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Lego vs Playmobil come Apple vs Microsoft

Perché Lego è cult anche per gli adulti e Playmobil no

In queste ore Playmobil ha lanciato la propria linea dedicata a Ghostbusters che comprende la stazione dei pompieri, la Ecto-1, l’omino dei marshmallow, i cagnacci di Gozer e altre scene del film. Il prezzo dei vari set è piuttosto conveniente, il più caro, la caserma, costa circa 70 euro.

Una cifra onesta per un uomo che guadagna duramente il proprio stipendio scrivendo di videogiochi, film e maschere di Optimus Prime, per questo la freccetta del mouse è andata sicura verso l’ordine di Amazon. Prima di completare l’ordine però mi sono fermato, c’era qualcosa che non quadrava.

Non era tanto lo spazio nè tantomeno lo stigma sociale, anzi, parte della mia bacheca Facebook mi incitava all’acquisto. Ho realizzato che se lo stesso oggetto fosse stato della Lego lo avrei comprato senza indugi. Dopotutto, l’unica cosa che mi impedisce di comprare i set Lego più grandi, tipo la caserma o la Morte Nera, non è tanto il fatto che non saprei dove metterlo e che Giulia mi soffocherebbe nel sonno con un cuscino, ma il prezzo.


E allora perché non compravo a cuor leggero il set Playmobil? Perché l’altra parte della mia bacheca Facebook incitava Lego con fare da zelota?

Perché Lego è riuscita a sdoganarsi come oggetto cult anche presso gli “adulti” (con tutte le virgolette del caso) mentre Playmobil è visto come un giocattolo o al massimo un oggetto di modernariato?

Perchè tra Lego e Playmobil scorre più sangue che tra Apple e Microsoft?

Entrambe reinterpretano con il proprio stile grafico situazioni reali, fantasiose e legate a determinati universi narrativi. Città, castelli medievali, astronavi, c’è un set per tutto.

Il paragone tra Lego e Apple però è più sensato di quanto si possa immaginare, dato che entrambe riescono a vendere prodotti estremamente costosi non tanto per il loro effettivo valore, quanto per l’emozione che danno comprandoli. Microsoft e Playmobil sono meno affascinanti e seppur paradossalmente più sensate e pragmatiche, sono meno brave a raccontarsi.

Al di là del fatto che i mattoncini sono un simbolo di libertà creativa, di infinite possibilità nascoste nella nostra testa e degli spettacolari progetti amatoriali, la maggior parte degli appassionati Lego acquista set precostituiti e segue scrupolosamente le istruzioni, collezionando tutto ciò che gli piace.


Dunque, Lego è talmente furba che ci vende giocattoli che noi dobbiamo montare riciclando più o meno sempre gli stessi pezzi di plastica, esclusi alcune varianti speciali. Il grosso del costo per l’azienda sono le licenze e la progettazione, il resto è tutto margine. Inoltre, tutta la parte dell’assemblaggio è a carico dell’acquirente, che è ben felice di farlo, anzi, è parte stessa del divertimento.

Quale altra azienda può dire altrettanto?

Quelle di modellismo” direte voi, ma non è proprio così. Per montare un set Lego non è richiesta nessuna particolare abilità, non bisogna essere bravi a pitturare, incollare, fissare o modellare. Sono puzzle tridimensionali abbastanza semplici, esercizi zen che prevedono l’esborso di centinaia di euro per pezzi di plastica con cui tra l’altro è anche difficile giocare, perché tutto potrebbe andare in pezzi al primo urto.

Dall’altra parte Playmobil offre un giocattolo altrettanto carino, che non ha bisogno di essere montato, salvo qualche adesivo, e decisamente più solido da utilizzare.


Cerchiamo di analizzare la cosa con piglio vagamente scientifico. Dal punto di vista creativo i mattoncini Lego permettono molte combinazioni e il fatto di essere giocattoli “creativi” è stato per anni il cavallo di Troia per convincere anche i genitori più restii.

Tuttavia è inutile girarci intorno, il successo moderno di Lego è legato all’acquisizione continua e mirata di marchi che piacciono molto ai geek, una categoria di persone a loro agio con il proprio lato più “infantile”.

Non compriamo un giocattolo, stiamo comprando un modellino di Tie Fighter piacevole da montare, esteticamente gradevole da mettere in un salotto “a tema” e soprattutto con un valore economico. Non è una roba infantile, ma l’affermazione di una passione che travalica l’età. Lego questo lo sa benissimo, tanto che certi set e modellini non sono assolutamente pensati per i bambini, se non quelli interiori.

