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Comicon 2022 - Due anni dopo, il ritorno

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C’è stato un tempo in cui il Comicon di Napoli rivaleggiava con le principali fiere italiane fino a diventare numericamente la seconda per volume di biglietti staccati. Ora, dopo due anni di stop pandemico la Mostra d’oltremare riapre le porte al popolo della cultura pop.

Vorrei davvero poter dire dopo 4 giorni di Comicon, la fiera che si tiene annualmente alla mostra d’oltremare, che è un evento imperdibile e imprescindibile per la cultura pop, ma non è proprio così e qui non troverete una sua esegesi.

 

Potete tranquillamente vivere senza il Comicon, come potete tranquillamente vivere senza Lucca, Gamescon, Fiera del libro, Romix o qualsiasi altra manifestazione che periodicamente richiama in un luogo una folla di appassionati composta da tante nicchie che concorrono a formare un bacino di utenza anche bello corposo.

 

La comunicazione e la fruizione della cultura pop è radicalmente cambiata, con Amazon su ogni cellulare un volume ricercato non è più introvabile; le informazioni non sono più monopolio di panel visto che i canali social sono diventati accessibili e democratici e giornalmente troviamo incontri con autori, talk & just chatting su Twitch a colmare il nostro bisogno di opinioni in merito a X.

 

I mass media non sono più sordi alle nostre richieste perchè, semplicemente, la massa si è rivolta ad altri media non tradizionali che intercettano il sentimento delle proprie comunity, più di un pugno di vecchi bacucchi dietro una scrivania in giacca e cravatta che sta ancora cercando di capire come sopravvivere al declino delle edicole.

Prendiamo i videogiochi: a 10€ al mese sei sulla prima scena di un gioco in Day-One e sei libero di farti la tua idea del gioco in questione, risolvendo anche l'annosa questione del pre-ordine per scongiurare un'ipotetica scarsità che con il digital delivery è diventata un concetto astratto. Cinema? le piattaforme in streaming, il cinema pret-a-porter. Persino i fumetti ormai arrivano in digitale, subito, senza mediazione. Che te ne fai di una fiera?

Cosa rappresenta oggi il Comicon?

 

È una domanda soggettiva e che nella soggettività mortale vive e, molto probabilmente, muore.

 

Una convention, una comunione che porta una sottocultura a vivere intensamente la propria passione.

 

Poi possiamo analizzare gli aspetti economici, ma non è questo il momento, perché è giusto raccontare gli utenti, dato che siete voi a leggere l’articolo, è giusto partire da voi.

 

Il ritorno della massa, dell’umanità, di quel miliardo di piccole storie che si intrecciano e che per le quali l’evento è davvero un momento culminante irripetibile come nessun altro.

 

E, attenzione, è anche importante che una cosa del genere sia presente al sud, per quella brutta storia della questione meridionale, che se è vero che la cultura pop è comunque cultura, e la cultura deve essere democratica, è importante che una fiera come il Comicon insista e persista come baluardo culturale, il resto è rumore.

 

Da quando il Comincon occupa in pianta stabile il suolo della Mostra d’oltremare, riattivando per il suo scopo originario la vestigia di un passato antico fatto di sognante modernità ho mancato spesso l’appuntamento e questo non ha inficiato sulla mia formazione, anzi. Libero dal vincolo, libero dalla liturgia, la consapevole scelta di passare in fiera per marcare visita e spendere tempo prima che soldi nella manifestazione è una forma di resistenza che interessa tutti gli appassionati che si sono sentiti minoranza e che scoprono che minoranza non sono.

 

Nella comunione di migliaia di individui che condividono la medesima passione non può che emergere il compimento di un sogno romantico: il nerd che sconfigge la sua endemica solitudine non negandola, ma accettando che in realtà è solitario solo con chi non ha nulla da condividere.

La ragion d'essere del Comicon quindi non è da ricercare nel contenuto "secco", ma nell'esperienza.

Un bagno di folla

 

Su questo presupposto elementare si basa tutta la fiera, e prima ancora la Mostra, intesa come spazio fieristico di attraversamenti pedonali, prospettive e schermi, elementi architettonici sui quali lo sguardo sorvola o si concentra, attrattori, passaggi, incroci e piazze.

 

La Mostra d’oltremare vive alla luce del sole, è fatta per essere attraversata, vissuta nel rimbalzare da uno spazio all’altro, progettata per accogliere al suo interno altro, come scheletri e organi interni in biologico concerto.

 

I palchi, gli stand, il teatro, tornano in vita grazie al flusso indirizzato o caotico che sia.

