STAI LEGGENDO : American Gods ritorna e affascina, nonostante tutto

American Gods ritorna e affascina, nonostante tutto

Condividi su:

Abbiamo visto due episodi della nuova stagione dedicata alla serie tv basata sul libro di Gaiman che, nonostante molti problemi, va avanti, tra scenografie spettacolari e prove di recitazione

La seconda stagione di American Gods non è iniziata sotto una buona stella. Se le notizie su chi va e chi resta dietro le quinte sono un po’ la versione televisiva dell’analisi del volo degli uccelli o l’aruspicina per lo show tratto dal romanzo di Gaiman il fato non prevedeva niente di buono. Sarà per le basse aspettative, o forse a causa della saletta privata di Amazon dove ho visto i primi due episodi, mangiando popcorn e monete di cioccolata spaparanzato su un divano, che il primo impatto con il ritorno di Moon e Wednesday/Odino non è stato così traumatico.

Per chi non ne fosse a conoscenza,  calato il sipario sulla prima stagione, Bryan Fuller e Michael Green hanno levato le tende per divergenze creative con Gaiman e perché non gli era stato garantito un budget maggiore, causando l’abbandono di Gillian Anderson e Kristin Chenoweth . Poco dopo è seguito l’allontanamento di Jesse Alexander per motivi non del tutto chiari e hanno iniziato a serpeggiare voci su continue scritture e riscritture, con Gaiman che si guadagna un ruolo più centrale, attori che improvvisavano dialoghi direttamente sul set e tutte quelle notizie che di solito conducono verso un burrone creativo.

Ovviamente due episodi non sono sufficienti per capire se ci troviamo di fronte a un disastro sventato o un drammatico incidente creativo, ma se per voi American Gods significa soprattutto scenografia fuori di testa, attori bravissimi che si divertono e un ritmo che non segue quello delle altre serie tv allora potete stare tranquilli.

Rispetto alla prima stagione questi due primi episodi cercano di mandare avanti la trama mostrandoci le mosse dai due lati della scacchiera, da una parte gli dei che contano le proprie forze per prepararsi allo scontro e dall’altra Mr. World che cerca di ostacolarli sfruttando ogni possibile asso nella sua manica.

 È regola di ogni show iniziare con un primo episodio che sia d’impatto e sotto questo punto di vista American Gods 2 non delude , tra giostre lisergiche, musei dell’assurdo e conciliaboli divini c’è di che saziarsi gli occhi in ogni scena e dall’altra parte la personificazione del capitalismo di Mr. World trae sempre più linfa vitale dalla rappresentazione di un Crispin Glover affascinante, odioso e inquietante incarna alla perfezione ogni male della globalizzazione, del profitto e del capitale. Ogni secondo gli occhi vengono stuzzicati da qualche trovata interessante, mentre le orecchie possono godersi una parata di attori spettacolare che parte da Ian McShane e arriva a Peter Stormare, passando per Pablo Schreiber e Emily Browning. E poi il Nancy di Orlando Jones è l’oppioide perfetto per sospendere ogni giudizio negativo sul futuro della serie.

Da questa lista spiace dover togliere il protagonista, ma se c’è un difetto che viene accentuato proprio in questi nuovi otto episodi è la mancanza di carisma di Shadow Moon, che al di là di sfoggiare camice attillate e pettorali non fa un grande sforzo per essere l’alter ego dello spettatore in mondo assurdo. Viene sballottato qua e là dalle macchinazioni di Wednesday, si fida ciecamente degli altri fondamentalmente resta sullo sfondo di un racconto in cui in teoria dovrebbe essere la parte centrale. Purtroppo, a poco servono anche gli interessanti flashback del suo passato, che ci raccontano come un ragazzo gentile e acculturato sia diventato un galeotto, piegato dalla distorsione del sogno americano.

Che alla fine è un po’ ciò che accade anche a noi:  affascinati dalla fotografia e dalla recitazione finiamo per non accorgerci che ancora American Gods non sembra aver tanta voglia di dirci da che parte vuole andare , il che può andare anche bene, perché è una serie TV che si distacca dalle altre per ritmo e racconto, ma ormai questa lunga preparazione alla guerra sta diventando una guerra di nervi col pubblico.

Per adesso anche io voglio ancora fidarmi di Wednesday, ho sempre amato il trope narrativo delle divinità del passato che devono rapportarsi al presente, mi pare che la voglia di stupire lo spettatore sia rimasta intatta, la bravura del cast riesce a tenere tutto in piedi, vogliono conoscere meglio le divinità e soprattutto capire come riusciranno a colmare l’incredibile vuoto di Gillian Anderson, che pesa tantissimo quando si passa dalla parte dei “cattivi” e che verrà sostituita da una “New Media” di cui ancora non so niente, ma che già non invidio per il gravoso compito.

related posts

Come to the dark side, we have cookies. Li usiamo per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi