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Come l’Internet del 2000 ha trasformato il presente in un Settembre Eterno

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Com'era internet a cavallo dell'anno 2000, quanto era diverso da oggi e come mai quell'epoca oggi vista con nostalgia non se ne è mai andata

Internet nel 2000 era un posto abbastanza diverso da quello che viviamo adesso per la sostanziale mancanza di tre cose oggi fondamentali: algoritmi, social network e, almeno in Italia, banda larga, visto che le prime ADSL iniziarono a fare capolino, proprio quell’anno. 

A questi due fattori se ne somma un terzo, l’arrivo delle connessioni sui telefoni, che ha di fatto dato a milioni di persone un’automobile senza prima insegnargli come si usa e senza essere sicuri che fosse il caso di dargliela, facendoli guidare non in una stradina di campagna, ma in mezzo all’autostrada.

Ma se pensate che l’arrivo in massa di orde barbariche su internet sia qualcosa di recente vi sbagliate, è un fenomeno che fa parte di internet stessa e tutti ne abbiamo fatto parte a un certo punto della nostra esistenza. Sì, anche voi, anche io. Una volta eravamo i i barbari e anche noi abbiamo stravolto la rete, modificandola secondo le nostre inclinazioni.

L’espressione “Settembre Eterno” è stata coniata nel settembre del 1993 su Usenet, ovvero una delle prime forme di forum/bacheca su internet, una roba che oggi somiglia alle pitture rupestri. Negli ambienti universitari settembre è il mese in cui arrivano le nuove matricole e negli anni ’90 questo voleva dire il primo impatto di un sacco di ragazzi non solo con il bullismo, il debito scolastico e l’ansia da esami, ma con Internet, la grande novità del momento, uno strumento di comunicazione che a casa non avevano, se non in pochi e di cui non conoscevano le regole.

Questo voleva dire che ogni anno gli “old users” dovevano sbroccare duro perché si trovavano impestati di post scritti male, flame, contenuti di basso livello e spendevano un mese per istruire i giovinastri, con le buone o le cattive, a seguire le regole della Netiquette. Poi tutto si ripeteva l’anno successivo.

Netiquette?
Cos’è la Netiquette? Una roba a cui ormai nessuno fa più caso, delle regole di comportamento ed educazione da adottare su internet, roba ormai seppellite da buongiornissimi, “questa è la mia opinione”, meme e flame war. Onestamente credo che in Italia non ci abbia mai badato veramente nessuno.

Questo ciclo andò avanti fino a settembre del 1993 quando AOL, due anni dopo la nascita del WWW, fece una mossa decisiva per la diffusione di internet negli Stati Uniti: aggiunse Usenet alla sua offerta e iniziò un bombardamento a tappeto di floppy, con lo scopo far provare gratuitamente internet per un mese ai possibili nuovi abbonati di tutti gli USA. 

Una strategia che a un certo punto portò il logo di AOL sul 50% dei dischi stampati in tutto il mondo (erano altri tempi e pensavamo che tanto la plastica sarebbe stato un problema per le generazioni nate nel 3000). 

Il settembre diventò dunque “eterno”, perché da quel momento milioni di americani si riversarono su internet in maniera costante, senza che ci fosse più modo di spiegargli le basi della civile convivenza. Ed erano sempre di più e se ne fregavano sempre meno di dar retta a chi cercava di dirgli come comportarsi. 

Immaginate di essere gli unici che dicono agli altri di non correre mentre si aprono i cancelli di un concerto.

Il panorama italiano

In Italia accade qualcosa di simile, ma un po’ più tardi, anche se già nel 1993 avevamo Telecom On Line, le BBS (arrivano prima di Internet) e il primo sito internet italiano: crs4.it, Centro di Ricerca, sviluppo e studi superiori della Sardegna.