 

A guardare i numeri di biglietti staccati è un successo immane e quasi insperato: abbonamenti esauriti, sold out su due giorni, un bagno di folla nonostante un inizio piovoso e un tempo incerto lontano dalle medie stagionali. Però la gente era lì, a riempire i viali fino a, letteralmente, perdita d’occhio.

 

Per quanto il pienone sia un dato oggettivo molto appetibile è quello in cui i visitatori della Mostra sono impegnati ad essere meno appetibile almeno sul lato editoriale.

 

Complice anche una infelice distribuzione degli stand che non ha valorizzato l’offerta delle case editrici non distanziandole sensibilmente dagli stand dei negozi.

 

Il lato editoriale

Le stesse case editrici che scegliendo di essere presenti per procura tramite autori “di grido” (come gli amici LRNZ o Battleship De Longis per Bao, Dario Sicchio per BD, gli immancabili Fumettibrutti e Leo Ortolani per Feltrinelli riproponendo in scala ridotta la formazione lucchese) per mezzo dei distributori è come se prendessero un pelo le distanze, non mettendo sul piatto effettivamente niente di veramente “succoso” o unico che possa spingere qualcuno a voler comprare qualcosa lì in quel preciso momento.

Camminando tra gli stand dell'area dedicata ai fumetti è affascinante notare come il pubblico fisico risponda anche fisicamente alle classifica di vendita, azzerando la scollatura che solitamente separa il racconto del fenomeno dal fenomeno stesso. Il manga attualmente non è solo in forte crescita, ma è addirittura trainante per il mercato; questo si traduce in termini di fruizione il doversi districare tra la folla di ragazzetti a caccia di manga attorno agli stand e all’ultimo giorno riuscire anche a vedere il colore del tavolo.

 

Vale la pena anche raccontare di quanto bello fosse lo stand di Saldapress con in batteria tutti i volumi possibili firmati da Kirkman e anche qualche roba interessante di Morrison (mi sono portato a casa Nameless, perché leggere Morrison in inglese non è proprio accomodante), Ennis, Snyder e lo special guest della fiera Frank Cho.

Lato Bonelli riscontrata anche una presenza importante con i Mammucari Bros che hanno portato in leggero anticipo sulla data di uscita il secondo volume di Nero e Bilotta col quale è sempre piacevole chiacchierare di narrativa seriale e Dylan Dog.

 

Altre presenze importanti tra le case editrici Coconino (vincitrice del premio per la migliore riedizione di un classico con il manga Tredici notti di rancore) presente anche con ZUZU, autrice dell’acclamato Giorni felici e Oblov con Elisa Menini, vincitrice del Micheluzzi per i migliori disegni per Nippon Monogatari, una storia intrisa di folklore giapponese disegnata proprio guardando alla tradizione pittorica del paese del sol levante.

 

Tenendo conto che il premio per la migliore serie straniera è stato vinto da Asadora! di Naoki Urasawa (20th century boys, Monster e Pluto le sue opere più famose ma se non avete nemmeno mai toccato un manga in vita vostra dovreste veramente leggere 20th century boys) è chiaro dove sia rivolto lo sguardo non soltanto dei giovani consumatori del battle shonen tradizionale, ma anche di lettori ed autori con una sensibilità molto diversa.

 

D’altra parte, vuoi vedere che si inizia ad accusare una certa stanchezza per quanto riguarda il comics tradizionale a tema supereroi? Forse proprio l’MCU, che doveva salvare i nerd dall’essere bullizzati dimostrando a tutto il mondo che i supereroi sono fighi, ha finito per costituire un’alternativa troppo più interessante ed appagante (ed economica) rispetto alla macina degli spillati da edicola?

Difficile a dirsi. Panini c’era con dei suoi rappresentati e hanno tenuto il classico panel con la presentazione della proposta editoriale per i prossimi mesi; panel al quale io non ho partecipato, un po’ perché leggendo in inglese tutto quello che possono annunciare è roba che ho già letto (e scartato), un po’ perché ormai trovo troppo più attraenti le edizioni da libreria di archi ben precisi (già reputati come degni). Questo mi fa sentire molto borghese, però è il privilegio di invecchiare.

Il mio personale Premio Resilienza va a lo stand di Poste Italie, situato in un angolo del padiglione 3. Non ci ho visto passare nessuno, e anche noi quando arrivavamo in prossimità dell’icona gialla giravamo le spalle, facendo finta di niente.

Geografia della Mostra

Il peso che la componente nipponica esercita sull’economia globale della fiera è data anche dalla localizzazione del Japan Palace ad occupare da solo un vasto padiglione geograficamente localizzato tutto sulla destra entrando dall’accesso principale del pubblico. Letteralmente, la prima cosa che un visitatore non studiato incontra.