Lo stesso vale per i set cittadini: non è una roba per ragazzini, mi sto divertendo a costruire una città, assemblando le varie parti e mantenendo tutto in ordine, proprio come un modellista. Per non parlare dei set dedicati agli architetti. Lego ha saputo parlare agli adulti senza perdere l’anima, perché era facile rinchiuderla in un mattoncino.

Così come mi comprerei una testa di Alien, l’orologio di James Bond, il modellino del Falcon, una statuetta di Godzilla, una spada laser o un’action figure di He-Man, magari d’epoca. Sono tempi in cui essere a proprio agio col proprio lato pop non è soltanto normale, ma quasi obbligatorio.

Invece, la roba della Playmobil mi piace, mi rendo conto che il set dei Ghostbusters è pensato per me però… mi riporta indietro a quando ero bambino in maniera differente. Non con nostalgia, ma infantilismo, non c’è collezionismo, è più un giocattolo. Una volta comprato non può diventare altro, non posso andare in un sito di appassionati e trasformare il castello di quando ero bambino in una replica di Battlestar Galactica. I Lego sono acqua, per dirla come Bruce Lee, i Playmobil sono rigidità.


Ecco la mossa Kansas City che è riuscita a Lego e che forse Playmobil sta facendo fuori tempo massimo: è passato dall’essere un giocattolo a oggetto pop senza tempo, ha acquisito i diritti d’immagine di saghe cult immortali nel momento esatto in cui la maturità ha smesso di coincidere con serietà. Tra Lego e Playmobil percepiamo la stessa differenza che passa tra Keith Haring e il disegno di un bambino.

Non dimentichiamo poi un dettaglio importante, negli ultimi anni, spinta dalla nostalgia, da Minecraft e dai videogiochi indipendenti, si è imposta un’estetica 8-bit che si sposa perfettamente con Lego, che non ha caso ha dedicato proprio un set al titolo di Mojang.

L’unica altra spiegazione che sono riuscito a fornirmi è che la fragilità dei Lego fa parte del loro fascino. Più un giocattolo è solido più è chiaramente pensato per un bambino, più ci sentiremo dei bambini ad acquistarlo.

L’attenzione e la cura con cui bisogna costruire e mantenere i set Lego più belli e costosi gli dona un’aura speciale, la stessa di un trenino, un galeone, un cristallo di Swarosky. Non li percepiamo come oggetti per bambini, perché un bambino li romperebbe o li userebbe in maniera differente, spesso priva delle regole che li rendono un passatempo adulto.

La forza di Lego non è solo fatta di tempismo e licenze, ma anche della fragilità trasformata in un valore.

P.S.

L’infiammato dibattito Lego VS Playmobil è continuato in un post su Facebook di Roberto Recchioni ricco di spunti interessanti.

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Fritz!Box 7430, il router per chi non sa cosa è un router

Semplice e ricco di funzionalità perfette per la casa o per chi gestisce piccole imprese, locali o case su Airbnb

Sapete qual è il modo migliore di testare un prodotto pensato per le reti casalinghe? Darlo in mano a chi di infrastruttura di rete non ne sa assolutamente niente. Sotto questo punto di vista sono senza dubbio la persona perfetta perché ho sempre considerato la configurazione di rete una di quelle attività che superano il confine tra tecnologia e negromanzia.

Per questo motivo quando mi hanno chiesto di testare il Fritz!Box 7430 ero abbastanza restio. In fondo i modem non sono prodotti affascinanti né io sono particolarmente bravo nel gestirli. Tuttavia uno dei pregi principali di questo prodotto è proprio tutta qua: non fa sentire un incapace.

Questa non è una recensione per esperti, ma per chi cerca un prodotto che non li faccia impazzire e per tutti quegli esercizi commerciali abbastanza civili da voler condividere un Wi-Fi con i propri clienti.

Dal punto di vista estetico ammetto che i modem della Fritz! non mi fanno impazzire, per quanto iconici nella loro colorazione sono un discreto pugno nell’occhio in qualunque punto della casa decidiate di metterli. Ma tutto sommato le dimensioni contenute consentono di nasconderlo in maniera abbastanza discreta e la potenza delle antenne vi eviterà perdite di segnale.

Il collegamento è estremamente semplice: se avete una linea adsl con username e password staccate il vostro modem e ci mettete questo. Se invece usate Fastweb il mio consiglio è di collegarlo al loro modem e utilizzarlo come linea aggiuntiva.

In entrambi i casi la procedura è davvero banale. Basta agganciarsi al suo segnale, andare sul sito apposito e inserire la password per trovarsi direttamente sul browser Fritz!Os ovvero il sistema operativo del modem pensato per una configurazione a prova di idiota.

