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Il Principe Libero- La storia di Fabrizio De Andrè

Raccontare delle storie. Il cinema. L’arte. La scrittura. Non fanno altro che questo. Perchè l’uomo, in particolari alcuni uomini, sentono il bisogno di scrivere delle storie. Uno degli uomini che ha provato a spiegare il perchè è Fabrizio De Andrè.

Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.”

(Fabrizio De André)

In queste parole si può capire chi fosse De Andrè, specie per chi già conosce le sue opere. Un uomo fragile, anonimo, inorridito dalle ingiustizie e dalle ipocrisie. Un uomo che libero, disposto a tutto pur di difendere la sua libertà. Proprio su questo aspetto della sua vita non è disposto a fare compromessi in un mondo, specie la democristiana Italia del tempo, in cui invece gli uomini avevano trovato la propria libertà nel farsi comandare. A Genova nel 1940 nasce, infatti, uno dei più grandi artisti e poeti del ‘900, Fabrizio “Faber” De Andrè.

Questa pellicola racconta proprio la storia di questo Principe Libero.

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Faber aveva il terrore di scrivere qualcosa che qualcuno aveva già scritto meglio. Condivido questa paura proprio riguardo questo pezzo, per questo non cercherò di farvi una recensione perchè ci sono persone molto più preparate di me che hanno espresso pareri tecnici in merito (mi limiterò a dirvi che anche tecnicamente è un prodotto valido). Che cos’è Il Principe Libero? E’ una storia che andava raccontata, perchè non poteva essere dimenticata. E’ la storia di un uomo, una delle persone con più umanità che io abbia avuto la possibilità di conoscere. Perciò imperfetto, fragile, a volte ipocrita e crudele, ma capace di realizzare capolavori dal valore inestimabile. Non è questo un sunto dell’umanità, d’altronde?

Così riesce a raccontare una storia vera. Non per la veridicità e fedeltà della storia agli eventi reali nè per somiglianza degli interpreti, bensì perchè racconta un uomo vero, non fa di De Andrè un santino, anzi. Faber è uno dei personaggi più controversi della cultura italiana e ne “Il Principe Libero” rimane tale. Probabilmente chi non lo amava non lo farà neanche dopo la visione se non perchè, magari, lo giudicava senza conoscere la sua storia. Per chi non lo conosce invece spero che provi almeno la metà delle emozioni che ho provato, provo ogni giorno e proverò sempre quando ascolterò un pezzo del cantautore genovese (stessa cosa dicesi per Tenco, presente nella pellicola in quanto amico oltre che collega). Proprio per questo sono rimasto deluso dal vedere che io e la persona che mi ha accompagnato al cinema eravamo le più piccole, nonostante la sala piena, proprio come durante la visione di Blade Runner 2049 che vi citai nell’articolo ad esso dedicato.  Non che non fosse auspicabile, ovviamente.

Deluso perchè il cantautorato italiano non è anacronistico e anzi, forse dopo la fine di esso (diciamoci la verità, forse tolto Brunori Sas i cantautori hanno lasciato l’Italia) ha ancora più cose da dirci, più storie da raccontarci. In questo film traspare l’amore verso il cantautorato italiano e verso la musica in generale, soprattutto per come la colonna sonora viene, pur essendo un contorno del film come della nostra vita, utilizzata con una grazia molto rara, non invasiva (rischio abbastanza grande per un biopic di un’artista), permettendoci di capire come gli eventi che accadevano nella vita di Faber si riflettesse nelle sue opere.

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Poi ci sono gli ambienti. Quello sociale che De Andrè ripudia a causa della sua libertà ed anarchia, ambiente con il quale entrerà sempre in conflitto fino a che, da buon anarchico, non ne ridisegnerà le regole per renderle adatte a lui. Così fuggirà dalla bellissima Genova che ci viene mostrata nella prima parte della pellicola, una delle rappresentazioni più belle della città mai viste al cinema, per raggiungere il suo locus amoenus, la villla di Tempo Pausania con cui condividerà gli ultimi anni della sua vita insieme a Dori Ghezzi, la cui collaborazione è servita agli sceneggiatori Giordano Meacci e Francesca Serafini per mostrare il vero De Andrè.

Se questi sono i contorni, la vita del poeta è il centro dell’opera, la sua infanzia, i suoi due matrimoni, il rapimento, il rapporto con i suoi cari e con se stesso. Questo è il cuore del film, che sceglie di distaccarsi dalle sue opere e utilizzarle come una parte imprescindibile ma non centrale della storia. D’altronde chi vuole può conoscere tutte le opere che desidera, mentre più imperscrutabile è il lato umano di un uomo capace di creare tali bellezze.

