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Batman: Miller VS Nolan, nel lato oscuro dell’eroe

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Batman: “Miller VS Nolan. Le due trilogie del cavaliere oscuro a confronto”. Francesca Perozziello inaugura la collana Pop Corner.

Con questo saggio su Batman e uno sui Peanuts, lo scorso 12 febbraio la casa editrice Alter ego ha inaugurato una nuova collana dedicata alla saggistica. Il titolo è interessante, Pop Corner: un bel calembour che mette insieme l’idea del popcorn (l’accompagnamento ideale per la fruizione dell’opera pop, col suggerimento quasi di un occhio particolare al cinema, che in qualche misura torna crossmedialmente nelle prime due uscite, come vedremo) e l’idea di uno spazio, un “corner” riservato al Pop in modo specifico.

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La casa editrice, infatti, parla di saggi “ibridi”, che – come nei primi due esempi usciti in questi giorni in libreria – sembrano particolarmente interessati a miti così potenti da divenire crossmediali: “Questi libri, pensati per i gusti e gli interessi di chi ha un’attenzione particolare alla contemporaneità, amplieranno la ricerca sull’uomo contemporaneo che la casa editrice conduce già da anni con la narrativa, strizzando l’occhio a musica, cinema, letteratura e tutto ciò che abbraccia la sfera del popular, per intrattenere e ispirare il lettore.” Continua la presentazione dell’editrice.

In questo caso, cominciamo appunto con Batman e i Peanuts, due grandi archetipi della cultura fumettistica tracimati da qui nella pop culture generale. Non a caso, i Peanuts sono centrali nel celebre “Apocalittici e integrati” (1964) di Umberto Eco, che li definisce il primo fumetto giunto a un pieno livello di arte, pari ai massimi vertici della letteratura. Il supereroe è affrontato invece da Eco più trattando di Superman: ma Batman campeggia su una iconica edizione degli Apocalittici.

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Se però Eco, giustamente, nel 1964 indagava una certa idea classica di supereroe emersa tra anni ’40 e ’50, questa disamina si concentra invece sulle due più iconiche letture moderne, quella fumettistica di Miller e quella filmica di Nolan. “Miller VS Nolan. Le due trilogie del cavaliere oscuro a confronto”, questo il titolo del saggio, opera una disamina delle due opere condotta da Francesca Perozziello (nata a Milano nel 1988), traduttrice di audiovisivi e docente di traduzione, e appassionata di cinema e fumetto.

Il saggio utilizza questo focus sulle due grandi trilogie moderne per rileggere a grandi tratti anche la complessiva  nascita ed evoluzione dell’Uomo-Pipistrello. L’introduzione di Diego Di Dio, ripresa poi dall’introduzione, parte dall’annosa questione: ma Batman, è davvero un supereroe? Nessuno dei due poli di questa parola composta lo descrive pienamente: non è del tutto “super”, non è del tutto “eroe”, eppure è una delle più forti icone del genere supereroico, seconda solo a Superman che ne è però per certi versi il “grado zero”, la definizione stessa di superuomo, anche letteralmente.

Il capitolo I prende così le mosse dalla definizione di intermedialità, un tema che come abbiamo detto sembra essere centrale nel Pop Corner: l’adattamento ne è una modalità specifica, ma anche il graphic novel stesso viene qui avvicinato, in modo interessante, all’intermedialità, per una sua natura ibrida tra romanzo e fumetto che viene evocata dal nome e dagli intenti. Si tratterebbe di una questione da dibattere più ampiamente, ma sicuramente è una prospettiva interessante che serve come fil rouge per gli sviluppi successivi del saggio.

Si percorrono così a volo d’uccello (anzi, di pipistrello…) gli oltre ottant’anni di storia del personaggio, alla ricerca della sua natura.

Dopo averne tracciato in sintesi la storia e le origini, si affronta la riscrittura milleriana, e il profondo cambiamento che introduce nel personaggio, portandone alla luce la matrice gotica originaria dopo un periodo di appannamento del suo iniziale spirito disturbante. Le opere trattate sono The Dark Knight Returns, Batman: Year One e The Dark Knight Strikes Again, con una particolare attenzione verso lo stile di ogni graphic novel.