Dal Fritz!Os di controllo potrete impostare il Fritz!Box 7430 secondo le vostre necessità seguendo le indicazioni in italiano. Ci sono un sacco di funzioni utili per chi vuole gestire in maniera efficiente una linea Adsl sia in casa che nel proprio negozio, con particolare attenzione a Internet of Things, gaming online, streaming e un sacco di altri fattori.


Pur avendo una potenza che gli permette di coprire molto bene una casa media, questo router ha qualche ombra, rappresentata dalla mancanza del WiFi a 5 GHz e dalle porte Ethernet limitate a 100 Mbps rispetto al nuovo standard GigaBit. Poco male, ma senza dubbio da migliorare nel lungo periodo.

Dal pannello di controllo possiamo persino creare numerosi profili di accesso a internet e assegnare a ciascuno di essi un relativo consumo della banda, distribuendola magari tra due figli che vogliono guardare Netflix e fraggare su COD contemporaneamente oppure tra clienti e proprietario, affittuario e ospiti.

Potremo impostare di sospendere l’accesso a internet in determinate ore del giorno, creare una password dedicata per eventuali ospiti o clienti che potranno così sfruttare il collegamento senza saturare la banda, decidere che un determinato dispositivo ha la priorità sugli altri quando vogliamo guardare qualcosa in streaming e far valere i nostri diritti di capofamiglia e così via.

Un altro aspetto importante per i genitori più attenti è la possibilità di inserire dei siti in una blacklist, così da limitare ai figli l’accesso a siti web non pensati per loro e in cui casualmente potrebbero incappare.

Grazie alla presa USB del modem potremo collegare inoltre una chiavetta USB o un Hard Disk rendendo così il suo contenuto immediatamente disponibile a tutte le persone connesse e dotate della password di accesso. Un’ottima soluzione per condividere file in famiglia, in piccoli uffici o se siete host Airbnb e volete mettere a disposizione dei vostri clienti piccole guide sulla casa e la città. Volendo è addirittura possibile accedere a queste memorie anche quando non si è connessi alla propria rete casalinga, insomma una soluzione veloce e pratica per crearsi un piccolo cloud personale.

C’è poi tutta la parte legata al Voip che permetterà di utilizzare la Fritz!Box come centralina per un massimo di sei telefoni Cordless, non soltanto gli appositi Fritz!FON ma anche, tramite app, il vostro smartphone.

L’app è un’altra piccola chicca, visto che permette di gestire quasi tutte le attività del router, monitorarlo, visualizzare le chiamate perse, la potenza del segnale e così via, senza dover nemmeno accendere il PC.

Presenti anche le funzionalità di segreteria telefonica e FAX, che è una di quelle cose che non usa nessuno… finché non vi servono.

Se nonostante le nostre rassicurazioni pensate pensate che sia complesso nessun problem; il sito di supporto è pieno di guide semplicissime, l’interfaccia e le istruzioni sono sempre molto chiare.

Dunque, nonostante alcuni nei, pollicione in su per questo Fritz!Box 7430, senza dubbio il router perfetto per chi non vuole stress. Se poi lo renderanno anche più bello esteticamente sarà tutto di guadagnato.

Natale con N3rdcore

La lista di regali per chi ha già tutto


La lista è in aggiornamento costante, se vuoi segnalare qualcosa manda una mail a lorenzo@n3rdcore.it, lascia un messaggio sulla pagina Facebook o scrivimi in ogni altro modo possibile.

Cosa gli regalo? Ha già tutto!”, “Oddio mia figlia mi ha chiesto un computer, ma non le piacevano le Barbie?”. E poi parenti disperati che vagano per centri commerciali chiedendo di oggetti misteriosi come la “PerBoPer” (ovvero l’XBOX, fidatevi, è successo davvero in un negozio sardo) o “CalofDauti” e quelli rassegnati che alla fine ripiegano sulla sciarpa, il cappello di lana o, orrore, un regalo utile.

Ma non temete amici, se qualcuno intorno a voi non sa cosa regalarvi per Natale o se voi stessi siete alla ricerca del regalo perfetto ci siamo qua noi. Ecco una lista di feticci nerd nei quali investire i vostri sudati risparmi di un anno, che le Spese Futili siano con voi!

Pensieri fantastici e dove trovarli (1–50€)

Volete seminare il terrore al rifugio sciistico? Perfetto, abbiamo questo passamontagna in lana con sopra un Facehugger che vi permetterà di prendere uno zabaione caldo senza fare la fila, perché saranno scappati tutti.

Per chiunque voglia far capire che legge i libri giusti, ecco una maglietta con la copertina della prima edizione de La Colazione dei Campioni” di Vonnegut.

Per il fan di Guerre Stellari che ha già tutto: il libro con lo storyboard della vecchia trilogia.