Internet a cavallo del 2000 è un luogo molto differente da quello odierno, ma è bene dirlo, ricco degli stessi difetti che oggi una visione nostalgica vorrebbe farci dimenticare. Il problema è che nel frattempo non sono stati risolti, anzi, sono aumentati.

Innanzitutto, la rete di quegli anni era una rete in cui dovevi sapere dove cercare e l’indicizzazione migliore erano le persone, il passaparola i siti affini e i grandi portali. In mancanza di un algoritmo di ricerca preciso i primi siti e i blog si affidavano gli uni agli altri per prosperare. Certo, i motori di ricerca c'erano ma erano spesso imprecisi, lenti e difficilmente ti restituivano veramente ciò che stavi cercando. Si andava spesso a tentoni. Ad esempio se cercavi siti di cinema entravi nella sezione apposita di Geocities e là guardavi un po'.

I portali svolgevano dunque una funzione fondamentale, come suggerito dal loro nome erano una sorta di "porta d'ingresso" che attraverso varie categorie raccoglievano notizie, siti internet, rubriche e cataloghi di cose da leggere o vedere.

C’erano i webring, ovvero siti legati da interessi comuni che invece che farsi la guerra di dicevano “Hey, se ti interessa Star Trek ecco altri siti che ne parlano”. Potevi persino premere una freccia avanti e indietro o farti portare in un sito affiliato. Immaginate oggi una cosa del genere, con tutti le migliaia di blog di cinema o videogiochi che fanno una cordata invece che farsi la guerra e rubarsi meme o articoli. 

Tendenzialmente, il contenuto doveva essere inserito in un sito che fosse veloce da consultare, che le ADSL le avevano in pochi, con molto testo e poche immagini. Mancando un aggregatore univoco e la SEO, l’unica cosa che aveva senso erano i contenuti e il passaparola. Se ti piaceva un sito lo inserivi nella tua lista dei preferiti, lista che magari poi passavi ad altri o inserivi in un feed personale o nell’elenco di letture del tuo blog. In alcuni casi potevi mettere quel link nella firma che usavi sui forum, ovvero il contenuto che veniva inserito in coda a ogni tuo messaggio sulle varie bacheche e non c’era alcun modo di penalizzare qualcuno per i link. Anzi, un link, a meno che tu non fossi uno spammone, era una ricchezza.

In mancanza di un posto dove andavano quasi tutti e che teneva le fila di ogni cosa, come Facebook, internet era fatta di spazi frammentati in cui era assolutamente impensabile entrare col proprio nome. Erano piccoli recinti in cui, se qualcosa fosse andato male, avresti potuto pur sempre ricominciare da un’altra parte e raramente venivi seguito da una folla coi forconi.

Gli spazi di discussione 

Chi voleva chiacchierare in tempo reale andava su IRC, ovvero un sistema di chat per cui era necessario un programma apposito (e conoscere i canali), oppure sfruttava sistemi di messaggistica personale come ICQ, C6 e Messenger. Chi preferiva le bacheche andava su Usenet o i forum. Ce ne erano di ogni di ogni tipo e dedicati a ogni argomento ed erano tendenzialmente legati ai primi siti internet di videogiochi, manga o comunità online generiche.

Oggi la cosa più vicina ai vecchi forum sono i gruppi di Facebook, solo che nessuno cercava di tirarti dentro per fare numero. Volendo era anche possibile scrivere nella bacheca di un sito internet, una sorta di “libro per gli ospiti” virtuale. 

E per chi pensa che i numeri per vantarsi siano una cosa di oggi, molti siti avevano un counter che indicava i visitatori totali o del mese, gli utenti sfoggiavano con orgoglio il numero dei post o erano felici se una loro discussione era molto attiva e spesso gli avatar (ovvero un'immagine che ti rappresentava e che non era quasi mai la tua faccia) e i nickname degli utenti più in vista erano colorati ed elaborati.