L’unica vera mancanza che ho riscontrato nel film è l’aspetto più politico di Fabrizio che viene solo accennata e della parte più importante della sua poetica: il perdono.

“Nella pietà che non cede al rancore, Madre, ho imparato l’amore”

 

Cosa farne allora di questa pellicola? Ciò che volete. Le canzoni sono di chi le ama, dice Faber a Tenco, la stessa cosa vale per questo film. Vedetelo come una storia, come la storia di De Andrè o come la storia di uno dei più grandi poeti del ‘900. Scoprite De Andrè o rammentate chi fosse e trovate ciò che potete imparare dalla sua storie e dalle sue storie. Io ho imparato tanto e ho tanto ancora da imparare. 

PS: Marinelli è bravo, interpreta bene le canzoni e il personaggio. Ha fatto bene a non imitarlo, sarebbe uscito distrutto dal confronto.

 

 

Homer Heart

Core ‘e Nerd – Problemi d’amore nerd: prima puntata

Ci siamo quasi dimenticati del periodo natalizio, quel tempo in cui ci stringevamo più vicini a guardare un film, ricevevamo messaggi carini dalla persona del cuore e ripercorrevamo le tradizioni con Una Poltrona per Due e la consueta maratona di Fantaghirò. Beh, sì, insomma, nei vostri sogni, almeno. In realtà siete rimasti a guardare lo smartphone in attesa degli auguri di Santo Stefano della persona che vi piace mentre i vostri amici continuavano a dirvi che no, non si fanno gli auguri per Santo Stefano. E allora che avete fatto? Maratona di Black Mirror, così, per aumentare un po’ l’ansia della vostra vita. E quindi siete ancora qui, arenati sul divano in cerca di una risposta ai vostri problemi di cuore, perché l’oroscopo del 2018 di Paolo Fox non v’ha dato soddisfazioni in questo gennaio. Cerchiamo di risolverli ad uno ad uno.

“Caro Corenerd, ho un problema piuttosto grave. La mia ragazza non ha mai visto Star Wars. Cosa posso fare?” — handsolo92

Ciao caro amico telespettatore a casa. Quello che mi chiedi è un po’ vago, ma siccome scrivi ad una perfetta sconosciuta però autorevole consigliera amorosa sull’internet, si capisce che tu voglia che la tua ragazza ami Star Wars tanto quanto te (e quanto te in quanto persona) e quanti quanto ho scritto? Comunque, veniamo al dunque (giuro che la smetto con le ridondanze). Analizzerò il problema in modo professionale, anche se nemmeno io ho mai visto Star Wars. Tu mi dici che è un problema piuttosto grave dal tuo punto di vista, ma hai mai pensato al perché lo ritieni tale? E non iniziamo la solita solfa sul “perché è Star Wars”, perché sebbene sia IL simbolo nerd per eccellenza, pietra miliare del cinema e della cultura pop, ti ritengo abbastanza adulto e vaccinato da agitare la tua spada laser e fissarla mentre ti auto-induci una ipnosi (è quello che farei) per farti digerire nella maniera meno dolorosa possibile due assunti di vita fondamentali:

 

  • Essere in coppia non significa dover amare le stesse cose, nonostante esse ci rappresentino o siano parte di noi e della nostra formazione in quanto persona. Magari non sveliamo che quel sospiro che fai durante i momenti intimi l’hai imparato da Darth Vader perché prima pensavi di dover ululare come un lupo durante una notte di luna piena. Insomma: non è importante che la tua ragazza conosca i processi che ti hanno portato ad essere la persona che sei tramite la conoscenza dei tasselli che ti hanno aiutato a crescere. Di questi tempi è già tanto se te la danno, figurati se c’hai pure la fortuna di venire amato. Accettalo.

  • Il fondamentalismo della cultura nerd riguardo Star Wars anche se socialmente accettato, non è carino da attuare soprattutto nei confronti della ragazza che ha deciso di condividere con te un pezzo più o meno lungo di vita. Più le dirai “MA COMEEE NON L’HAIII VISTOOO?” con lo sguardo sbarrato e la bava alla bocca, meno avrà desiderio di recuperarlo. Non la dico io ‘sta cosa, eh, la dice quello che ha cantato Teorema, che avrà fatto solo una cosa nella vita ma almeno insomma un po’ c’aveva ragione. Prendi una donna, trattala male. Proverei a dirle, strategicamente: Non vuoi vedere Star Wars? E che me ne frega a me, è solo la cosa più importante della mia vita da nerd, fai il cazzo che ti pare. E tu intanto prepara in maniera strategica i blu-ray [battuta pessima necessaria]. O la valigia vicino alla porta in caso di convivenza e fidanzata arrabbiata, ché sempre bene non può andare.

