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Megalo Box, sulle orme di Rocky Joe

L’umanità è da sempre stata una razza in lotta con i propri simili.

Si potrebbe anche dire che l’essenza della lotta risieda in ognuno di noi, costantemente in competizione l’un l’altro, non importa su quale campo stiamo disputando la nostra battaglia; lottiamo, per noi stessi, per gli altri, per un domani migliore, sempre.

In occasione del cinquantesimo anniversario dell’uscita in terra nipponica del manga “Ashita no Joe”( Rocky Joe ) ad opera di Asao Takamori e Tetsuya Chiba, ecco arrivare Megalo Box, una serie animata di 13 episodi con il difficile compito di commemorare l’enorme impatto culturale che il manga ebbe a suo tempo nel 1968, cercando comunque di proporre qualcosa di nuovo.

Quando si dice no pressure.

Megalo Box ha uno scopo preciso: vuole consacrare l’opera originale e al tempo stesso far avvicinare nuovi fan, restando fedele sui punti chiave del titolo: il pugilato, il riscatto sociale e il desiderio che spinge un individuo a perseguire i suoi sogni.

Lottare per il nostro domani

In un futuro prossimo dagli echi cyberpunk, uno dei più antichi sport, il pugilato, ha subito un importante cambiamento fisiologico: i lottatori combattono utilizzando delle protesi meccaniche sulle braccia in grado di moltiplicare la loro forza e persino migliorare le loro reali capacità. Per questo motivo il pugilato diviene uno sport estremamente cruento dove il rischio di menomazione o della morte da parte di uno dei due contendenti è sempre presente ad ogni incontro.

In questo contesto molta gente non vede quindi di buon occhio il pugilato, denominato appunto Megalo Box, mentre alcuni imprenditori come Yukiko Shirato vogliono sperimentare questa nuova frontiera delle protesi meccaniche, che prendono il nome di Gear, per sviluppare tecnologie in grado di mutare radicalmente le capacità del corpo umano.

Proprio per questo viene organizzato il primo torneo da parte della azienda Shirato chiamato Megalonia.

Chiunque può partecipare, è sufficiente essere in possesso di un ID di cittadinanza, che tuttavia appartiene unicamente agli abbienti abitanti dell’Administrative District. Il resto della popolazione vive nelle cosiddette Restricted Area, luoghi composti perlopiù da baracconi, tendopoli e edifici fatiscenti, isolati dalla vera civiltà.
In questo ambiente ostile anche i bambini devono darsi al borseggio e ai furti per sopravvivere ed è qui che facciamo la conoscenza dell’alterego di Ricky Joe, “Jnk.Dog”.

Anche nei bassifondi si pratica la Megalo Box, utilizzando tuttavia protesi raffazzonate, dei Gear di pessima qualità che riescono comunque a dare maggiore potenza ai lottatori.

Jnk.Dog è un pugile come tanti, invischiato tramite il suo allenatore Nanbu in incontri truccati, dove deve spesso e volentieri trattenersi per non mandare subito al tappeto l’avversario.
La serie riesce a darci da subito l’idea di avere a che fare con qualcuno di speciale, un bagliore è visibile negli occhi di questo lottatore: il suo volersi misurare con avversari più forti, il desiderio di voler emergere da quel contesto sociale e di crearsi un futuro migliore lo spingeranno presto, tramite un incidente, a conoscere il pupillo della Shirato, Yuri, l’attuale campione della Megalonia.
Come rappresentante dell’azienda, Yuri dispone di un Gear di ultimissima generazione, impiantato direttamente sulla pelle del pugile.
Essendo stato sfidato da Jnk.Dog con toni presuntosi, Yuri si insedia all’interno di un suo incontro per dargli una lezione e ribadire il fatto che sia solamente un “cane randagio”.
Come si può intuire, nonostante le evidenti abilità di Jnk.Dog, il Gear e l’esperienza del campione della Megalonia lo mandano quasi subito al tappeto, tuttavia è qui che la determinazione e la forza d’animo spingono il protagonista a far tesoro dei propri errori e a desiderare la rivalsa sul ring.