I primi blog di solito si appoggiavano a una piattaforma di pubblicazione come Geocities, Blogger, Splinder. Acquistarsi un dominio era un lusso, farsi un sito da soli complesso, ma non impossibile, ma di sicuro non era facile come oggi. Questi spazi raramente si mescolavano tra di loro, sia per l’anonimato imperante, sia perché semplicemente ognuno stava nella sua comunità, internet era fatto di isolette grandi e piccole che l’utente abitava indossando ogni volta identità differenti. 

https://www.youtube.com/watch?v=jV4J4x7EinE

Questo fattore, sommato al numero inferiore di utenti, limitava di molto i danni in caso di flame, attacchi o campagne denigratorie. Certo, poteva capitare che l’utenza di un forum invadesse un altro, che ci fossero degli sputtanamenti conclamati o che una chat fosse riempita di spam da un gruppetto di ragazzi in vena di rompere le scatole, ma di solito la cosa finiva là. Era molto difficile che qualcuno venisse a cercarti sotto casa, che il tuo indirizzo o il numero di telefono finissero da qualche parte o che tu fossi costretto a sparire del tutto. 

Questo non perché le persone fossero migliori, ma semplicemente avevano meno mezzi per farti realmente del male. Il ribaltamento più interessante dell’internet contemporaneo è che oggi chiunque non si presenti con nome e cognome viene subito giudicato male, mentre una volta usare la propria identità online era come presentarsi già nudo e coperto di pece in una lotta a cuscinate.

La lingua nuova

L’internet che ho appena descritto è stato il luogo in cui centinaia di persone hanno formato gran parte della loro adolescenza, potendo contare su uno spazio in cui esternare pubblicamente le loro passioni, trovare qualcuno a cui piacevano (o che le detestava) e muovere i primi passi in comunità dove era tranquillamente possibile passare un pomeriggio in discussioni feroci. 

In Italia l’arrivo di internet nella cultura di massa coincise con quello di una nuova ondata di anime e manga che rappresentarono insieme ai videogiochi e ai film l’architrave di molti dei contenuti creati per la prima volta da ragazzi in un regime di produzione disintermediata. Se parlate con molte delle persone che oggi scrivono online scoprirete che hanno iniziato in piccoli siti di cinema, cartoni giapponesi e console, magari scrivevano fanfiction, oppure avevano loro blog personale (come la Meloni), fateci caso.

Il 2000 sono gli anni in cui i blog iniziano a essere qualcosa di grosso, rappresentanto ciò che anni dopo saranno i video di YouTube e le immagini su Instagram, spazi di espressione che in alcuni casi si trasformano la vita di chi ci scrive. Avere un blog negli anni 2000 è un po' come aprire una bottega nel dopoguerra, a volte la chiudi, a volte diventi Gucci. Ma c'era molta meno consapevolezza di oggi e tutto nasce solo per passione, non per diventare famosi, nessuno dei blogger di quel periodo pensava realmente di fare soldi con internet.

Una rivoluzione culturale e creativa già in parte legata ai grandi gruppi (la maggior parte delle piattaforme di creazione faceva comunque capo a investitori importanti) che vivrà la seconda ondata su YouTube in un contesto ancora più controllato da un ente superiore.

L’ondata di utenti che presero d’assalto internet poco prima e poco dopo il 2000 lo modificarono radicalmente, innanzitutto diventando appetibili col loro numero a una serie di aziende che iniziarono a posizionarsi sulla rete in maniera sempre più aggressiva, nonostante lo scoppio della bolla speculativa delle DotCom, e poi confrontandosi per la prima volta tra di loro con acronimi, retoriche e linguaggi che diventarono rapidamente parte di una sottocultura sempre più diffusa. L’internet delle lunghe discussioni testuali e dell’educazione formale morì lentamente sotto una pioggia di glitter e immagini in bassa risoluzione di Dragon Ball.