I padiglioni 5 e 6 invece erano dedicati alla sezione gaming che negli anni ha subito una rivoluzione radicale. Il gioco è quasi diventata una componente trascurabile nel momento in cui il potere mediatico dei content creator è messo in evidenza dalla forte presenza di pubblico che si portano dietro affollando ben più dell’area destinata al pubblico davanti al palco dove si svolgevano i panel. Una roba per me sconcertante nel momento in cui quei numeri che vediamo scorrere in digitale su Twitch vengono trasformati in persone e gli si dà la forma di una moltitudine di corpi, di facce, di volti e di storie che vedono il momento dell’abbattimento dello schermo che separa il creator dal suo pubblico con fervore quasi religioso.

Non sono assolutamente in target, non seguendo praticamente nessuno su twitch, ma è innegabile che ci siano stati momenti potenti, come la ragazzina che davanti un noto creator ha detto "mi ha visto in faccia".

N3rdcore & friends

Di questa macchina noi eravamo un legittimo ingranaggio, con le nostre due ore di diretta giornaliere da un gabbiotto viola che condividevamo con i ragazzi di Multiplayer e di Cultura Pop.
Una situazione simile che ci aveva visto a Lucca ma strutturata un pelo meglio dal punto di vista hardware e organizzativo, in modo tale da non avere accavallamenti nel palinsesto. Gabbiotto effettivamente molto funzionale con spazio fino a cinque persone che ci ha permesso di realizzare un proto Nerdcore & friends, ospitando gente raccattata sfruttando favori e conoscenze in perfetto stile fieristico.

Piccola nota mangerecca: mi hanno molto divertito i rapporti di buon vicinato tra siti con scambi di sfogliatelle e pizze. La questione delle pizze gestita da Fucito pure si è rivelata funzionare molto bene con un rapporto qualità prezzo eccezionale e una buona varietà anche solo sulla semplice Margherita declinata a seconda delle peculiarità del forno scelto. Con Davide Costa invece si è mangiati una pizza con cicoli e aceto balsamico che ci ha piacevolmente stupiti.

 

Ci sarebbe una parentesi da fare a parte dell’abuso che abbiamo fatto del beveraggio offerto nell’area PRO, ma questa è un’altra storia.

 

Le mie solite menate da architetto

Quello sul quale mi preme spendere due parole è l’organizzazione interna dei padiglioni che, professionalmente parlando, avrei articolato in modo diverso, per favorire una connotazione più forte dei singoli padiglioni, omogeneizzando il contenuto.

 

Vista la presenza degli stand delle scuole di comix si poteva in effetti pensare di articolare gli stand delle produzioni indipendenti intorno a quelli. Allo stesso modo gli stand delle case editrici e quelli dei distributori. Quelli che avrei tenuto “in disparte”, nel senso di più lontani dalla parte prettamente editoriale, gli stand dei negozi, dedicandogli magari un’area propria. Lo spazio dedicato ai giochi da tavolo invece mi è sembrato adeguato ed arioso, con molte sedute e, generalmente, poca calca, anche vero però che in termini assoluti avrebbe avuto senso avere una maggiore continuità con l’area “gaming” piuttosto che con quella adibita ai fumetti.

Ecco, l’area Gaming è da contare come un vero e proprio punto debole. Adibire i padiglioni 5 e 6 è sensato secondo me, anche sotto il profilo estetico formale, se non fosse che si poteva fare di più dal punto di vista della disposizione degli stand e dei palchi. Avere un palco con degli ospiti mentre di fronte red bull spara musica a palla è disfunzionale allo scopo prefisso per il palco. Inoltre, e questo vale anche per il palco dove si sono tenuti i panel dedicati ai fumetti, situarli in aree di passaggio non è consigliabile. Ripensando la disposizione i flussi possono essere tangenti e funzionare meglio.

In più sorge spontaneo il problema della comunicazione del videogioco in queste fiere, che come oggetto in sé perde di senso a favore di coloro che il gioco lo comunicano. Il valore dell’area gaming sono stati i creators e la mole di folla che sono capaci di spostare, specialmente nel 2022 quando non è che sei la Gamescon e ti accaparri grandi esclusive di giochi da portare in postazioni in quantità e qualità adeguate al pubblico, la fruizione e la comunicazione di quel materiale è troppo diversa e quasi nessuno più si emoziona davanti una PS5 con Horizon Forbidden West o un visore VR.

 

Oltre che, anche in questo caso, gli stand dei venditori andrebbero posizionati insieme agli altri, anche se il loro focus è il gaming.