Ancora libri, stavolta Art of Atari, ovvero le bellissime copertine di questa vecchia console, assolutamente da non perdere. Ne avevamo già parlato qua.

Dentro di voi c’è un bambino e quel bambino ha visto I Goonies, dategli una di queste action figure old style della ReAction di Chunk, Data o Sloth e nessuno si farà male. (Ci sono anche quelle di Alien)

Sono belli, rendono la vostra libreria molto più figa ed evocano una meravigliosa carrellata di ricordi. Si chiamano Bitmap Books e dovreste almeno comprarvi quello dedicato all’Amiga.




La tazza della Lego è sempre un buon modo per iniziare la giornata, Everything is Awesome! Scherzi a parte, la vera tazza per intenditori è QUESTA.

Noi nerd adoriamo ricevere le cose e adoriamo le sorprese. Se non sapete cosa regalare, donate un abbonamento a The Fun Box, ovvero un ricco bottino di gadget che cambiano secondo un tema deciso mese dopo mese.

Parlando di Lego, avete Lego Dimensions? Ottimo, comprate il set dei Gremlins. Ancora non lo avete? Fate bingo e comprateli entrambi!




Il Fantasy ‘80/’90 è stato uno dei momenti più belli e parrucconi degli ultimi 30 anni, potremmo scegliere tante cose, ma preferiamo buttarci su questa edizione speciale di Labyrinth.

Se cercate la chicca giusta per quel vostro amico cinefilo che se la crede tantissimo, regalategli un piccolo soprammobile ispirato a Essi Vivono. Se non sa cosa è picchiatelo forte, se lo conosce vi sarà eterno debitore.

Tetris è il gioco più bello del mondo, ma la sua storia è stata un incastro di quelli in cui ti rimane uno spazio vuoto nel mezzo e rischi sempre di vedere il Game Over. In “Tetris, Incastri Internazionali” questa storia è raccontata con tutto l’amore che si può avere per i videogiochi.




Coltivate la passione di vostra figlia o della fidanzata per la scienza e il nerdismo. Non lasciate questo campo solo agli uomini che tanto pensano solo a tecnologie più veloci per vedere i porno. Ispiratela con “Le tue antenate

Un vostro amico ascolta solo vinili per darsi un tono? Regalategli queste colonne sonore di vecchi videogiochi rimasterizzate in LP coloratisi e bellissimi.

Siete andati sotto con Westworld? Ottimo allora sapete già di non poter resistere a questa maglietta della Delos, dovete comprarla, è nella vostra programmazione.




Usa la carta di credito Luke (51–100 €)

La tua ragazza legge fumetti dalla mattina alla sera e ogni volta che vede un personaggio femminile che fa la damigella in pericolo si incazza come una biscia? La borsa di Captain Marvel è quello che ci vuole per scatenare la sua potenza.

Difficile scegliere un libro della Read Only Memory che non sia da comprare subito. Per i retrogamer duri e puri consigliamo assolutamente quello dedicato ai Bitmap Brothers, quello su Sensible Software e quello sul Sega Megadrive.

Cercate un maglione da indossare nelle occasioni speciali? Perché non quello ispirato a Nightmare? Metterà a disagio i vostri ospiti in men che non si dica!




Zombicide è tutt’ora uno dei giochi da tavolo più belli e divertenti di sempre. Peccato che si rischi ogni volta di fare le cinque di mattina. Se il gioco lo avete già potete sempre farvi regalare una delle molte espansioni.

Ti è piaciuto Stranger Things? Non negarlo, sappiamo che è così, dunque comprati le sue mitiche lucine di Natale!

Non pensiamo di dover dare grosse spiegazioni sul perché è assolutamente fondamentale parcheggiare una Delorean con tanto di luci e suoni sulla vostra mensola migliore.




Verso l’infinito e oltre (Sopra 100 €)

Se ancora vi rode di quando non vi hanno comprato la pista con le macchinine da piccoli è il momento di rimediare con questa incredibile pista “Race of Victory” della Carrera. Auto graaaaandissime, con tanto di fari, sorpassi, pit stop, consumo gomme, derapate e la vostra compagna che vi sbatte fuori di casa!

Una Regina Aliena è ciò che vi serve davvero per trasformare il vostro salotto in qualcosa di degno di essere vissuto. Fidatevi, io ne ho una.

Esistono molte cose belle della Lego, ma la caserma di Ghostbuster rimane uno dei set più belli e costosi al momento. Se vi guardano male potete sempre dire che è un investimento che frutta più dell’oro (ed è vero).