Era l’internet moderno, quello dei primi LOL, ma anche dell’ASD (che non voleva dire niente, ma che in alcuni ambiti sottintendeva una risata più contenuta) della nascita del termine bimbominchia, delle faccine, delle prime gif animate, dei gattini e delle rageface che poi diventarono i meme. L’internet di oggi nasce là, dopo il 2000, e per certi versi ne è soltanto la versione più grande, più condivisa ed esagerata in cui anche il cinquantenne ti fa le immagini testo sopra/testo sotto. 

L’aspetto più interessante di quella rete è stata la sua progressiva invasione nella realtà di tutti i giorni attraverso raduni, incontri e amicizie, (mentre una volta c’era la “real life” lontana da internet e con interessi ben diversi) ma anche le capacità virali della sua parte più aggressiva. Il linguaggio bellico dei flame e delle sue regole non scritte, ma condivise che oggi viene esaltato da chi ama i “blastatori”, figura diventate centralissime, supereroi che alimentano l'aggressività e il proprio ego facendo ciò che in molti vorrebbero fare, mentre si limitano a sghignazzare.

L'aggressività su interent è la norma, spesso vali solo per quanta gente fai incazzare o riesci a far incazzare contro il tuo obiettivo, ma non spunta improvvisamente, nasce venti, venticinque anni fa, nei forum, nelle chat, nelle infinite discussioni, negli archetipi dei frequentatori, nelle regole e regolette retoriche che col tempo sono state fatte proprie da chi ha capito come sfruttarle quando è arrivato il momento di allargare la discussione.

Le discussioni forti su internet erano spesso tenute a bada dai moderatori, figure che si sobbarcavano l’onore di derimere le questioni, amministrare le sanzioni e fare in modo che la situazione fosse sempre sotto controllo nei limiti del possibile, a volte con un pizzico di ego. Più grande era il forum meno questo era possibile o comunque molto complesso, anche con più moderatori, perché internet in quegli anni diventa il posto in cui tutti hanno ragione, come nel traffico. In alcuni casi è semplice allontanare le mele marce, in altri casi era normale trovarsi un forum invaso di foto porno da un’orda di fake creati appositamente nei minuti precedenti.

C’erano poi altri spazi, tipo 4Chan o, molto più in piccolo, Manicomio di NGI, in cui invece il nonnismo, il litigio, il bullismo, la presa in giro, anche feroce, erano concesse e nessuno sarebbe mai venuto a farti causa. Ci entravi sapendo che sarebbe finita così e raramente, almeno fino a metà del 2000, le cose sarebbero degenerate nella vita reale. Ma, come già detto, non perché ci fosse l’intenzione, perché era spesso difficile ed era una regola non scritta che poi salterà non appena qualcuno deciderà di non rispettarla più. 

La cosa buffa è che quando prendere in giro qualcuno su internet non sarà più una specie di gioco di ruolo, ma qualcosa che improvvisamente ha un impatto sulla vita delle persone, quando trollare su internet perde il diritto di essere chiamata “una ragazzata” questo non cambia di una virgola l’approccio. Semplicemente a un certo punto le pistole a salve hanno iniziato ad avere le pallottole vere, ma nessuno ha smesso di sparare e i nuovi arrivati hanno iniziato a comportarsi come chi era arrivato prima di lui, che spesso erano le stesse persone che lo stavano insultando in quel momento.

Il flame come dialettica politica

Quell’internet era il trionfo di discussioni inutili, argomenti fantoccio, archetipi narrativi che oggi sono diventati quelli che ci troviamo di fronte ogni giorno: provocatori, personaggi che si appellano ai “fatti e alla logica”, capipopolo improvvisati, fanatici religiosi, nerd incazzati con la vita e quel tipo di approccio è improvvisamente diventato la regola della realtà quando abbiamo finalmente smesso di dividere internet dal mondo reale. 

Una delle tecniche più usate nei flame su internet di un tempo (e tutt’oggi in voga) è il Muro di Gomma. Qualunque attacco ti arriva addosso tu lo rimbalzi e parli d’altro, rimbalzi e parli d’altro in una escalation continua in cui la cosa più importante è prendere tempo e sfiancare l’avversario, perché su internet non perde chi ha torto, perde chi smette. 