Con una serie di espedienti e sfruttando le conoscenze di alcuni criminali dunque, Jnk.Dog ed il suo allenatore Nanbu riescono ad iscriversi al torneo, riuscendo a procurare una nuova identità e un nuovo nome al nostro pugile, che d’ora in poi sarà iconicamente “Joe”.

Prima di intraprendere questo viaggio mancano ancora alcuni passaggi chiave, come l’arrivo nel gruppo di un talentuoso ragazzino di nome Sachio, all’apparenza uno dei tanti bambini costretti a vivere di stenti nella Restricted Area, ma che si rivela da subito estremamente portato nel campo della robotica.
Infine, il Gear del nostro Joe, non potendo competere con quelli di fascia più alta e non avendo sufficienti fondi da investire, rappresenta inizialmente l’ostacolo più grande per la scalata della Megalonia.
Da qui l’intuizione dell’allenatore Nambu di ricorrere ad un espediente: far gareggiare il suo pugile senza alcun Gear!
Il piano aveva un duplice scopo: sfruttare l’effetto sorpresa sugli avversari, che si ritrovano davanti un avversario “nudo” e virtualmente in svantaggio, e cercare di dare più visibilità possibile al suo pugile, denominato “GearLess”, allo scopo di scalare più velocemente la classifica sfidando lottatori con punteggi più alti.
Sebbene Joe si trovi quindi in svantaggio tattico, le sue innate abilità, la sua resistenza e forza d’animo lo accompagneranno per tutto il suo viaggio battendo uno dopo l’altro avversari davvero pericolosi e coronando infine il sogno di scontrarsi ancora una volta con Yuri.
Quello stesso uomo che lo definì “cane randagio”, resosi conto dell’immensa forza d’animo di chi aveva davanti, riconobbe che esso era “un vero Pugile”

Un eredità senza tempo

Megalo Box racconta una storia non proprio originale, sia chiaro, ma che a suo modo contiene molti insegnamenti da non dare per scontato nella vita di tutti i giorni.

Una produzione che segue e vuole dar lustro all’opera originale, anche con similitudini evidenti dei vari personaggi e comprimari, ma che riesce allo stesso tempo a rivolgersi ad un nuovo pubblico che magari di Rocky Joe non aveva mai sentito parlare prima d’ora, con una trama fatta di riscatti sociali, di sogni e speranze.
Una storia che ci ricorda che, se lo vogliamo, con sudore e dedizione, possiamo perseguire qualunque obiettivo e che dobbiamo sempre trovare la forza di rialzarci dopo ogni batosta, e questo è sempre bene ricordarlo.
L’opera riesce abbastanza bene nel coinvolgere lo spettatore dal punto di vista emotivo, grazie anche ad una animazione di stampo giapponese di ottima qualità.

I combattimenti sono ovviamente il fiore all’occhiello della produzione, dove frequenze veloci si alternano ad altre più lente, consentendo allo spettatore l’immedesimazione nelle varie scene.
I colpi sono pesanti, la fatica e il nervosismo sono sempre palpabili nello scambio di pugni, una lotta dove lo spettatore ha ben in chiaro che il protagonista rischia letteralmente la vita ad ogni match.

Unica nota dolente la si potrebbe rivolgere proprio a questo aspetto, dove ci si sarebbe aspettato un maggiore quantitativo di gore e violenza marcata negli scontri, con sangue e lividi ben più evidenti date le premesse dell’opera.

Megalo Box è un prodotto da consigliare, una serie animata sul pugilato con una grande eredità sulle spalle, che racconta una storia semplice ma ricca di significato e molto attuale col nostro tempo.
Le animazioni sono molto d’impatto e gradevoli e riescono a coinvolgere molto bene nei momenti chiave: i combattimenti sul ring.
Sebbene molti personaggi abbiano dei ruoli piuttosto marginali e accusano uno scarso background, causa anche del limitato numero di puntate, l’opera scorre bene e si lascia assaporare senza intoppi.

In conclusione, se siete amanti della boxe e dell’animazione giapponese più in generale vi consigliamo di dargli un occhiata, anche e sopratutto se non avete mai conosciuto l’opera originale in formato cartaceo.
Potreste sicuramente rimanere piacevolmente sorpresi anche da alcuni “colpi” di scena!

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