Judge Dredd ha un’arroganza fuori dal comune, capita quando sei la legge incarnata, ecco perché questa bellissima action figure con tanto di moto secondo noi merita l’attenzione di chi adora il genere.

Bello, pesante, senza fili e decisamente ben fatto. Con un fisico così un mouse così può accompagnare solo. Quel mouse è lo Spatha

Se ti prude la voglia di retrogaming e hai un sacco di cartucce del NES, SuperNes, Mega Drive e Game Boy potresti volere una console che le fa funzionare tutte in un posto solo: il Retron!




E se quella voglia ancora non è sazia, sappiate che HomeCade è forse il modo migliore per placarla, ed è anche un’idea tutta italiana per avere in casa qualcosa di simile a un cabinato ma senza impazzire con configurazioni, ingombri eccetera.

Avete velleità da YouTuber o videomaker ma non sopportate l’idea di portarvi dietro attrezzature pesanti? La Canon Gx7 MarkII è una macchina fotografica compatta che vi permetterà di cavarvela in ogni situazione.

La fissa coi robottoni dei cartoni animati non passa mai, MAI, ecco perché la linea superlusso con Mazinga, Jeeg e Ufo Robot sembra una figata degna di prosciugarvi il portafoglio.




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Dallo scatolone in cantina: i Rock Lords

Ho veramente speso lo stipendio di mio padre per questi?


Ci sono giocattoli che non devi neanche neppure sforzarti di ricordare, sono lì, sul primo scaffale della memoria, i Masters, i Lego, i Transformers, i G.I. Joe, i Playmobil, tutta la roba di Guerre Stellari. Poi c’è una seconda categoria, quelli che quando li rivedi dici “oddio me lo ricordo!”, che ti piacevano tanto, ma che per qualche assurda ragione non sono mai stati consacrati dalla storia come icone immortali, parlo di Captain Planet, dei Real Ghost Busters, dei Dino Riders, di M.A.S.K. Poi beh, poi c’è quella roba che quando torna in mente ti fa solo dire “Ho realmente speso i soldi dello stipendio di mio padre per questo?”.

Insomma, roba tipo i Rock Lords.

WOW ROCCE!

Mentre cercate di farli affiorare dalla memoria, vi do qualche cenno. Tutto nasce con i GoBots, che stanno ai Transformers come Don Matteo sta a The Wire. Sono dei robot trasformabili abbastanza tristi, goffi e mal progettati, creati in Giappone da quella che sarebbe poi diventata la Bandai, importati e adattati al resto del mondo dalla Tonka. Erano così brutti che quando si trasformavano sembrano fondamentalmente dei veicoli che avevano subito un incidente, non degli umanoidi. Tra i più memorabili abbiamo Clutch, il primo robot obeso della storia, Wrong Way, l’unico robot che non può alzare le mani perché ha un’enorme elica posizionata all’altezza dell’ombelico.

Wrong Way, wrong tutto

Eppure, nonostante la loro inadeguatezza, ebbero relativo successo, con tanto di serie TV e videogiochi, perché la Tonka si affrettò a esportarli in tutto il mondo per arrivare prima dei Transformers e rubargli la scena, ma fu come cercare di mantenere civile una discussione su Facebook. All’inizio degli anni ’90 Hasbro si comprò il marchio, utilizzò qualche nome e qualche riferimento all’interno dei Transformers , anche se gli stampi dei modelli rimasero al produttore giapponese, probabilmente seguiti da una formale richiesta di distruzione.

Non contenti di aver fatto conoscere al mondo i GoBots, i dirigenti della Tonka si chiesero: “Cosa amano i bambini dopo i robot che diventano veicoli?”, la risposta fu “Robot che diventano sassi!!”.

Quelli che all’epoca passarono vicino alla sala riunioni ridono ancora.

I Rock Lords sono dunque uno spin-off dei GoBots, una realtà parallela in cui alcune rocce di vario tipo sono in realtà dei robot senzienti. Ovviamente anche qua abbiamo buoni e cattivi, abbiamo il capo, il nerd con le invenzioni, quello grosso, quello subdolo, la voglia di conquista del pianeta e così via. I Rock Lords sono in forma di robot passano dal bruttino al decente, ma quando si trasformano in rocce tutto ciò che hai di fronte non è altro che una palla di plastica che, quando ti va bene, non assomiglia a quello che lasci in bagno dopo una serata di cibo indiano.


Visto che l’originalità è per i deboli anche i Rock Lords avevano una linea di animali e dinosauri simili a Dinobot, chiamati Rockasaurs, ma dato che un tirannosauro avrebbe avuto troppo carisma furono prodotti solo i modelli dello pterodattilo e un triceratopo con un corno solo e la tristezza negli occhi.

