste pluviali (ove è ambientato il meraviglioso Mobile Suit Gundam: The 08th MS Team) fino ad ambienti sottomarini. A tal proposito è interessante notare come Zeon, contrariamente alle forze federali, abbia sempre riposto un certo interesse nello sviluppo di Mobile Suits per l’impiego subacqueo: vedasi l’MSM-03 Gogg, l’MSM-04 Acguy, il celebre MSM-07 Z'Gok o il mio preferito in assoluto, l’MSM-03C Hy-Gogg (sfortunatamente comparso nell’anime soltanto in Mobile Suit Gundam 0080: War in the Pocket)

Hy-Gogg in azione mentre depezza un GM

Espansione della Mente e la via Post-Umana

Al di là del fattore “meccanizzato”, c’è un denominatore comune fra le due opere decisamente più sottile e complesso, legato perlopiù ad aspetti fantascientifici prossimi ai lavori di Philip Dick: il transumanesimo.

In Gundam, in maniera del tutto paritetica al valore iconografico del Mobile Suit, ci sono i Newtype, nonché individui la cui esistenza e persistenza nello spazio (i suddetti spazianoidi) ha concesso loro di accedere a un’ulteriore stadio evolutivo in cui le facoltà sensoriali trascendono notevolmente gli schemi comuni dell’essere umano. Una vera e propria estensione percettiva, che colloca questi individui su un piano, a volte astratto, in cui le connessioni con lo spazio e il tempo risultano irrimediabilmente più forti. Questa è chiaramente una grandissima riduzione del concetto di Newtype, che assurge a concetti prossimi all’escatologia, ma è più che sufficiente per correlarmi a Heinlein. In Starship Troopers, a differenza di quanto visto nell’adattamento cinematografico, non sono presenti individui con capacità extrasensoriali, tuttavia sono numerosi i riferimenti a individui “speciali”, la cui sostanza potrebbe vagamente ricordare proprio i Newtype; ciononostante ci tengo a precisare che questa è una mia personalissima osservazione, visto che molto più probabilmente il concetto dietro la logica Newtype derivi da altri canoni fantascientifici.

Char Aznable (al secolo Casval Rem Deikun), la Cometa Rossa: uno dei più significativi simboli di Gundam, nonché uno dei Newtype più celebri

L’universo gundamico, da me affrontato prendendo in considerazione unicamente la timeline meglio nota come Universal Century (U.C), ha successivamente maturato una propria autonomia creativa, plasmando concetti che spesso si sono spinti al di là dei canoni classici della fantascienza. A tal proposito possiamo citare in causa i sistemi d’interfaccia uomo-macchina, archetipo oggi profondamente inflazionato nell’animazione nipponica, ma assolutamente non scontato trent’anni fa, quando furono introdotti lo Psycommu e i Psycho-Frame (disaminati nel capolavoro Mobile Suit Gundam: Char’s Counterattack); elementi di estrema importanza nella funzione narratologica della serie. Questi furono coadiuvati alla crescente centralità dei Newtype, mettendo in evidenza la non più sottile linea di demarcazione fra questi e i terrestri. Un Newtype (spesso artificiale) risultava devastante sul piano combattivo. Mobile Suits (o persino un Mobile Armors) sempre più performanti e dotati dei sistemi sopracitati, combinati alle doti adattive di un Newtype formavano un mix estremamente letale.

RX-93 Nu Gundam: mobile suit dotato di Psycho-Frame

Chiedo venia se nella discussione non ho affrontato l’aspetto grafico e di design della cosmologia della serie; purtroppo questo avrebbe declinato l’approfondimento verso altri lidi, mancando l’obiettivo per cui ho scelto di redigere questo articolo:  mostrare la potenza iconografica che la fantascienza esporta nei media, che siano questi videogiochi o serie animate.  Dovremmo essere tutti grati se abbiamo avuto (e continuiamo ad avere) sognatori e pionieri della creatività.

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