Poi dal nulla, completamente a caso, spunta fuori un Kazunori Yamauchi di Polyphony Digital. Totalmente decontestualizzato.

Le mostre occupavano il padiglione 4: ampio, luminoso, che permetterebbe serenamente di pensare a percorsi o installazioni (un po’ come quella dedicata ad AKAB) per scandire lo spazio e dividere una mostra dalle altre. In certi casi la contiguità non è un valore apprezzabile, specialmente nel passaggio dalla sezione di fumetti di youtuber (rigorosamente priva dei nomi degli autori coinvolti) a quella di Cronenberg, accostamento che definirei azzardato, figurarci la collocazione su due pareti contigue. Dal mio punto di vista, perché è un ambito che conosco molto bene, secondo me c'è ancora molto da fare per quanto riguarda l'allestimento e la valorizzazione delle mostre.

Alla fine della fiera

Non c’è che da constatarne il successo della manifestazione come aggregatore sociale in tempi in cui l’aggregazione non è ancora scontata o spensierata (per il rapporto tra covid e Comicon vi rimando al puntualissimo pezzo di Davide Costa).

Proprio in questo momento specifico c’è da prendere una decisione forte sulla direzione che tutto il Comicon vuole avere nel corso degli anni a venire per rivangare il suo primato per il Sud italia ripensando alla sua identità.

Non mi sento ancora di definire questa edizione come critica dal punto di vista identitario, ma ha bisogno di orientarsi anche per riuscire a decifrare il futuro caratterizzando il contenitore che vuole essere (ripenso alla disparità di partecipazione tra i panel e tema fumetto e quelli con ospiti i vari creator).

 

In questa ottica è quanto mai curiosa la scelta di sdoppiare la manifestazione nel 2023, a Napoli e a Bergamo.

Bergamo.

Se è vero che non si può fare Lucca al di fuori di Lucca, che una manifestazione vive anche dei suoi tratti di unicità inscindibili dal luogo nel quale questa è ambientata, il senso di ambientare un Comicon speculare al nord chiaramente inseguendo il pazzo cash dei nerd settentrionali mi sembra deleterio per l’identità della manifestazione.

Il Comicon è una fiera estroversa nel senso stretto del termine, vive degli spazi aperti tra i padiglioni, vive dei bagni di folla a perdita d’occhio, delle pizze a portafoglio, delle sfogliatelle, del sole, soprattutto, che grazia quei quattro giorni con temperature al di sopra delle medie stagionali (sì, ok, quest’anno ha piovuto un po’, ma è colpa del cambiamento climatico).

 

Tra questi, tornando sulla questione geografica, una parte attiva in maniera subliminale la svolge la Mostra d’Oltremare, reduce di un passato di architettura italiana estremamente sperimentale che univa il sogno mediterraneo al rigore del razionalismo strutturale in nome del Modernismo. Uno spazio unico figlio di un’altra mentalità nella costruzione e nella concezione che, da quando si ha abbandonato la precedente location di Castel Sant'Elmo, è diventata un brand del Comicon e che è impossibile da esportare.

 

Questa qualità dello spazio in termini architettonici non può essere ripetuta altrove, in un anonimo polo fieristico fatto per successive ripetizioni n volte di volumi scatolari. Per dire, pure quando questo alla Mostra accade nei padiglioni 5 e 6 non fa perdere l’identità al contesto. I padiglioni nuovi immersi in quell’ambiente specifico invece di perdere valore acquistano quello della superfetazione, perfettamente in linea con la concezione Moderna dello spazio che ha originato la Mostra. Sono caratteri unici certamente differenti da quelli che di Lucca (il fascino della cittadina muraria cinta da bastioni, il borgo preservato che finanche la piazza dell'Anfiteatro è un reperto di epoca romana), ma che allo stesso modo rendono inimitabile il Comicon, al di là del nome che trasferito altrove diventerebbe l’ennesima fiera che popola il nord a cadenza bimestrale senza legami col territorio e senza identità.

 

Sono estremamente contento di essere tornato al Napoli Comicon, sono estremamente contento del ruolo che abbiamo rivestito per una manifestazione che dal mio punto di vista significa tantissimo per il territorio. Sono contento, dopo Lucca, di aver vissuto la fiera con la crew di Nerdcore a dimostrare che al di là di internet il cuore batte comunque all’unisono. Ed è stato bello rivedere amici proveniente dalle diverse realtà e confrontarsi oltre i canali, guardandosi dritti negli occhi. E rivedere artisti ed autori invece di leggerli e commentarli sui social, che oggettivamente non se ne può più. Il Napoli Comicon 2022 è stata una bella esperienza, intensa e sfiancante forse anche più di Lucca. Arriverderci al 2023.

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