Uccidetemi

Poi c’erano questi cosi, che non ho ben capito se fossero pensati per capire quale maschietto avesse già scelto un’altra strada o per attirare le bambine nel mondo dei giocattoli per maschi scopiazzati. Si chiamano Narlie e non me li ricordo assolutamente, probabilmente il mio cervello li ha chiusi a chiave insieme alle nozioni di matematica.


Tra l’altro, sono quasi certo che nel mondo dei Rock Lords scorresse potente una sorta di ingiustizia classista, un mondo fatto di caste sociali invalicabili, perché non venitemi a dire che il robot fatto di pietra serena veniva trattato come quello dorato o quello che era fondamentalmente un diamante senziente, tanto non ci crede nessuno.

Particolarmente curiose erano le abilità di combattimento di alcuni Rock Lords i cui scontri, come nella migliore tradizione dei cartoni per ragazzi, finivano con centinaia di colpi sparati e nessun ferito. In particolare, ci tengo a segnalarvi Slimestone, fatto interamente di argento, il cui colpo segreto è “divertirsi nell’usare la sua slimegun per macchiare i nemici con della roba puzzolente e cattiva che è assolutamente impossibile da togliere!”. Sicuramente la mancanza di colf sul pianeta rendeva il lavaggio un procedimento complesso , peccato che il numero di casalinghe della zona in grado di preoccuparsi per qualche patacca disgustosa fosse tremendamente vicina allo zero, ma poi volete dirmi che dei robot pietra hanno l’olfatto? Dai.

Chissà come mai i Rock Lords non ebbero grandissimo successo, un mistero che tutt’ora attanaglia gli ex dirigenti Tonka. Un fallimento che purtroppo bloccò sul nascere un’altra grande proposta commerciale: robot che si trasformano in vestiti usati.


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Tutto ciò che non sapevo sui G.I.Joe

Il loro segreto? Erano giocattoli con un background

I G.I. Joe ebbero un successo incredibile per una serie di motivi molto semplici: erano fatti bene, erano tanti, snodati, avevano un sacco di mezzi assurdi e grazie alle loro dimensioni erano estremamente versatili. Andavano bene sia per la guerra che per un presepe diverso dal solito. Certo c’era però il problema delle armi, quei maledetti mitra di plastica avevano un coefficiente di smarrimento pari a un mazzo di chiavi a un rave, ma i G.I. Joe restavano comunque fighi.

Forse non tutti sanno che il termine “Action Figure”, che oggi usiamo per definire i personaggi snodabili con cui riempiamo le nostre mensole, fu coniato proprio per i G.I. Joe. Questo storico giocattolo nacque infatti negli anni ’60 per replicare al maschile il successo delle Barbie, ma, dopo un lungo brainstorming, Hasbro ritenne che “bambola per maschi” o “Barbie con la barba” forse non erano un granché come definizioni.

E probabilmente ancora meno persone sanno che i G.I. Joe devono molto a Guerre Stellari. Fino al 1982 infatti erano grandi più o meno come Big Jim, con tanto di vestiti intercambiabili. Solo dopo la crisi petrolifera del ’78 l’azienda pensò che fosse opportuno produrre giocattoli che non costassero quanto un pneumatico da Formula Uno e così li ridimensionarono ed eliminarono anche i vestiti intercambiabili. L’idea fu ispirata dai pupazzi di Star Wars che la Kenner aveva messo sul mercato nel ’77 e che oggi valgono come un motorino.

Ma anche se piccoli e senza guardaroba, i G.I. Joe erano fighi perché avevano un background. Quando un bambino si chiedeva “Come mai questo tizio sembra un pompiere?”, “Perché questo ha la benda sull’occhio?”, “Perché lui ha la faccia completamente di metallo?” la risposta si trovava quasi sempre sul retro della confezione. Non so come fossero le versioni originali, ma nelle schede italiane si nascondevano perle di puro non sense.

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Insomma ma come si fa a chiamare un soldato come un musical con Kevin Bacon?

La mente folle che si è inventata nomi e storie dei primi G.I. Joe si chiama Larry Hama, un collaboratore Marvel reduce del vietnam di origini giapponesi, che attinse allo slang miliare che gli era rimasto in testa dal conflitto e che probabilmente popolava i suoi incubi post traumatici. Esatto amici, probabilmente abbiamo giocato per anni con personaggi che portavano il nome di soldati morti a Da Nang.

