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Come ti scaldo la Guerra Fredda - La campagna di Call of Duty Black Ops

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Call of Duty Black ops - Cold War torna a raccontare le gesta dell'unità Black Ops durante la Guerra Fredda per sventare i piani di Perseus, agente russo rinnegato.

Del rito annuale del rinnovo che ogni autunno capita a Call of Duty, la campagna single player è di solito la parte più indolore.

La modalità single player ha avuto fortuna alterne, passando per un momento di vero splendore con la trilogia di Modern Warfare della vecchia generazione, al primo Black ops, per poi cadere nella dimenticanza e addirittura scomparire del tutto con il massimo sdegno dei fan, fino a ritornare alla ribalta nell’edizione 2019 di Modern Warfare a rinnovare la saga del capitano Price dedicata agli scenari di guerra contemporanei.

Dal canto suo, il Black Ops originale aveva molto probabilmente la mia campagna single player preferita della generazione scorsa, con buona pace della bellissima storia del secondo Modern Warfare. (ve ne ho parlato qui)

Gli ingredienti della saga mi erano noti ma i sapori, pad alla mano, sono stati a modo loro sorprendenti.

La storia è ambientata nel 1981 con alcuni flashback per esplorare eventi antecedenti ai fatti raccontati e vede un team di operativi CIA che agiscono al di fuori dei radar dare la caccia ad una pericolosa spia sovietica e alla sua rete, Perseus, riuscita a penetrare così dentro l’infrastruttura degli USA da impadronirsi di un nuovo tipo di Testata ai Neutroni (!!!).
La caccia all'uomo si snoda attraverso l'Europa, specialmente nel blocco sovietico, con alcune incursioni (letteralmente) nel Vietnam degli anni '60 e l'immancabile capatina a Cuba.

Sotto questo punto di vista, possiamo dire che ragazzi di Raven (a lavoro esclusivamente sulla modalità single player del gioco) si sono impegnati per dare una buona varietà agli scenari offerti, passando per contesti urbani, giungle tropicali, roccaforti e cime innevate. Come vuole il menù di ogni FPS, che mutua la struttura dai film action dove se non fai vedere più location sei un povero.

La prima cosa che fa la campagna è disattendere le aspettative di chi pensava già ad un generico spara spara a tema guerra fredda.
Black ops ha una sua personalità e non si preoccupa di prendere strade inusuali per quelli che sono i canoni di una campagna di Call of Duty.

Oltre alle solite meccaniche di guerriglia e infiltrazione basilare il gioco offre due missioni secondarie, la seconda della quale, Red Circus, per essere portata a termine correttamente prevede l’analisi di indizi per scoprire l’identità degli agenti russi infiltrati che non proprio quello che mi aspettavo da una campagna di Call of Duty.

Continuando, abbiamo una missione completamente spionistica ambientata nella sede del KGB a Mosca, il famigerato palazzo della Lubjanka nei cui sotterranei sono spariti tanti sospetti dissidenti e prigionieri politici, che ci vede impegnati in occultamento, corruzione e fabbricazione di prove false, con tanto di diversi approcci alla risoluzione del livello. Nemmeno un’arma in mano per tutto il tempo della missione, la parola d’ordine è furtività mentre altri gerarchi del KGB a caccia della talpa stringono un cappio invisibile intorno alla gola del nostro alter ego.

Ora, è anche vero che chi gioca ad un Call of Duty non è detto che cerchi questo genere di esperienza, ma nel momento in cui ti si presenta davanti non si può non apprezzare il genuino impegno promulgato nel rendere questa modalità single player diversa dalle altre prendendo in prestito elementi non propriamente da sparacchino tradizionale: dialoghi a scelta multipla, finali alternativi e addirittura una caratterizzazione del personaggio lasciata alla nostra discrezione, con Nome, Sesso (anche non binario) etnia, background e tratti psicologici che hanno un influsso sul gameplay (tempi di ricarica ridotti, danno aumentato, ecc...).

Nella missione Red Circus sono stato a guardare indizi per una buona mezz’ora prima di designare i bersagli, e anche allora, sono andato a cercare su internet se avessi scelto correttamente, nonostante pare che di volta in volta il gioco presenti una soluzione diversa con doppiogiochisti che cambiano ad ogni partita.

Ecco, questo tipo di esperienza non me lo aspettavo, ma nemmeno la sezione stealth con il mini gioco del deviare le informazioni e produrre prove false, agenti da corrompere, corpi da occultare.
Niente di trascendentale e che verrà ricordato nei secoli e nei secoli, ma un approccio che non sceglie il tema solo come una skin intercambiabile delle quali l’una vale l’altra per dare colore ad una sequenza di gameplay sempre uguale a se stessa.

Dal punto di vista prettamente narrativo invece, se la campagna di Modern Warfare 2019 ammicca alla solita fantapolitica di Tom Clancy e al Michael Bay di 13 Hours, o di Paul Greengrass, questo nuovo Black ops va in una direzione decisamente più tradizionale per quanto riguarda i temi trattati.

Se fosse un film sarebbe uno di quei solidi action figli dell’edonismo Raeganiano che reinterpreta in chiave moderna topoi tipici del genere con le stesse esagerazioni pittoresche e falsificazioni storiche per amore di un’immaginario bellico romantico che crollano nel momento uno si ferma un attimo a guardarle con distacco.
Come la breve sezione in New Mexico e la sua spropositata quantità di soldati russi su suolo americano pesantemente armati.

