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Conan O'Brien needs a friend, il podcast per chi vuole rilassarsi ridendo un casino

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Conan O'Brien needs a friend è il podcast migliore per rilassarsi e ridere ascoltando chiacchiere di personaggi dello spettacolo

Conan O'Brien needs a friend è il podcast che ascolto più volentieri in generale, e in particolare quando l'umore non è dei migliori o quando l'emicrania mi rende impossibile fare altro perché mi aiuta ad addormentarmi. Lo so, dire che un podcast fa addormentare può sembrare un dissing malcelato ma seguitemi che vi spiego. Partiamo però dal protagonista: chi è Conan O'Brien?

Se siete appassionati di comicità non ha bisogno di presentazioni, ma se non seguite la strand-up comedy e i late show americani potrebbe essere una faccia che non avete mai visto, nonostante sia stato host di late show per quasi 30 anni filati. C'è però una buona possibilità che abbiate visto qualcosa scritto da Conan: ha infatti lavorato come sceneggiatore per i Simpons durante la loro golden age ed è uno degli ideatori e sceneggiatori di uno degli episodi più amati dal pubblico. Sono sicuro che vi partirà in testa una delle canzoni più note dello show semplicemente leggendo la prossima parola: monorotaia.

 

Insomma, Conan è divenuto negli anni una delle più grosse icone della comicità americana, in special modo nel mondo dei late show, grazie soprattutto a una sua peculiarità: rinnovarsi o morire. Infatti il suo show negli anni ha subito modifiche nella durata e nel format, ma ha sempre mantenuto l'essenza di uno show di tarda serata: la commistione tra sketch comici e interviste con gli ospiti. Una cosa che però ha Conan è sempre stata stretta è la durata delle interviste e il loro format, obbligato ad almeno una pausa pubblicitaria, e stretto in una decina o ventina di minuti, in cui di norma bisogna pure spingere la Cosa Nuova in uscita dell'ospite.

Negli anni Conan e il suo team, conosciuto come Team Coco, ha sperimentato con interviste lunghe un'ora esclusive per il canale Youtube dello show, intitolare Serious Jibber Jabber with... ancora disponibili sul canale (se vi volete fare un favore guardate almeno quella con Mel Brooks e quella con la writers room dei Simpsons). Si vede che a Conan la cosa è piaciuta parecchio, lo si sente proprio dal trasporto e dal modo in cui ride durante queste lunghe chiacchierate. Fatto sta che nel 2018 ha varato un podcast intitolato Conan O'Brien needs a friend il cui format è già nel titolo: in ogni episodio Conan chiacchiera per circa un'ora con un suo amico o amica del più e del meno, a ruota libera, senza una scaletta.

 

Finalmente libero dai lacci dei ritmi della TV, Conan riesce così a trovare un ritmo che si adegua a quello degli ospiti, a fare voli pindarici passando di argomento in argomento e dare modo a chi se la sente di parlare anche di argomenti seri o personali. Grazie alla grande varietà degli ospiti, inoltre, è difficile che possiate trovare ripetitivo lo show.

 

Se infatti buona parte dei "friend" in studio (o su zoom durante la pandemia) sono persone legate al mondo della comicità e della tv, negli anni sono passati per i microfoni di Conan cantanti e musicisti (come Slash o Elvis Costello) scrittori e scrittrici, attori e attrici, registi, politici (come Obama), che trovano in Conan un ottimo sparring partner ben felice di farsi prendere per i fondelli se questo genera una risata, ma che non si tira indietro dallo sfottere l'ospite se questo è a suo agio con il contrattacco.

Nel podcast Conan è affiancato, inoltre, da due altre voci che nel tempo sono diventate determinanti nel rendere il podcast così piacevole da ascoltare. Una è Sona Movsesian, l'assistente personale di Conan da circa 15 anni, che non è una comica, non è un'attrice, non ha nessun tipo di preparazione per l'intrattenimento ma che ha un talento naturale per la battuta e, negli anni, è divenuta sostanzialmente una spalla perfetta per Conan. Il loro rapporto un pelo disfunzionale ma rispettoso è una gag ricorrente del podcast (ma lo era già nel late show di Conan) per cui è cosa normale sentire Sona cazziare Conan come fosse un bambino e sentire Conan parlare si Sona come se fosse un'incapace nel proprio lavoro, o perché pure lei ha un assistente. La dinamica da sit-com è perfezionata dalla presenza del produttore del podcast, Matt Gourley.

 

Matt Gourley produce podcast da ben prima che il format esplodesse negli ultimi anni e ha anche una preparazione da comico improvvisatore, una miscela perfetta per il carattere di Conan e Sona per il trio ha ormai creato un equilibrio pressoché perfetto di umorismo sfaccettato, con ogni "voce" che è personale e si modella e sposa con le altre a seconda delle situazioni e dell'ospite dell'episodio. I tre funzionano così bene che ogni anno alcuni episodi non hanno ospiti ma sono solo Sona, Conan e Matt che cazzeggiano parlando dal più e del meno.

Nell'arco di pochi anni, grazie al carattere di Conan che rimane, per me, uno dei migliori intervistatori sulla piazza, e ai caratteri di Sona e Matt così tranquilli e rilassati, e una curiosità genuina che traspare da tutti e tre nello scoprire cosa hanno da raccontare i vari friend di passaggio, il podcast è diventato uno dei più rilassanti da ascoltare perché non si ha mai l'impressione di ascoltare un trampolino di lancio per un prodotto in uscita (persino negli episodi che sono evidentemente registrati e messi a disposizione quando esce qualcosa con protagonista uno degli ospiti) ma solo persone che si stimano tra di loro, si divertono a chiacchierare e, nei casi in cui è la prima volta che hanno modo di chiacchierare a lungo, trovano un'ambiente accogliente, tranquillo e aperto al dialogo in cui la chiacchiera non è mai urlata e il ritmo è rilassato.

Per questo dico che a volte lo ascolto durante gli attacchi di emicrania o quando sono particolarmente nervoso o in ansia e non per sfotterlo: contrasta il fastidio e il rumore di fondo del periodo che stiamo passando un po' tutti da troppi anni, facendomi ridere oppure addormentare col sorriso sulle labbra. Il tutto in maniera naturale e per nulla forzatamente sdolcinata o finta: il divertimento che provano ospiti e host è palpabile, dimostrando come si possa avere un podcast di successo senza dover cercare polemiche o topic pruriginosi o drammatici.

 

Vi indicherei un episodio in particolare da cui partire ma credo che la cosa migliore sia cercare quello con una personalità che già conoscete e, se vi acchiappa il mood del podcast, recuperare il resto. Lo trovate gratuitamente su praticamente ogni piattaforma di podcast disponibile, a partire da Earwolf, e la sigla del podcast è We are gonna be friends dei White Stripes, che vi lascio qua sotto:

 

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