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Ovviamente, come spesso succede, i personaggi più affascinanti erano i cattivi, perché alla fine i buoni erano varie declinazioni dei corpi speciali, mentre tra le fila dei Cobra avevamo scienziati pazzi, personaggi mascherati e un supersoldato clonato col DNA di Attila, Napoleone, Cesare e Annibale vestito come un serpente, non c’era partita. I loro mezzi erano affascinanti, anche se nella maggior parte dei casi erano più pericolosi per chi li guidava che per chi li affrontava. Vedi alla voce elicotteri monoposto senza parabrezza o missili pronti al lancio pericolosamente vicini alla testa.

Per spingere i giocattoli fu creato anche un fumetto, sceneggiato dalla Marvel, che offriva momenti spettacolari, come”Interludio Silenzioso” in cui Snake Eyes libera Scarlet da Castel Cobra senza che vi sia una sola riga di dialogo in tutta la storia.

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Niente a che vedere con il generale imbarazzo della serie TV, un misto di messaggi educativi per bambini, macchiette ridicole e scontri in stile A-Team, cioè dove ogni sparatoria al massimo faceva registrare un paio di feriti e una caviglia slogata fuggendo.


Poi vabbeh, abbiamo avuto due film in epoca moderna, quando hanno cercato di resuscitare il marchio usando il defibrillatore e puntando all’effetto nostalgia. Il risultato sono stati due film così fracassoni e ridicoli da far sembrare quelli sui Transformers una prima della Scala.

Col tempo i G.I. Joe diventarono sempre di più e il bisogno di creare nuovi personaggi portò Hasbro verso idee un po’ meno sensate, tipo Captain Grid Iron (non ricordo assolutamente come si chiamava in italiano).

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Il punto massimo della sua esistenza era l’esser stato un buon giocatore di football al college e faceva in modo di ricordarlo a tutti, persino con le granate a forma di pallone. Un po’ come arruolare nei corpi speciali qualcuno solo perché ha fatto le giovanili nel Milan per vederlo lanciare palloni esplosivi. La sua specialità era il combattimento corpo a corpo, peccato che l’esercito di Cobra che G.I Joe traboccasse di ninja decisamente addestrati. Si è rivelato utile solo in un momento: quando nella più grottesca puntata del cartone animato i due schieramenti hanno deciso di risolvere un conflitto con una partita di football americano.

Ma perché Altitude? Il cui punto di forza era essere un illustratore con l’hobby del paracadutismo che disegnava le mappe durante i lanci, reso obsoleto dai satelliti e dal primo che appiccicò una macchina fotografica sotto un aereo? O Banzai, il ninja specializzato in omicidi durante il Gay Pride.

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Parlando di ninja, sicuramente conoscete Snake Eyes, il fighissimo ninja muto che aiutava i buoni e finiva regolarmente per scontrarsi con la sua nemesi, il ninja bianco Storm Shadow. Quello che forse non sapete è che l’aspetto da ninja tenebroso non è frutto di un’accurata scelta di design ma il risultato dei braccini corti di Hasbro che cercò di risparmiare creando un personaggio di plastica nera che non doveva minimamente essere pitturato e non aveva neppure la faccia.


Dopo questo colpo di genio chiamarono Larry Hama, gli dissero di inventarsi qualcosa per giustificare questa mezza truffa e così nacque uno dei personaggi più amati dai bambini degli anni ’80.

Inizialmente neanche si chiamava in quel modo, ma semplicemente “Commando”.

In effetti a guardarlo ora sembra un personaggio progettato il venerdì alle 17.50 mentre i colleghi son già a fare l’aperitivo e ti rendi conto che la paga non è così buona. Snake Eyes non è un giocattolo è la dimostrazione che con una buona storia puoi vendere qualunque cosa, anche un pezzo di plastica nera senza faccia.

Bene adesso sapete molte più cose di prima sui G.I. Joe e ricordate: La conoscenza è metà della battaglia!

Geek Fashion: le Vans a tema Nintendo

Vans e Nintendo hanno creato delle scarpe che 20 anni fa vi avrebbero subito etichettato come nerd e portato all’attenzione del bullo della scuola per tutti e cinque gli anni del liceo, ma che oggi invece vi lanciano dritti nell’olimpo di quelli che ne capiscono di moda.

Ah che belli i tempi che cambiano. D’altronde i nerd hanno vinto, no?

Un paio di anni fa Vans collaborò con Star Wars dando vita a una collezione di scarpe ispirate alla saga di Lucas. Alcune erano oggettivamente carine (e quindi anche presto introvabili), altre andavano indossate solo se accompagnate da una buona dose di coraggio o daltonismo, ad ogni modo il nerdismo scorreva potente in loro.

Ebbene visto il successo di quell’esperimento, Vans ci riprova con una linea dedicata ai miti della Grande N, Mario, Luigi, Zelda, Duck Hunt e al controller più famoso del mondo. Ok, anche in questo caso si tratta di modelli dalla grande personalità e fuori dagli schemi, ma bisogna ammettere che fanno la loro porca figura.