Quindi l’obiettivo è ignorare gli attacchi avversari e rilanciare, sempre, non rispondere mai nel merito e far sì che sia sempre l’avversario a dover agire in difesa. Se ti attaccano in tanti puoi dire che tu ce la fai da solo, mentre gli altri devono chiamare gli amichetti, se riesci a non insultare per primo, ma aspetti che sia la controparte a farlo, puoi dire che gli altri alzano i toni, mentre tu volevi solo parlare civilmente. Se alla fine calcoli bene le tue mosse puoi persino chiedere scusa, ma solo perché in questo modo puoi passare come quello razionale, mentre chi magari ha ragione continua ad attaccarti.

Poi un bel giorno qualcuno che ha vissuto quell’ambiente in prima persona ha deciso di applicare quelle tecniche anche altrove, nella vita reale, nella comunicazione pubblica, politica e commerciale. Perché nel frattempo internet è straripato. Non è più una parte della nostra vita, è il centro dell’esistenza di milioni di persone che se lo ritrovano nel palmo della loro mano. Che è una cosa bellissima, ma ha le sue controindicazioni. 

Perché quando l’arcipelago di isole distanti si trasforma in una megalopoli cyberpunk in cui tutti o quasi mettiamo nome, faccia, indirizzi e professioni le cose cambiano. Guadagniamo servizi, comodità, un sacco di informazioni nuove, ma perdiamo non solo una presunta innocenza, ma la lentezza e la tranquillità della vita di un paesino fatto di maschere. Uno spazio “a misura di internauta” che riuscivamo in qualche modo a controllare e che rimanere spesso separato dal resto della nostra vita.

La cosa più buffa di internet è che da luogo malfamato in cui spostarsi con cautela e fidarsi di pochi è diventato la fonte di ogni verità a cui diamo tutti i nostri dati.  Nel frattempo, il link, pietra angolare della rete, cedeva il passo alla condivisione e si trasformava in qualcosa da evitare, un demerito agli occhi dell’algoritmo o addirittura un lusso per gli eletti che superano i 10.000 follower.

Nel frattempo, il contenuto siamo diventati noi, che su Internet viviamo in una sorta di Non è la Rai perpetuo, una continua performance che ci può rendere molto famosi, amati o odiati in pochissimo tempo, in una sorta di finta democratizzazione dei 15 minuti di celebrità. Gestori di agriturismi che si fanno chiamare “direttori artistici” perché hanno organizzato la lettura di un libro in provincia di Salcazzo e sedicenni che aprono il profilo Instagram con la dicitura “ufficiale” e pensano già da influencer.

Tempo fa ho ritrovato messaggi di un vecchio forum del ’99 in cui un utente si lamentava dei ragazzini che arrivavano e spammavano cose a caso, non avevano rispetto, erano aggressivi. Oggi siamo tutti quei ragazzini, abbiamo operato un ribaltamento e sessantenni che augurano la morte o lo stupro sulla bacheca di adolescenti messe alla gogna. E questo accade non su un forum isolato, ma su quella che ormai è diventata una piazza pubblica con nome e cognome e foto da prendere e schiaffare sul giornale se muori. Una piazza da cui molti fuggono per tornare negli arcipelaghi dell’internet che fu. 

Oggi nessuno ha più il diritto a dire stupidaggini da ragazzo, o anche da adulto, perché uno screenshot è per sempre, questo da una parte ci rende più rispettosi, ma impedisce un naturale processo di crescita che sì, è fatto anche di stupidaggini, cazzate e sbronze, senza che nessuno ti fotografi e in cui a riprenderti è magari un amico, non 10.000 sconosciuti.

Intanto, il Settembre Eterno continua, sempre più rumoroso, ed è ormai ovunque.

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