Della trilogia di Nolan, invece, si esaminano Batman Begins, The Dark Knight e The Dark Knight Rises, contestualizzando le opere nel contesto di un più vasto piano di ripresa degli adattamenti dell’eroe al cinema, avviati con Tim Burton nel 1989 proprio sulla scorta, anche, del successo di Miller che, insieme ad altre opere (prime fra tutte Watchmen) aveva rivoluzionato il mondo dei comics. Ci si sofferma anche su vicinanze e differenze tra i vari Batman dei fumetti e quelli filmici di Nolan.

Pur non trascurando gli elementi visivi presenti nei due differenti ambiti fumettistico e filmico, l’autrice pare concentrarsi in particolare sugli aspetti narratologici del fumetto e del film, conducendo in quest’ambito una disamina piuttosto puntuale che mette in evidenza le differenti interpretazioni introdotte dall’opera di Nolan rispetto alla precedente revisione del personaggio.

L’opera è quindi consigliata agli appassionati del personaggio, che potranno trovarvi una sistemazione scritta piuttosto efficace delle due opere che può costituire sicuramente un valido punto di partenza per approfondire l’apprezzamento dell’opera.

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Concludo con una curiosità che aveva un tempo scatenato un certo dibattito tra gli appassionati italiani del Cavaliere Oscuro di Miller: la scena della “morte del Joker”. L’autrice segue, legittimamente, la tesi letteralista, in cui si vede come il Joker si suicidi per far ricadere la colpa su Batman.

Tuttavia, era stata avanzata un’altra teoria, più sottile.

Quando giungiamo allo scontro finale nel tunnel dell’amore, notiamo come Batman continua a pensare nel suo ossessivo balloon di pensiero frastagliato grigio. Egli, nel corpo a corpo col Joker (p. 152 del volume Milano Libri), gli torce con forza la testa, producendo un palese rumore di frattura (“sshhKRAKKK”! la potenza degli effetti sonori in questo Miller è impressionante).

Batman sente delle voci “che lo chiamano assassino”: egli però replica a sé stesso “vorrei esserlo davvero”, ma la voce di Joker che parla conferma che non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo. Però questa voce di Joker non appare come di consueto in balloon circolari bianchi regolari (quelli usati da Joker in tutta questa sequenza) ma in balloon frastagliati grigi. Esattamente come i balloon di pensiero di Batman mentre, come si vede ad esempio sopra, i balloon di pensiero del Joker sono usualmente verdi. Forse perché il Joker è allo stremo delle forze e della follia, certo.

Oppure, ipotizzarono altri, perché a questo punto Batman sta creandosi una sua realtà che giustifichi il fatto che “Batman non uccide mai”.

Segue appunto la nota scena, ovviamente impossibile sotto un profilo clinico (ma non ovviamente nel cosmo narrativo di Batman, specie trattando appunto di una figura come il Joker): Joker si spezza da solo il collo con lo stesso suono, più prolungato, di prima.

Aggiunge inquietudine alla scena l’oltraggio di p. 156, che indubbiamente incrina di nuovo, volutamente, l’immagine “cavalleresca” che Batman cerca di costruire di sé. Non ho mai trovato – se esiste – un parere definitivo di Miller sulla questione. Per aggiungere una mia ipotesi alle due discusse – spesso animatamente – dai fan, aggiungo per divertissment quella “dantesca”: Dante chiude l’inferno con una delle scene più atroci, quella del conte Ugolino, dove però l’ultimo endecasillabo “poscia, più che il dolor, poté il digiuno” lascia aperta la porta alle due ipotesi, quella più umana (muore di fame, prima di divorare i figli) e quella più terribile (il conte, alla fine, divora la sua stessa prole).

Borges riteneva che Dante avesse volutamente lasciato aperta l’interpretazione, in una scelta postmoderna, “alla Schroedinger” potremmo dire. Forse Miller ha voluto fare la stessa cosa? Difficile dirlo.

In ogni caso, resta confermato quanto questo saggio spiega fin dalle prime parole della prefazione: Batman è uno psicopatico. E in questo riflettere il nostro lato più oscuro, in fondo, sta la ragione della sua fortuna.

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