Spero di esserti stata d’aiuto, anche se so che hai smesso di leggere il mio parere dopo “non ho mai visto Star Wars nemmeno io”.


“Il mio ragazzo non capisce il valore culturale di Fantaghirò. Come faccio a fargli capire che Fantaghirò è il motivo per cui sono la donna che sono oggi?”
 — Romualda9295

Carissima amica a casa, come non capirti. Credo che tutte le bambine cresciute a pane e anni ’90 siano sulla tua stessa barca. Fantaghirò ci ha insegnato che anche una con un nome di merda può diventare qualcuno nella vita. Che non basta fingersi uomo con un discreto talento nel camouflage per non venire tartassata da inviti ad uscire. Ma che, soprattutto, il trauma infantile di avere centinaia di foto cartacee, stampate e in bella vista nel salotto della nonna o come gigantografia su uno dei muri di casa con il famosissimo “taglio alla Fantaghirò” ci ha reso le donne che siamo oggi, perché è come se fosse una metafora di vita, capisci? Quel taglio fa schifo, è una merda quasi quanto la scelta del padre di Fantaghirò di chiamarla con quel nome, eppure i tuoi genitori ti imporranno la loro scelta. 

Questo ci ha abituate sin dalla tenera età a sopportare tonnellate di scelte subite e di conseguenza saranno lo specchio delle nostre quando ci lasceranno libere di fare le nostre valutazioni. E quindi tra un ragazzo carino che ci tratta bene ed uno stronzo– come quello sopra che non ha letto la mia risposta su Star Wars solo perché non l’ho visto– noi sceglieremo quest’ultimo perché in fondo la nostra vita fa schifo come quel taglio di capelli portato con dignità per tutti gli anni della prima TV di Fantaghirò 1–5. E quindi, mi rivolgo adesso a te, caro ragazzo, probabilmente non sei Romualdo né Raz Degan ai suoi tempi d’oro e sei l’equivalente emotivo del caschetto di Alessandra Martines (ma a proposito, che fine ha fatto?). Però sai che c’è? L’importante è che la ragazza ti porti con dignità e che esponga i vostri tremila selfie su Facebook.

“Mi piace una persona che visualizza e non risponde. Cosa significa?” -visualizzatoalle83

Carissimo anonimo o anonima – tanto il sesso d’appartenenza importa solo ai sostenitori del gender che salutiamo con affetto – il visualizza e non risponde è di per sé una risposta. Cosa significa, però, è da stabilire in base al sistema di traduzione utilizzato. Usando il metodo legislativo del silenzio assenso, che ti riporto qui per maggiore chiarezza: “[…] il silenzio dell’amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima amministrazione non comunica all’interessato, nel termine di cui all’articolo 2, commi 2 o 3, il provvedimento di diniego, ovvero non procede ai sensi del comma 2.”, quindi, senza una chiara risposta, l’amministrazione (alias la persona che ti piace) ti autorizza ad un sì categorico ogni volta che ad una domanda esplicita e diretta visualizza e non risponde. Il mio suggerimento è quindi quello di procedere direttamente con un bel “ti vuoi mettere con me?”. Ci sarà un motivo perché era il metodo più utilizzato alle elementari per cuccare con il 99% di probabilità di fare chiarezza nella nostra vita sentimentale a 10 anni.

Utilizzando invece l’altro metodo di traduzione del “visualizzato alle ore 03:42”, orario in cui tu pensi stia pensando a te e contemporaneamente pensi stia scambiando messaggi bollenti con la ex ragazza mentre invece sta solamente cercando di scaricare l’ennesimo allegato mandato da sua madre – che si è dimenticata di star inviando un file che è arrivato ad orari notturni improbabili – contenente 3 minuti e 52 secondi di Despacito cantato in siciliano da un gruppo di vecchietti in abiti tipici della Trinacria, scopriremo il magico mondo del kittesencula. Secondo questa antica arte giapponese, pare che il nostro interlocutore abbia poca propensione a risponderci. Motivi ignoti. Il consiglio che ti do è quello di seguire il corso di seduzione di Franco Trentalance che ogni tanto mettono in sconto a 30€ oppure di frequentare un master di scrittura creativa, persuasione e copywriting. Sia mai che con uno slogan tu riesca a conquistare l’uomo o la donna che ti fa consumare i pensieri e i giga dello smartphone. Speriamo non ti risponda mai mandandoti il sopra citato video di Despacito.

 

Hai problemi di core e ti serve una pozione curativa? Sottoponici i tuoi dubbi e le tue spremute di cuore nerd a corenerd@n3rdcore.it o in forma anonima su Sarahah. Ah, vero, scusate, chi lo usa più Sarahah?