Purtroppo non si sa ancora quando saranno disponibili in Italia, ma nella peggiore delle ipotesi potremo sempre comprarle su internet no?

Il gadget del Lun3rdì: Il Boccale dell’Infinito

Sapete cosa potrebbe realmente migliorare il lunedì mattina? La capacità di controllare tempo, spazio, anima, mente realtà e potere, quello e un caffè decente. Se vi siete accostati all’universo Marvel solo perché vi hanno trascinato al cinema forse non avete dimestichezza con le Gemme del Infinito e il relativo Guanto, diciamo solo che hanno a che fare con Thanos, quel tizio strano che il vostro amico vi ha costretto a vedere in una scena dopo i titoli di coda, magari vi siete pure chiesti chi diamine fosse mentre guardavate i Guardiani della Galassia, tranquilli prossimamente lo conoscerete meglio.

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Per tutti gli altri non c’è molto da dire, se non che l’arroganza di questa tazza è pareggiata solo dal suo incredibile livello di kitsch. Un oggetto concepito per violare le regole della fisica e trovarsi contemporaneamente nell’elenco delle cose che vorremmo comprare a tutti i costi… e di quelle che non regaleremmo neppure a quel nostro amico su Facebook che condivide bufale 24 ore al giorno.

Se vi tenta sappiate che il prezzo per sentirsi titani ogni mattina e di soli 15 dollari e 99, più le spese di spedizione, più la consapevolezza che il mondo probabilmente vi disprezzerà e nessuno vorrà più fare colazione con voi.

Star Wars: Black Series — Chewbacca, Boushh e Darth Vader Degobah

“Black Series” è il nome che Hasbro ha ideato per la sua collana di action figure, veicoli e set speciali dedicati a Star Wars. Non sono insomma i classici personaggi rigidi, piccoli e standardizzati che possiamo trovare nei negozi di giocattoli ma qualcosa di più raffinato. I personaggi sono più dettagliati, sono dotati di snodi che permettono di assumere varie pose, arricchiti di vari accessori e pitturati decisamente meglio.

Queste action figure sono disponibili in due differenti grandezze, 9 centimetri e mezzo e 15 centimetri e ovviamente, dato che ne sono uscite più collezioni negli ultimi anni, sono anche diventate oggetti di collezionismo, scambio, servizi fotografici nonché un vero e proprio culto. Se non mi credete fatevi un giro su Instagram con l’hashtag #StarWarsBlackSeries, scoprirete un mondo di persone che vaga per centri commerciali e segnala eventuali arrivi, gente che le ridipinge o le modifiche e fotografi che passano le giornate creando piccoli set in cui immortalare i personaggi in varie pose.

Ovviamente noi di N3rdcore non potevamo non metterci le mani sopra, quindi ecco qua un po’ di foto che abbiamo scattato a tre modelli completamente differenti: Chewbacca, Boushh e Dart Vader in versione Dagobah. Speriamo in seguito di mostrarvene altre!

Il primo personaggio non richiede presentazioni, è il tappeto peloso per eccellenza, il fido compare di Han Solo nonché il possessore di una delle armi più assurde e potenti della galassia. Il caro Chewbacca è ovviamente corredato della sua balestra Wookie (mai capito come funzionasse) e dell’iconica borsa a tracolla in cui custodisce un iPad con la cover pelosa e le braccia strappate ai nemici.

Forse non tutti sanno che il travestimento adottato dalla Principessa Leila per entrare nel palazzo di Jabba ha un nome ben preciso: Boushh. Questo è infatti lo strano nome del cacciatore di taglie interpretato dalla principessa in un goffo tentativo di salvataggio che dura giusto il tempo di metterle il vestito da schiava. Il personaggio è corredato di una vibroascia, una specie di binocolo e in una mano stringe il detonatore termico, proprio come nel film. Ovviamente il casco si può togliere.

Oltre alla classica statuetta di Darth Vader, Hasbro ha prodotto anche una versione “Dagobah” ispirata alla scena in cui Luke colpisce una visione di suo padre sull’omonimo pianeta, solo per scoprire che la faccia che si cela dietro la maschera è la sua. Una scena girata con un imbarazzante effetto rallentatore, ricca però di importanti significati sulla Forza e sul fatto che, stringi stringi, siamo noi i nostri peggiori nemici. Ovviamente la testa di questa figurina si può staccare, ma il vero tocco di classe è la possibilità di rimuovere parte del casco per mostrare la faccia basita di Luke. Per fortuna il frammento sembra fissato con un piccolo magnete, quindi è molto difficile che cada e si perda.