La stessa Bomba al Neutrone sembra scappata alla riscrittura di Zack Snyder del finale di Watchmen e a modo suo contribuisce a creare quel clima di possibilità storico scientifiche estremamente creative.

Il mondo di Black ops si muove senza vergogna nel campo della sfera immaginaria dove convivono tutti i cliché e le spie russe puzzano tutte di vodka e caviale da due soldi.
La poetica è quella dei luoghi comuni, la caratterizzazione dei personaggi è fatta con il pennarello dalla punta grossa.

Non aspettatevi le Carrè.

Scricchiola l’incredulità quando i modelli dei personaggi restano immutati durante l’avventura, come gli occhiali da sole di Adler che restano su di giorno e di notte, all’aperto o all’esterno, a colloquio con Ronnie Rambo o mentre ci si infiltra nel KGB. Discorso simile per la bandana di Wood.

Così come i colori sono estremamente accesi, e i neon sovrabbondanti, come se i Russi, nel costruire il loro centro di addestramento a tema USA si fossero ispirati alla rappresentazione dell’America degli anni 80 che fa Netflix con Stranger Things.

Le location sono affascinanti per quanto statiche e tutto soffre delle rigidità tipiche della serie, con le missioni che si svolgono nella normale alternanza di corridoi e stanze, con alcune differenze dal punto di visto scenografico per la missione in Vietnam con l'elicottero che, sì è un corridoio molto grosso ma che a primo impatto lascia al giocatore una sensazione di apertura, e la missione nella Lubjanka che, sì è una stanza un po' più grossa delle altre con una mappa consultabile per compiti e obiettivi.

Ma il punto nevralgico di tutta la faccenda è la dissonanza ludico-narrativa che ci fa macinare corpi in stealth senza la minima conseguenza.

Mi spiego meglio.

The last of us 2 ci ha abituati ad un diverso rapporto con la violenza nei videogiochi, una violenza ponderata, necessaria ma poco auspicabile, e faccio riferimento a quella serie di effetti sonori e gorgoglii strozzati che contraddistinguono il sound design dell’opera di Naughty Dog.
Nella sua rappresentazione asettica dell’omicidio invece, la campagna di Call of Duty sembra provenire non solo da un’altra epoca come ambientazione, ma anche come “scansonatezza” nel distribuire morte.

Non c’è sicuramente gioia nel gesto, ma nemmeno conseguenze, nemmeno a livello narrativo, per cui se sono un infiltrato nel KBG e non devo farmi scoprire seminare cadaveri negli armadietti è il modo più facile per nascondere le mie tracce.
Accoppiamoci anche una scarsa intelligenza artificiale delle guardie per le quali una porta aperta è uguale ad una porta chiusa, le tracce di sangue e i berretti lasciati cadere dei commilitoni sono invisibili e la densità dello stealth è quella dell'acqua di rose.


E narrativamente certe cose prenderle senza pensarci su troppo è meglio, perché tutte le azioni del gioco sono come confinate in una bolla e al di fuori di quella non esistono e alla fine tutto non ha conseguenze e il mondo è sempre magicamente sull'orlo del disastro nucleare ma non ci cade mai dentro nonostante le storie raccontato non sono "nascoste" all'interno di eventi storici realmente accaduti ma vivono in una specie di zona d'ombra che, accadesse realmente, politicamente avrebbe non poche ripercussioni.

Per certi versi è lontana anche dalla narrazione che faceva Modern Warfare 2019, che trattava il tema della guerra con una maggiore maturità.
Ma queste sono menate sulle quali mi sono soffermato mentre scorrevano le immagini delle schermate di caricamento tra un livello e l'altro.

Parlando invece dal profilo tecnico l'ho trovato molto gradevole seppure non pulitissimo e con i modelli delle armi che, dopo un anno passato a giocare a MW sembrano incredibilmente più plasticosi.
Non pulitissimo perché ho riscontrato un paio di bug durante la campagna, immediatamente dopo un caricamento da checkpoint, come se tutti gli elementi non fossero "posizionati" e il gioco, con un fastidiosissimo effetto elastico, ti riportasse di peso al punto di partenza per permettergli di caricare gli elementi di gioco che devi trovarti davanti.
Altra incertezza tecnica, un vero e proprio crash durante una delle irruzioni con conseguente ralenty.

Ho giocato tutta la campagna al penultimo livello di difficoltà e ho riscontrato anche il solito comportamento bipolare da parte dei soldatini nemici che alternano stupidità e il benché minimo istinto di conservazione a istinti omicida.
Non ho notato loop di nemici ma la pessima abitudine di ricomparire a comando nella stessa costruzione quando pareva aver fatto piazza pulita.

Nel complesso, la campagna del nuovo Black Ops è piacevole come un vecchio film.
Vive delle esagerazioni prese in prestito da un'altra epoca e non si sforza un minimo per ribaltare le carte in tavola della narrazione.
Il suo impegno per proporre variazioni nel gameplay è apprezzabile, al pari delle sequenze allucinate che provano quanto meno a distaccarsi dall'azione "ordinaria" del titolo precedente e dare un'identità propria alla serie.

Non vi cambierà la vita, ma vi intratterrà.

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